Margaret Bourke-White, la fotografa del Mahatma Gandhi

Storie di fotografie oggi ci propone la storia del forte legame esistente fra Mohandas Karamchand Gandhi, comunemente noto con l’appellativo onorifico di Mahatma e la fotografa americana Margaret Bourke-White, sua fotografa ufficiale.

di Edmondo Di Loreto

Sono le azioni che contano: I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Mohandas Karamchand Gandhi

Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17, accompagnato dalle sue 2 pronipoti Abha e Manu, Il Mahatma Gandhi veniva assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale legato ad un gruppo estremista.

Godse riteneva Gandhi responsabile di collusione con il nuovo governo del Pakistan e con le fazioni musulmane. Prima di sparare Godse si piegava in segno di reverenza di fronte al Mahatma per poi fuggire e confondersi tra la folla. Sapendo però di rischiare il linciaggio, decise di rallentare il passo per permettere alle forze dell’ordine di catturarlo.

Nel gennaio del 1949 comincia il processo nei suoi confronti che si conclude l’8 novembre dello stesso anno con una condanna a morte. La sentenza viene eseguita una settimana dopo, malgrado l’opposizione degli stessi sostenitori di Gandhi.

Sul memoriale del Mahatma a Rai Ghat a New Delhi è inciso l’epitaffio “Hé Ram” che vuol dire “Oh Dio” le ultime parole di Gandhi prima di morire.

La fotografa “ufficiale” di Gandhi è stata Margaret Bourke -White (1904-1971) che ha passato una parte della sua vita seguendo il Mahatma nel suo percorso di vita e politico. L’americana Bourke-White è stata il primo fotografo straniero ad avere il permesso di scattare foto in URSS, la prima corrispondente di guerra donna e la prima donna fotografa per il settimanale Life. Il primo numero della rivista, del 23 novembre 1936, utilizzò una sua foto per la copertina.

Della sua professione di donna fotografa disse più volte: “La fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne” e più tardi rivelò ad un editore: “In quanto donna è forse più difficile ottenere la confidenza della gente e forse talvolta gioca un ruolo negativo una certa forma di gelosia; ma quando raggiungi un certo livello di professionalità non è più una questione di essere uomo o donna“.

Anche in un film pluripremiato del 1982, “Ghandi”, dedicato alla vita del Mahatama, viene posto l’accento su questo fortissimo legame professionale tra quest’ultimo e la fotografa. In questo fotogramma vediamo infatti ritratti l’attrice Candice Bergen nel ruolo della fotografa ed un incommensurabile Ben Kingsley in quello, indimenticabile, del Mahatma.

Il rapporto tra Gandhi e la celebre fotografa Margaret Bourke-White è uno scambio mediato da due strumenti tecnologici: l’arcolaio da una parte e la macchina fotografica dall’altra. Il patto prevede che Gandhi si sottoponga allo strumento della fotografa se la fotografa avesse accettato di usare l’arcolaio del Mahatma. E lei accettò.

La Bourke-White è uno dei due soli fotoreporter ammessi ai suoi funerali, l’altro è  Henry Cartier-Bresson, che aveva ritratto Gandhi durante gli ultimi giorni della sua vita.

Henry Cartier-Bresson


Note biografiche sull’autore

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”.

Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

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