Marc Chagall: seduto sui tetti ad attendere un paio d‘ali

Marc Chagall,  un insolito ritratto dell’artista bielorusso raccontato attraverso i ricordi di una studentessa di Storia dell’Arte alla ricerca degli angeli, anche lei seduta sui tetti ad attendere un paio d’ali.

di Cristiana Zamboni

Amanti in blu – Marc Chagall, 1914

Al Museo della Permanente di Milano apre dal 14 ottobre la mostra dedicata a Marc Chagall,  Sogno di una notte d’estate. Un appuntamento certamente da non perdere che riporta alla mente alcuni piacevoli ricordi del periodo universitario.

All’università amavo studiare in biblioteca,  il luogo meno isolato e  più rumoroso di tutto l’Ateneo, ma con quel fascino multi-culturale dei primi anni novanta in cui tra gli universitari aleggiava, ancora, la voglia di rivoluzione, la politica giovanile e la filosofia sociale. A volte di comodo,  a volte di vero ideale.

Avevo appena iniziato il corso d’ arte contemporanea, interessante a tratti tanto da cominciare a portarmi il blocco da disegno a lezione e disegnare con una certa regolarità. Dopo una lezione, un mio compagno di corso mi avvicinò e disse che quando disegnavo, gli ricordavo le anime volanti di Chagall.

Non so perché, ma non mi suonò come un complimento e decisi di conoscere questo artista, al liceo l’avevo giusto sentito nominare.

Scoprivo un personaggio a dir poco amabile, che mi ricordava il mio amore incompreso per gli angeli.  Che sono certa esistono davvero.

Crocifissione bianca – Marc Chagall, 1938

Marc Chagall amava disegnare e da giovane, grazie ad un commento di un compagno di scuola ad un suo disegno, decise di diventare pittore. Ostacolato dalla famiglia ebrea e povera, si nascondeva sui tetti di casa e dipingeva ciò che sentiva e vedeva nella realtà da lassù.

Sentivo nella pelle la mia vicinanza a lui. Forte,  l’arte,  ti trascina e tu devi quasi nasconderti per poterti far avvolgere da lei, quando chi ti circonda non comprende e vede solo un futuro perso in qualcosa che non dà la certezza del domani.

Lo chiamano il  “pittore dei sogni”  ma era più realista di ciò che si creda.

Les Amoureux Huile sur Toile -Marc Chagall, 1929

Quei tetti, quelle visioni dall’alto erano reali, lui guardava il suo mondo da quell’altezza. La linea d’orizzonte da cui partiva la vita era stabilita da un tetto dopo l’altro della sua città natale. Lì spesso da solo od in compagnia di suo nonno.

I nonni, portatori di saggezza e comprensione. Anche mia nonna fu colei che mi spinse sempre a non smettere mai di disegnare, a non chiudere quella porticina del mio mondo evanescente in cui vi era tutta me stessa ed a cui ogni tanto lei bussava,  chiedendo di entrare a passeggiare con me.

Marc Chagall fu un’artista dal bellissimo sorriso, lievemente ironico. Era vanitoso tanto da truccarsi leggermente per apparire più bello e solare.

Marc Chagall nel suo studio

Lavorava nudo, odiava le costrizioni ed amava sentirsi libero nel suo mondo. Fuori dalle mode si vestiva solo per essere presentabile e giusto per potersi collocare nella società. Un uomo davvero fuori dagli schemi.

Quando venne rinchiuso in prigione per qualche giorno per problemi burocratici di passaporto – era ebreo ed in quel periodo era già un problema – si sentì come in vacanza, mangiava, disegnava e se ne stava nel suo mondo in solitudine.

Più m’interessavo a lui, più mi ritrovavo in questo suo limbo a qualche metro dal pavimento trasportata verso il soffitto. Molto simile a lui, entrambi del cancro, ma non credo negli oroscopi.

Sentivo la necessità dell’uomo di avere un paio d’ali con cui  ogni tanto sollevarsi, allontanarsi, lasciandosi vibrare dal vento, liberandosi dalle catene e provare a guardare questo mondo che ci circonda da una nuova prospettiva,  forse anche per poterne vedere la bellezza e riuscire ad accettarlo.   Come se fosse egli stesso un’anima a cui tutto risulta possibile se guidata dal sentimento e dall’emozione trasformati in un paio d’ali bianche e potenti.

Con Chagall il colore diventa emozione e l’emozione diventa il mezzo per volare via dalla terra, con quelle ali che aspettava mentre era seduto sui tetti.

Sopra Vitebsk – Marc Chagall

Forse l’artista più innamorato dell’amore di tutta la storia dell’arte. Un tormento moderno che trova pace solo nella sua capacità d’esprimerlo e rappresentarlo coi colori. Amore per la sua terra, per le tradizioni, per la famiglia, per il teatro e per la vita stessa.

Amore per la solitudine che lascia spazio ad un’altra persona solo quando incontra Bella Rosenfeld che diverrà il suo più grande amore ed unica musa.

 Lei una bambola di cristallo con gli occhi neri e la pelle candida . Lui uno scapestrato artista sognatore con gli occhi azzurro del cielo. L’attimo in cui i loro sguardi s’incontrarono diede origine al più puro dei voli di Chagall.

Lei comprende ed ha la capacità di vedere la sua arte ed i suoi colori.   E tra questi riconosce quello del loro amore e vi si lascia trasportare come fa una barca in un fiume, consapevole che il destino, quando è un miracolo, non può essere che assecondato.

“Non muoverti resta dove sei. Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano [..] Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra [..] voli fino al soffitto. Mi sfiori l’orecchio e mormori.” Bella Rosenfeld

Le opere di Chagall, da quel momento sono un inno infinito al loro amore ed all’amore. Un amore immenso e blu come il mare ed il cielo. Un amore che, necessariamente, diventa pace. Un volo al di sopra di tetti, della quotidianità, della lotta e dell’umanità.  Un amore che si fonde e confonde con l’universo e la natura, che riporta l’uomo alla sua origine, alla sua vera essenza e motivi di vita.

Compleanno – Marc Chagall, 1915

Nonostante il periodo e nonostante, sia lui che Bella fossero ebrei, i fatti politici e storici non scalfiggono il loro amore. Un amore itinerante che ad ogni evento avverso si sposta verso lidi migliori.

La loro vitalità, complicità ed unione rimane impressa nelle tele dell’artista, sopra a tutto, il continuo volo solitario fatto d’intimità di coppia. La leggiadria dei soggetti ed il colore non sono mai eccessivi,  mai scomposti ma sempre atti ad esaltare il sentimento umano.

“Nelle nostre vite c’è un solo colore che dona senso all’arte ed alla vita stessa. Il colore dell’amore”

Marc Chagall

Restai travolta da tutto quell’amore che un uomo solo riusciva a provare. Per tutto quello che lo circondava ma, soprattutto, nei confronti di una persona sola. In netto contrasto con gli artisti maledetti di quel periodo, quasi lui volesse  ricordare che l’amore vi era nonostante le ribellioni, la storia, la società e la critica dell’ arte.

Dei colleghi del tempo scrisse solo:

“Che genio era quel Picasso, un vero peccato che non abbia dipinto nulla”

Marc chagall e Pablo Picasso

Provò amore ed odio continuo ed incessante per Pablo Picasso.    L’arte  li trovò più volte uno di fronte all’altro, nemici ed amici. Ricche discussioni con continue critiche severe da parte di Chagall per le opere di Picasso, il quale si ritrovava ad esprimere un solo  ” Por què no? ” (perché no?).

Un’altra forma d’amore.  Ovviamente non puoi non amare colui che trovi geniale e stimi profondamente tanto da esser l’unica persona a cui affidi le tue idee ed il tempo. Tempo che togli all’arte ed all’amore.

Marc Chagall dedica la sua arte agli angeli, non la crea per l’uomo.

Non cerca di convincerlo ad osservare le sue opere ed a volerne far parte a tutti i costi. Lo invita solo ad un’introspezione umana con un pizzico di romanticismo e lo invita a provare la sua vita al di fuori della solitudine che priva il mondo di colore.

Una parvenza di denuncia sociale nel non potersi adeguare alla solitudine nemmeno a causa delle guerre, dell’arte, della società e della timidezza caratteriale.

La caduta dell’angelo – Marc Chagall, 1923-1933

Racconta, con infinita pace e completezza di vita, il miracolo d’aver potuto provare l’amore e conoscerlo profondamente. Usa l’arte per fissare i suoi momenti di vita personale ed intima complicità in un continuo volo sopra i tetti e sopra l’umana vita.

L’arte di Chagall rimane il mio inno agli angeli, reali o no.

Inno all’amore infinito e protetto dall’animo umano, possibile e reale anche se rarissimo. Un miracolo in cui tutto è possibile, persino volare con o senza ali.


Chagall. Sogno di una notte di mezza estate – Museo della Permanente – Milano

Dal 13 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018  – SITO UFFICIALE


Note biografiche sull’autrice

Cristiana Zamboni, pittrice e designer milanese, è specializzata in Art Design, collabora con diversi studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive per ArteVitae, magazine di fotografia, arte, design e cultura.

2 Replies to “Marc Chagall: seduto sui tetti ad attendere un paio d‘ali”

  1. brava, molto interessante la panoramica su Chagall (proprio stasera sono andata all’inaugurazione e ho postato alcune foto), con un taglio personalizzato e mai banale … alla prossima! 🙂

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