Manet e la Parigi moderna, in mostra a Palazzo Reale

Manet e la Parigi moderna è il nome della mostra che Palazzo Reale a Milano dedica al pittore Édouard Manet.

di Debora Focarino

Quest’anno Milano per la festa della donna ci fa un regalo inaspettato: una mostra su Édouard Manet contestualizzata nella Parigi della seconda metà dell’800.

Manet e la Parigi moderna ci aspetta a Palazzo Reale dall’8 marzo al 2 luglio con le opere appartenenti alla prestigiosa collezione del Musée d’Orsay di Parigi. Si parla di 55 dipinti di cui però solo 17 firmati da Édouard Manet. I restanti lavori, sarebbero firmati da Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Signac, Tissot. Anche loro, come Manet, protagonisti dei fermenti e dei cambiamenti nell’arte e nelle coscienze della Parigi “modernizzata” tra il 1850 e 1880.

La parola chiave dell’esposizione è “moderno” e celebra in parallelo la rivoluzione da un lato pittorica, di Manet paladino della libertà espressiva dell’artista, dall’altro strutturale della città di Parigi.  Con il Secondo Impero la capitale francese viene stravolta nella sua urbanizzazione, passando da una struttura medievale ad una riconfigurazione degna di una capitale contemporanea. Un nuovo assetto urbanistico le conferiscono modernità e un modo più attuale di vivere la città e le sue strade.

Direi che il binomio calza a pennello pensando a quanto il più grande interprete della pittura pre-impressionista amasse la sua città natale e la vivesse a pieno. Questo amore è riportato anche all’interno della propria arte dato che dal ’69 diventa dedito alla pittura en plein air instaurando con Parigi un rapporto maestro/musa.

Édouard Manet – La ferrovia 1873

 

Artista dalla pennellata libera, dal realismo essenziale con assenza di sfumature, ama contestualizzare soggetti di genere nel suo ambiente quotidiano. I caffè, le brasserie, i ristoranti diventano ispirazione naturale dai quali Manet restituisce una visione cronachistica della vita sociale della Parigi dell’epoca.

Anche per questa ragione gli viene conferito il “titolo” di pittore moderno, capace di liberare l’arte dall’accademismo, dandogli un’anima tangibile e reale.

Édouard Manet – Il bar delle Folies Bergère (1881-1882)

Questo aspetto dell’artista è meno conosciuto ai più, che lo identificano in particolare con due opere celeberrime che lo hanno consacrato come pittore dello scandalo. Si tratta di Colazione sull’erba e Olympia.

Ad un occhio attento non sarà sfuggito un palese richiamo, ben tangibile, in queste due opere. Mi riferisco al maestro che Édouard conosce e studia durante il suo viaggio in Italia: Tiziano. Il concerto campestre e La Venere di Urbino di Tiziano direi che sono la fonte indubbia d’ispirazione per queste due opere. Manet tuttavia rende soggetto e contesto contemporaneo in modo provocatorio. Non esiste idealizzazione formale, mancano i mezzi toni, le sfumature e lo studio accademico prospettico. Tutto questo li rese all’epoca capolavori “scomodi”, annientati dalla critica.

 

Mentre i borghesi e gli accademici denigrano il suo lavoro e i suoi dipinti vengono rifiutati ai Salon ufficiali, un gruppo di giovani artisti ammira e si ispira al suo lavoro. Questi giovani estimatori dell’arte definita controversa, saranno poi chiamati Impressionisti e, nonostante Manet rifiuti l’etichetta di “Ispiratore” degli stessi, li seguirà e li sosterrà anche economicamente.

Édouard Manet (1832 – 1883)

In attesa di vedere se la mostra di Palazzo Reale ci farà conoscere l’anima di un artista oppure quella di una città e di un periodo storico di cambiamenti, vi lascio con una frase dello stesso Manet, che credo descriva perfettamente la personalità focosa, ribelle e rivoluzionaria:
«Non mi sento di augurare a nessun artista di ricevere elogi e plausi all’esordio. La sua personalità ne risulterebbe annichilita. Imbecilli! Non hanno mai smesso di criticarmi come diseguale: nulla per me avrebbe potuto costituire maggior elogio».

 

 

 

 

 

Note biografiche sull’autrice

Debora Focarino nasce a Milano nel settembre del 1979,  dove tutt’ora vive. La passione per l’arte e la pittura l’accompagna da tutta la vita ed è una costante così radicata che ne ha fatto un mestiere. Diplomatasi all’Accademia Italiana del Restauro e conseguito il titolo post biennio specialistico in restauro tele,tavole e ceramica;  inizia il suo percorso lavorativo frequentando i più importanti Atelier milanesi. Arriva il momento in cui decide di aprire il proprio laboratorio e contestualmente inizia il percorso di studi per diventare Perito d’arte, raggiungendo con successo lo scopo effettuando l’esame nel 2009 ed entrando a pieno titolo nelle liste degli esperti del Collegio Lombardo Periti Esperti Consulenti, collaborando anche col Tribunale di Milano.  La sua formazione ibrida a metà tra il tecnico restauratore e il perito storico dell’arte, la rende una professionista completa e competente; nonostante ciò non smette mai di aggiornarsi, studiare e affrontare nuove sfide perché c’è sempre qualcosa in più da fare, capire, conoscere per continuare a godere della meraviglia delle cose.

deborafocarino@yahoo.it

https://www.facebook.com/deborafocarino/

 

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