Magazzini Raccordati di Milano, c’è vita intorno ai binari

Magazzini Raccordati. Così si chiamano i magazzini edificati lungo i lati del terrapieno della Stazione Centrale di Milano, oggetto di un progetto di ristrutturazione con la riqualificazione dell’intera area urbana.

di Rita Manganello

Milano, Stazione Centrale. Importante complesso ferroviario inaugurato il 1˚ luglio 1931.

Un flusso enorme di passeggeri e visitatori da allora. Sicuramente a qualcuno non sarà sfuggito quel lungo edificio attraversato da 4 tunnel stradali che si sviluppa per 1,2 chilometri direttamente collegato alla stazione stessa e che prende il nome di rilevato ferroviario.

Pianta dei Magazzini Raccordati

Il complesso si affaccia bilateralmente lungo due vie: Ferrante Aporti da un lato e Giovanni Battista Sammartini dall’altro. Un serpentone urbano, un grattacielo orizzontale come lo ha definito qualcuno, che divideva Milano da quello che un tempo era il Comune di Greco, successivamente integrato nella città e divenuto quartiere cittadino.

Sotto la massicciata furono realizzati i cosiddetti Magazzini Raccordati, ben 139 locali ad uso commerciale che ne costeggiano i due lati, delle dimensioni di circa 300 mq ciascuno.

Il nome ‘raccordati’ è spiegato dalla presenza di binari di collegamento che corrono lungo tunnel interni del rilevato, per consentire il trasporto delle merci ospitate nei magazzini.

Un totale di 40.000 mq di superficie da utilizzare per diversi scopi, per lo più forniture all’ingrosso di varia natura merceologica.

Una vera ricchezza per una metropoli popolosa e dinamica.

Il servizio dei Magazzini Raccordati dato in concessione alla Società Anonima Magazzini Raccordati della Nuova Stazione Centrale di Milano ebbe inizio il 29 marzo 1914, prima dell’apertura della stazione passeggeri (1931).

I Magazzini Raccordati ebbero buona vita come distretto commerciale fino agli agli anni ’80 quando, a seguito del mancato rinnovo delle locazioni voluto da Grandi Stazioni, la società che li aveva in gestione, si iniziò a notare un graduale abbandono delle unità locate. La motivazione che portò Grandi Stazioni a prendere questa decisione fu proprio la riqualificazione del complesso, rimasta ferma allo stato di proposito.

Nel frattempo gli abitanti del quartiere assistevano allo spopolamento dell’edificio che andava svuotandosi in un crescente degrado urbano comprensibilmente vistoso, data l’imponenza del contesto.

Ma il quartiere non dorme: a partire dal 2011 si sono formati gruppi di cittadini volontari riunitisi in associazioni, con lo scopo di avviare una serie di attività e collaborazioni, al fine di pervenire alla riqualificazione del quartiere, sollecitando proprietà e istituzioni a dar luogo a un progetto di rigenerazione urbana.

Una di queste associazioni prende il nome di FAS (Ferrante Aporti – Sammartini) e conia lo slogan C’è vita intorno ai binari. Interlocutori istituzionali il Comune di Milano e il Municipio 2. Non manca il confronto con altre realtà associative già presenti e attive nella zona.

Nel frattempo Grandi Stazioni cede la proprietà a una cordata di imprenditori: Antin Infrastructures, Icamap, Borletti Group.

La domanda che sorge spontanea è: cosa accadrà di questo mastodonte con ottimo potenziale di trasformazione, in un futuro che si vorrebbe vicino?

Nell’immaginario degli abitanti e di tanti altri soggetti interessati al cambiamento, fra cui il Politecnico di Milano – esistono decine di tesi di laurea su questo tema – altre università, associazioni di categoria, solo per citarne alcuni, si è presentata la visione di quella che in altri paesi è già una realtà.

Prendiamo, per esempio, il Viaduc des Arts di Parigi, il Viadukt di Zurigo, il Viadotto e Stazione Hofplein di Rotterdam, senza contare esempi simili a Vienna, Berlino, Londra, New York.

Viadotti in Europa

Con discreta agilità le amministrazioni di queste città si sono adoperate per rendere reale quello che da noi è ancora un cantiere di buone intenzioni.

Le dimensioni contano, certo, e le risorse coinvolte sono ingenti; tuttavia il riutilizzo degli spazi a scopo commerciale con il look moderno dettato da stili di vita emergenti, la creazione di distretti tematici che vanno dalla ristorazione alla fashion industry, gli ateliers dedicati all’arte, per non parlare degli incubatori d’impresa e tutto quel complesso di attività che si collegano a un mondo in trasformazione.

Naturalmente gli abitanti del quartiere esigono di avere voce in capitolo sui temi del sociale, del riuso, della solidarietà; gli abitanti chiedono spazi condivisi quali potrebbe essere una biblioteca di quartiere, tanto per fare un esempio, in modo tale che la svolta radicale alla quale assisteremmo, sia anche finalizzata alla partecipazione, a un nuovo modo di concepire la vita nella metropoli.

La sfida è imponente ma lo sforzo apprezzabile; dopo tutto c’è sempre vita intorno ai binari.

 

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