MACRO – Un mattatoio diventato museo.

MACRO Testaccio è il Museo di Arte Contemporanea di Roma frutto di un’opera di riqualificazione dell’ex-mattatoio.

Le nostre città sono sempre più spesso caratterizzate da zone storiche che divengono oggetto di riqualificazione. Molteplici sono gli esempi che potremmo citare di operazioni riuscite, così come altrettanti sono quelli riusciti solo in parte, MACRO Testaccio è uno di questi. Proprio del MACRO, Museo di Arte Contemporanea di Roma,  affascinante realtà capitolina, vi raccontiamo oggi sul Blog! Buona lettura!

di Luigi Coluccia

Oggi ci occupiamo del MACRO, un imponente struttura che si trova nel quartiere Testaccio a Roma. Un area protagonista di una recente opera di riqualificazione non del tutto riuscita. Individuare i motivi di questo successo solo parziale non è affare semplice, tanti sono infatti i problemi sorti nel tempo così come tante e diverse sono le responsabilità riconducibili alle varie aree di competenza che negli anni si sono spesso ostacolate vicendevolmente.

Prospetto

L’area in cui si trova questa imponente struttura altro non è che quella su cui sorgeva l’ex mattatoio cittadino di Roma, un complesso di padiglioni sorto alle pendici del monte dei cocci, nel quartiere di Testaccio appunto, adibiti alla macellazione e alla distribuzione delle carni.

Vista dall’alto

Fu alla fine dell’800 che all’Architetto Gioacchino Ersoch, al tempo Direttore della Divisione III (Edilità e Architettura) del Comune di Roma, venne assegnato il compito di progettare l’intera area urbana. Per il nuovo insediamento fu scelta un’area a ridosso delle Mura Aureliane, nella zona del Testaccio, per due motivi fondamentali: la grande estensione, per cui si poteva contare su una superficie complessiva di oltre 8 ettari e la vicinanza al fiume Tevere, prezioso alleato naturale, che avrebbe potuto favorire lo smaltimento degli scarti delle lavorazioni. Fu inoltre prevista l’edificazione di un quartiere multifunzionale, con edifici industriali e residenze per la classe operaia. Si trattava per cui di un lavoro di rivisitazione a tutto tondo dell’intera area, resosi necessario per meglio aderire alle nuove norme igieniche relative agli edifici di mattazione, non più sostenibili nella vecchia struttura, ma anche per i progressi compiuti nei trasporti e nella lavorazione della materia prima, per la crescita demografica ed il conseguente aumento del consumo di carne.

Il complesso occupava un area di  25.000 m² che si trovava compresa nel quadrilatero compreso fra via Benjamin Franklin – dove oggi si trova l’ingresso principale –  il lungotevere Testaccio – dove invece c’era un padiglione adibito al controllo del peso del bestiame – via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario dove veniva mercanteggiata la carne. I padiglioni costituenti la struttura erano disposti secondo un rigoroso e razionale disegno geometrico e le funzioni assegnate ad ognuno di essi rispondevano evidentemente a chiari principi di funzionalità e di igiene che Ersoch assunse come cardini imprescindibili fin dall’inizio del suo progetto.

   Nel 1975 poi, con il trasferimento delle attività del mattatoio nel quartiere Prenestino, ci fu una graduale caduta in disuso dell’intero complesso. Questa comportò un susseguirsi di eventi che coinvolsero tutta l’area per gli anni a seguire:

  • Diversi progetti di riqualificazione dell’area dismessa furono studiati e presentati nel tempo, ma nessuno raggiunse mai la fase realizzativa;
  • Le possibili iniziative speculative sull’intera area furono energicamente ostacolate dal Comune di Roma;
  • L’occupazione abusiva del complesso urbano ad opera di diverse comunità etniche e dagli storici vetturini romani che adibirono diverse aree marginali dell’ex Mattatoio ad un uso “alternativo”.

    Un importante passaggio della storia di questa struttura è senza dubbio rappresentato dall’insediamento al suo interno di importanti realtà e istituzioni ufficiali. Una delle più significative,agli inizi degli anni novanta, fu quella della Facoltà di Architettura dell’Università di Roma Tre che sancì con il Comune di Roma un importante accordo per adibire ad aule i padiglioni lungo via Manuzio e quelli sul lato destro di via Franklin.

     Una data importante questa per l’ex Mattatoio che avrebbe infatti potuto giovare di un importante vetrina e sfruttare le eventuali possibilità di sviluppo, che tuttavia rimase legata ad un’ottica penalizzante di assegnazione frammentaria e disgiunta degli spazi.

      Con l’università Roma Tre e l’Accademia di Belle Arti – insediatasi poco dopo –  a fare da attori principali dell’intera area, nacque l’idea di favorire un lento ma progressivo iter di trasformazione e restauro, ad oggi non ancora completato, finalizzato alla creazione di  uno spazio adibito all’arte e alla cultura che potesse al contempo innalzare il valore qualitativo degli stabili senza però intaccarne il carattere fortemente storico.

Con ogni probabilità, proprio grazie a questo nuovo ed interessante impulso, il MACRO ritrovò quella speranza verso un futuro migliore, culminata con l’importante evento ospitato a cavallo tra il maggio e il giugno del 1999, quando ospitò la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo.

Oggi l’area di MACRO Testaccio  ospita al suo interno la facoltà di Architettura di Roma Tre, l’Accademia delle Belle Arti e la Pelanda, un centro di produzione culturale, esempio di architettura industriale, destinato ad attività espositive, formative e laboratori. Negli altri padiglioni presenti invece sono ospitate diverse strutture comunali, un centro sociale e  un circolo culturale. Nei suoi padiglioni vengono ospitate diverse mostre ed eventi culturali di ogni tipo, pubblicate sull’aggiornato sito ufficiale della struttura .

Pur non essendo un brillante esempio di riqualificazione di uno spazio pubblico,  ci sentiamo di suggerivi appassionatamente di andare a visitare personalmente questa suggestiva realtà qualora passaste da Roma e desideraste toccare con mano un’area davvero particolare che, anche dal punto di vista fotografico,  offre tantissimi spunti.

Il Macro dispone inoltre di una vastissima collezione di opere di arte contemporanea, un patrimonio costituito da oltre 1.200 opere realizzate tra il 1960 e oggi, dislocate nell’ala  più antica dell’edificio e ciclicamente oggetto di esposizione, secondo percorsi tematici sempre diversi.

Macro Roma – La collezione

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