Ma come è bella la città di Jannacci, Celentano e Gaber

Libere Divagazioni di Luca Tizzi. Nascono a Milano, attorno agli anni ’30, tre autori che hanno cantato, condannandolo in tempi non sospetti, il fenomeno dell’inurbamento.  Jannacci, Celentano e Gaber. #artevitae

di Luca Tizzi

Se guardiamo l’immagine della terra ripresa dallo spazio, e la ripresa è stata fatta di notte, noteremo tante chiazze di luce su uno sfondo nero; quelle chiazze di luce sono le nostre città e sono tutte più o meno identificabili.

La notte in Italia

Della nostra penisola possiamo riconoscere Milano, un punto ancor più luminoso nella enorme chiazza gialla della pianura padana, possiamo riconoscere quella striscia di luce che va da Piacenza a Rimini e che noi conosciamo come Via Emilia, e poi Firenze, Roma, Napoli.
Se potessimo ingrandire e ingrandire l’immagine, potremmo vedere i lampioni della nostra via. Lo stesso vale per tutte le altre città del mondo, spesso enormi punti gialli in un vuoto nero quasi infinito, così Alessandria d’Egitto, Il Cairo e Città del Messico o oppure Las Vegas. Il giallo sta crescendo ed il nero sta sparendo, perché tante persone, milioni, ogni anno lasciano le campagne per inurbarsi e questo avviene soprattutto nei paesi del cosiddetto terzo mondo. 

Il fenomeno anche da noi non è passato inosservato, due città in Italia sono il simbolo dell’inurbamento, Torino e Milano, ed è a Milano che nascono, attorno agli anni ’30, tre autori che hanno cantato, condannandolo in tempi non sospetti, questo fenomeno.

Nel 1935 nasce Enzo Jannacci, nel 1938 Adriano Celentano e nel 1939 Giorgio Gaber, tutti e tre a Milano, tutti e tre hanno cantato l’Inurbamento della loro città e la nostalgia del ritorno alla campagna o a quella estrema periferia che deve ancora inurbarsi, case sparse, prati e in lontananza la città.

E’ tra la metà degli anni 60 e la metà degli anni 70 che questi tre artisti scrivono 3/4 canzoni molto diverse tra loro ma con un tema comune.

Le danze le apre Celentano con “Il ragazzo della via Gluck”, la storia di un ragazzo costretto a trasferirsi in città che risponde all’amico, quasi invidioso di questa sua occasione, che il vero fortunato è lui che rimane in campagna, nessuna comodità può ripagare la libertà di correre a piedi nudi nell’erba.

Segue, qualche anno dopo, Giorgio Gaber con “Ma come è bella la città”, la canzone è una specie di spot pubblicitario contro la campagna e a favore della grandezza della città, della bellezza del vivere circondato dalla gente, in mezzo a luci che brillano e illuminano  la notte trasformandola in un secondo giorno, nel quale si può continuare a vivere, lavorare, produrre, sempre di più, sempre di più!

Celentano ritorna sull’argomento all’inizio degli anni 70, la sua “Un albero di trenta piani” racconta il disagio del vivere in mezzo al cemento, grigio, freddo, che trasforma le belle, gioiose, persone trasferitesi in città dalla campagna. Ma c’è ancora una speranza, quella di veder crescere in lontananza qualcosa, ma è solo un altro albero di trenta piani.

Jannacci affronta il tema in maniera diversa, più intima, non demonizza la città anche se si sente nostalgico del vecchio quartiere e della vecchia casa, quella con tripli servizi ma in mezzo al prato.

La necessità di un documento di residenza lo porta in comune ed è lì che gli viene ricordato il vecchio indirizzo quello di quando si stava peggio, ma anche meglio. La canzone è in milanese, si intitola “El me indiriss”, per me è poesia.

Più recentemente il signor Davide Van De Sfroos, Davide Bernasconi, nato a Monza ma cresciuto sul lago di Como, racconta nella sua “40 Pass”, in dialetto laghee, la storia di tre “Giargiana” che diventano “Milanesi” all’ombra del duomo, ma questa è un’altra storia e un’altra Milano.

 

Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: