L’oasi nascosta del Marais: il Jardin Migneret a Parigi

Al Marais, uno dei quartieri più noti di Parigi, si può accedere a un giardino pubblico entrando da un edificio; il Jardin Migneret, su Rue des Rosiers, spegne i rumori della città e accende la voglia di riposo e concentrazione.

Di Francesco Galletta

L’ho trovato per caso lungo la strada, inaspettato. Senza sapere prima della sua esistenza. Mi rendo conto, però come sia difficile, nel mondo senza limiti delle mappe virtuali, consegnare ad altri il Jardin des Rosiers-Joseph Migneret con lo stesso senso di sorpresa. Diciamo subito che vi si accede dall’androne di un edificio lungo Rue des Rosiers, quartiere di Le Marais, 4e arrondissement Hôtel-de-Ville, Parigi.

Non dirò qual è il civico, sia per non averlo annotato, sia perché lo troverete sull’onnisciente web; anche se proprio davanti all’ingresso da Rue des Rosiers, l’immagine più recente di Google Street View ha beccato in pieno un furgone delle livraisons. Se proprio non resistete allo spoiler, guardate allora l’altro ingresso, da Rue des Francs-Bourgeois, ma vi garantisco che non fa la stessa impressione.

Oltrepassi quest’androne su Rue des Rosiers ed esci (entri!) in un esterno che è anche un interno. In effetti, il Jardin Migneret è ricavato su vari spazi riuniti, già di pertinenza privata, in particolare quelli degli antichi Hôtel des Coulanges, Barbés e d’Albret, ma questa è un’informazione che trovate anche in Rete.

Un avviso all’ingresso ci spiega che l’intitolazione a Joseph Migneret, già direttore della Ècole élémentaire des Hospitaliéres-Saint-Gervais lì vicina, è il riconoscimento per quanto fatto dall’uomo nella Seconda Guerra Mondiale. Non dimentichiamo che Le Marais è sempre stato “il quartiere ebraico” di Parigi (oggi un po’ meno). Migneret, dichiarato Giusto tra le nazioni nel 1990, aiutò molte famiglie ebree e alcuni bambini della sua scuola a mettersi in salvo dalle deportazioni naziste.

Il Jardin dedicato al direttore Migneret è quindi un luogo di pace e questa è senz’altro la parola che meglio di altre può descrivere la sensazione che si prova rimanendovi per un po’. La posizione interna agli edifici, l’articolazione in spazi di differente disposizione e la grande varietà di alberi e piante, lo rende un posto soprattutto appartato, che riesce a spegnere i rumori della città tutt’intorno, in verità non eccessivi.

Gli architetti non si aspettino un’evidenza dei segni di progetto, come fanno sempre; il resto del mondo non dica: “Bé? Tutto qui?”. Il Jardin Migneret non è minimal-chic ma neanche un minimal-giusto. Forse è più basic. Io ci ho trovato un’aria da giardino di casa e questa è la sua carta vincente, a mio parere.

Ci puoi andare a leggere un libro, parlare con qualcuno, portare il bambino a spasso e studiare all’ombra; puoi sdraiarti al sole – quando c’è – o improvvisare un picnic. Puoi anche immaginare di abitare in uno degli edifici intorno e inventarti che sei nel cortile di casa tua, a Parigi centro. Così, tanto per provare.

Tornando alla realtà, per arrivare al Jardin, la fermata più vicina del Métro è St-Paul-Le Marais, sulla linea 1, ma fuori dal quartiere a est, passando per la nota Place des Vosges, si può scendere a Bastille, con la 5, la 8 o di nuovo con la 1. Più lontana è la fermata Hôtel-de-Ville, sulle linee 1 e 11. Da ovest, infine, alle spalle del Centre Pompidou, a Rue de Beaubourg la stazione è Rambuteau, ancora sulla 11.

Tra Bastille e Beaubourg, il Marais è lungo poco meno di un chilometro e mezzo. Giratelo con calma; molta, moltissima, calma e con una sosta di pace al Jardin Migneret. Parigi sa essere, per fortuna, anche questo.


Note biografiche sull’autore

Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell’Urbanistica e Storia dell’Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: “L’Immaginario pittorico di Antonello”. Con l’architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell’Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l’ordine architettonico dell’ex abbazia di San Placido Calonerò nell’ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del ‘500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell’architetto francese Jaques Ignace Hittorff.

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