L’inizio e la Frine. L’attesa, una scelta consapevole

L’inizio e la Frine – Pillole di vita quotidiana. L’attesa non può essere una cronica infiammazione delle vie respiratorie, non può ridursi a respirare in un sacchetto, gonfia, sgonfia, gonfia, sgonfia. Non c’è bisogno di “fare”,  lasciare che le cose accadano può essere un viaggio interessante.

di Frine Trovato

Attesa, una scelta consapevole

Sono sempre io, Frine,  e se dal titolo sembra che io sia in “dolce attesa” è un NO secco. Sono MAGRAHHH.

Sono un soggetto palesemente ansioso, è una cosa diagnosticata, non un vezzo da meme per l’internet.

Lo so perfettamente che il mio è un disturbo diffuso, la verità è che non mi voglio curare del tutto, è come se mi desse un brividino che poi forse è gastrite, o molto più sinceramente è solo autolesionismo, è il piacere del coccolarsi nel dolore e a noi cresciute a gonne di tulle e “Sex and the City” piace crogiolarci in  quella sensazione di “boh” in lacrime con le mani in faccia sotto il getto della doccia che fa tanto Carrie Bradshaw .

“Ci sentiamo dopo?” “Sì, ma dopo quando? Dopo quanto? Dopo cosa?”

“Aspetta un attimo” “Sì, ma quanto è un attimo?”

“Andiamo lì insieme un giorno?”

Sì, ma io ho già aperto l’agenda, l’ho incrociata con la tua e ho chiesto ed ottenuto ferie.

Ci sono periodi nella vita nei quali ad un certo punto però ti devi fermare e analizzare la differenza tra ansia e gestione dell’attesa. Perché io sono sempre in attesa come un anziano all’Inps, o una giovincella che arriva serena nello studio medico pensando che non ci siano i 90enni a fotterti il posto con quel ghigno lì.

 

Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi. LUCIO ANNEO SENECA

 

Sono sempre io, sono la Penelope 2.0 che non attacca un bottone e che forse dovrebbe imparare a farlo, ma non buttatemi ansia, che poi mi confondete.

Ricapitoliamo. L’attesa. Chiedo a Treccani:

attésa s. f. [der. di attendere]. – 1. L’attendere, e il tempo che si attende: l’a. del treno; sala d’a., d’aspetto; fare una lunga attesa. Anche, lo stato d’animo di chi attende, cioè il desiderio, l’ansia con cui si attende un evento: grande era nel pubblico l’a. dello spettacolo annunciato; venir meno all’a.; deludere l’attesa...

Niente, anche Treccani parla di ansia, ma se mi soffermo sulla parola che la precede, mi calma come un Lexotan in vena.

Desiderio, ed eccola qui la grande differenza. L’attesa spesso è un’imposizione.

 E forse sta qui la differenza, scelta o imposizione.  Se dovessi trovare un termine di paragone per la seconda, sceglierei i britannici che non hanno votato la Brexit e che si trovano in quel limbo imposto da una recentissima bocciatura sull’accordo per l’Europa. Non vorrei essere una Theresa May qualunque nei prossimi 3 giorni, probabilmente lei però le attese le sa gestire.

Ma se prendo ad esempio me stessa, ho spesso scelto di aspettare.

Ho aspettato che i tempi fossero maturi per un viaggio che ho rimandato per 8 anni fino a che ero certa che lo avrei vissuto fino all’ultimo sapore. Ed è stato davvero così.

Ho aspettato ad iscrivermi in università ed è stato un percorso consapevole e sorprendente.

E visto che sono scelte che derivano da un desiderio vanno trattate con il dovuto rispetto. Un amore che dobbiamo a noi stessi. L’amore è sempre un’ottima ragione per mandare all’aria tutto, ansia compresa.

 E’ necessario trovare un equilibrio. E’ instaurare un rapporto con il nulla. Il nulla va riempito e tanto vale riempirlo con serenità, è pur sempre terreno fertile .

Penelope tesseva, la versione 2.0 scrive, legge, viaggia, a volte ha delle cadute di stile e piange, ma sperimenta. Ha due strani compagni di viaggio, uno è la paura e l’altro è l’entusiasmo, da soli fanno schifo, ma se si danno la mano, somiglia molto a un trip da acido.

L’attesa non può essere una cronica infiammazione delle vie respiratorie, non può ridursi a respirare in un sacchetto… gonfia, sgonfia, gonfia, sgonfia… non c’è bisogno di “fare”,  lasciare che le cose accadano può essere un viaggio interessante.

Desidero. Scelgo. Aspetto.

Con calma, perché alla fine arriva tutto, Frine.


Note biografiche sull’autrice

Frine nasce nel 1982 e cresce nella periferia milanese, studia a Milano fin dalle scuole primarie perché la madre d’impostazione e provenienza tedesca le vieta la frequentazione di ambienti poco salubri negli anni ’80. Lavora nella vecchia compagnia aerea di bandiera, ma dopo la bancarotta decide di partire per lo Zambia per un progetto di volontariato con una ONG americana, torna confusa ma determinata a cambiare vita e a 30 anni si iscrive in università. Si laurea in Sociologia con una tesi sulla partecipazione sociale attiva nell’arte contemporanea volta ad estirpare la violenza di genere con chiari intenti di pubblica ed utile informazione. Lavora da tre anni in un’azienda di ingegneria di precisione meccanica tedesca e si occupa di marketing.

 


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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2 Risposte

  1. Fabio ha detto:

    Che gioia averti conosciuta in un’alba di Linate, giorni spensierati, pieni di vita, di entusiasmo…

  2. Mi ci riconosco in questo stato d’animo, espresso così finemente!
    Poi con gli anni l’attesa passa , e lascia spazio all’indifferenza di chi ha vissuto troppe volte l’attesa, e si rende conto di aver avuto un arma scarica in mano.

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