L’importanza del telefono cellulare. E’ il nuovo racconto di Daniela Bonalume.

L’importanza del telefono cellulare. E’ il nuovo racconto di Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

“Tentò di baciarlo, subito!
Lui riuscì a divincolarsi con garbo raccontando della sua felice vita matrimoniale e di quanto fosse sempre innamorato della moglie, che ne aveva fatto un uomo fedele. Tutto questo avveniva mentre Roberto girava velocemente intorno al tavolo della grande cucina, frapponendo alcune sedie tra sé e l’intraprendente ospite.”

Roberto si sdraiò e guardò il soffitto. Aveva ancora il cuore indeciso tra l’infarto e un allenamento taurino. “Se riuscirò ad uscirne vivo, domattina,” pensava inseguendo le ombre delle bolle del vetro della plafoniera sopra di lui, “farò una radicale variazione al mio futuro itinerario!”

Roberto era un piccolo imprenditore e si occupava di mobili salva-spazio. Erano strutture semi-artigianali studiate su misura per qualsiasi situazione le richiedesse. La sua azienda, che egli stesso dirigeva, aveva sempre qualche coniglio nel cappello o asso nella manica, per soddisfare le esigenze più originali.

Egli si occupava personalmente della vendita dei propri meccanismi ed usava intraprendere viaggi di lavoro per visitare i clienti più significativi o più affezionati, ai quali mostrava con orgoglio e determinazione la validità dei propri prodotti. Roberto non era né bello né brutto, un po’ più alto della media, moro, longilineo, insomma, uno come tanti se non fosse stato per l’accento.

Aveva un accento indefinito, in particolare una erre arrotata che accentuava, suo malgrado, quando le consonanti erano vicine tra loro. Per esempio, dalla frase “mi rincresce di essere in ritardo”, che usava sovente quando arrivava dai suoi clienti, ne usciva un simpatico gorgoglio che esercitava un fascino quasi invalidante sul genere femminile.

Consapevole di questa problematica, moderava sempre la propria galanteria assicurando un approccio molto educato ma poco empatico.  Si era già trovato in situazioni più o meno imbarazzanti, in passato, ed era deciso a non ricreare gli stessi inconvenienti, sia per non compromettere le relazioni aziendali, sia per rispetto verso i mariti in odore di corna.

Si era all’inizio dell’estate e la necessità di raccogliere ordinativi per le consegne autunnali, aveva convinto Roberto ad inserire nel proprio giro una importante cliente, che però non aveva mai visitato. Pensò che potesse essere un’ottima idea, data l’entità del fatturato prodotto nell’ultimo anno. La chiamò al telefono e la informò delle proprie intenzioni.

Beatrice, così si chiamava la donna, accolse la proposta con entusiasmo. Si premurò tuttavia di far presente che, in quei giorni, lei non sarebbe stata nella città dove aveva l’azienda. Si sarebbe spostata in una località balneare per curare qualche lavoro di pulitura nel castelletto di famiglia. Concluse con un invito a cena, alla quale avrebbero partecipato anche alcuni amici, rimandando l’incontro di lavoro alla mattina successiva.

Roberto confermò il programma e si affrettò a prenotare una stanza in un albergo nei pressi del luogo concordato. Casomai le cose fossero cambiate, avrebbe annullato in seguito. E così arrivò il giorno della partenza, come altre volte era già avvenuto. Caricò in macchina i cataloghi ed alcuni piccoli ingranaggi, oltre alla valigia che assicurava il cambio per tutta la settimana.

Non era sempre così, ma in quel caso si trattava di percorrere alcune centinaia di chilometri per arrivare in Trinacria e qualche imprevisto lungo il tragitto comportò un discreto ritardo nel raggiungere la località di destinazione.

Quella sera Roberto non riusciva ad addormentarsi, sempre con lo sguardo centrato sulla plafoniera, ripercorreva mentalmente tutti i passaggi della serata e si domandava dove avesse sbagliato.

Recuperò i ricordi di qualche ora prima, quando decise di non passare dall’albergo per lasciare il bagaglio valutando l’ora ormai tarda, ma di proseguire direttamente verso il ristorante dove Beatrice ed i suoi commensali si sarebbero già dovuti trovare.

Ed infatti stavano tutti lì ad aspettarlo.

La donna, una discreta stazza che occupava quasi due sedie, tenne banco per tutta la serata. Era un vulcano di simpatia e di sfrontatezza, forse aiutata da qualche sostanza che ne accentuava il temperamento naturale e dai baffetti neri che le conferivano un’aria un po’ circense. Nonché dall’età, che quasi doppiava quella di Roberto, e che le toglieva ogni inibizione.

La serata fu davvero divertente e Roberto quasi si dispiacque di aver prenotato l’albergo in quanto, Beatrice, gli aveva offerto ospitalità in uno dei piani del castelletto in fase di ripulitura. Lei gli lasciò il proprio numero telefonico e si separarono verso le reciproche destinazioni, dandosi un appuntamento approssimativo per la mattina seguente.

Accidenti, si era fatto davvero tardi e la camera non era più disponibile. Roberto si infuriò abbastanza con l’addetto al ricevimento, ma inutilmente. Non c’erano più stanze e quindi doveva trovare una soluzione diversa. Non gli andava proprio di dormire in auto, era stanco ed aveva macinato oltre seicento chilometri, la sua schiena aveva preso la forma del sedile, e non vedeva l’ora di allungarsi sopra un accogliente materasso.

Chiese di poter fare una telefonata e chiamò la signora Beatrice. Decisamente entusiasta, lei gli comunicò indirizzo ed indicazioni stradali tali da consentirgli un veloce ritiro. Parcheggiò l’automobile nel giardino recintato da un alto muro ed entrò nell’abitazione.

Beatrice chiuse la porta alle sue spalle, a chiave.

Roberto si rese immediatamente conto dell’inagibilità di quasi tutto l’edificio. L’unica praticabile era la camera da letto vicina ad un bagno, nella quale dormiva la donna. Tra l’altro, lei, lasciava molto intravvedere le sue abbondanti rotondità attraverso una camicia da notte decisamente insufficiente.

Tentò di baciarlo, subito!

Lui riuscì a divincolarsi con garbo raccontando della sua felice vita matrimoniale e di quanto fosse sempre innamorato della moglie, che ne aveva fatto un uomo fedele. Tutto questo avveniva mentre Roberto girava velocemente intorno al tavolo della grande cucina, frapponendo alcune sedie tra sé e l’intraprendente ospite.

Approfittando della poca lucidità di lei, riuscì a raggiungere il bagno ed a chiudere la porta con la chiave al suo interno. Quella vasca gli sembrò un miraggio. Sistemò un accappatoio sul fondo e lo coprì con alcuni asciugamani trovati nell’armadietto sotto il lavabo.

Si, poteva andare!

Srotolò le sue vertebre nella vasca e si lasciò ipnotizzare dalle ombre delle bolle di vetro della plafoniera al soffitto. La voce supplichevole di Beatrice, che si spegneva pian piano rassegnata, gli consentì almeno il riposo necessario.

Ripensandoci anni dopo, Roberto, ci rideva sopra spesso, non dimenticando quell’angoscia tremenda dovuta al comportamento della sua stalker ante litteram. Sarebbe stato tutto evitato con una tempestiva telefonata in albergo.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


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Una risposta

  1. Giusi ha detto:

    Racconto molto piacevole e divertente, povero Roberto credo che il cellulare non lo dimenticherà più …..

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