Libere Divagazioni di Luca Tizzi. Il Salvator Mundi in asta da Christie’s

Libere Divagazioni di Luca Tizzi. Un dipinto del Leonardo, il Salvator Mundi, un capolavoro universale inestimabile, ora ha un prezzo. Battuto a 450 Milioni di dollari da Christie’s a New York.

di Luca Tizzi

Salvator Mundi – Leonardo arriva da Christie’s NY

Pare che nel settore sia noto: la regola delle 3D  (“death“, “divorce” o “debt“) quale causa di vendita in asta raramente viene smentita, soprattutto nel caso di opere come il Cristo Benedicente, conosciuto come il Salvator Mundi, di Leonardo. Invece, proprio in questo caso, il motivo sembra essere diverso e sarebbe legato in realtà all’intenzione del collezionista russo Rybolovlev di tentare di recuperare  almeno in parte quanto eccessivamente speso al momento dell’acquisto.

Partiamo dall’inizio.

Nel 1958 fu acquistato in un asta di Sotheby’s per 45 sterline, rivenduto pochi anni dopo per meno di 10.000 dollari è rimasto nell’oblio per circa 50 anni per poi riapparire ad una esposizione londinese. Nel 2013, dopo l’autenticazione e l’attribuzione a Leonardo avvenuta nel 2007, il quadro fu venduto a 80.000.000 di dollari a Yves Bouvier che lo rivende, pochi anni dopo, al miliardario russo Rybolovlev a 127.000.000 di dollari. Il signor Bouvier si becca anche una denuncia dal Signor Rybolovlev che lo accusa di truffa per l’eccessivo prezzo dell’opera.

Alcuni giorni fa da Christie’s a New York, in una grande mela blindata e affollata di ultra miliardari interessati alle opere della casa d’aste, il quadro è stato venduto, con una telefonata, alla cifra di 400.000.000 di dollari che con i diritti d’asta arriva ai 450 milioni più qualche spicciolo di mancia.

Il dipinto rinascimentale, messo in vendita durante una serata dedicata all’arte contemporanea perché considerato la più grande scoperta del secolo, è l’opera d’arte in mano a un privato più cara al mondo ed ha surclassato la precedente, “Interchange” di Willem De Kooning, in 18 minuti e 47 secondi, tanto la durata della sua battuta.

Tra le tante chiacchiere da bar che si ascoltano sullo stratosferico costo dell’opera c’è chi discute dell’eccessivo prezzo dell’opera e che con tale cifra si sarebbero potute fare tante altre cose più utili. Cinismo puro.

Oscar Wilde scrisse che ” Il cinico è colui che conosce il prezzo delle cose ma non ne conosce il valore”.

Come si fa a conoscere il prezzo del dipinto? Semplice, si prende il costo della tavola di legno, dei colori ad olio usati per dipingerlo ed il tempo impiegato per farlo, quello è il suo prezzo.

L’opera di De Kooning, “Interchange”, fu venduta dall’autore alla cifra di 4.000 dollari, quello era il suo prezzo, 300 milioni il suo valore nel 2015.
Il valore di un oggetto è dato dal suo costo, insignificante per altro, al quale bisogna aggiungere l’importanza storica, culturale, umana o anche sociale che ha o gli si attribuisce.

Comprando il quadro di Leonardo non si acquista un asse di legno e una manciata di colori ad olio, si acquista un pezzo di storia dell’arte, si acquista un pezzo di quel periodo storico chiamato rinascimento, si acquista una parte di tempo della vita di un genio universale, Leonardo appunto.
Si può dire sia una follia attribuire il valore di 300 milioni all’opera di De Kooning, di certo con lui non si compra un pezzo di storia dell’umanità, ma è altrettanto folle dare un prezzo di 450 milioni ad un opera il cui valore è inestimabile e che dovrebbe, per la sua importanza, appartenere all’umanità e non ad una singola persona.
Questo è quello che penso.

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