Libere Divagazioni. Billie Holiday “Lady Day” la stella del Cafe Society.

Libere Divagazioni di Luca Tizzi. Dedico questo mio articolo a #FrancoSondrio, amico e collega virtuale in questa redazione. Tempo fa mi suggerì di scrivere qualcosa su Billie Holiday.

di Luca Tizzi

Ci sono persone dalle quali ci si aspetta approvazione. Approvazione per quello che facciamo, per come ci vestiamo, per come ci comportiamo. Le prime persone dalle quali ci aspettiamo questa piccola gratificazione sono i genitori, “Guarda mamma come sono bravo! – Guarda babbo vado in bici senza le ruotine”. A volte, rare, ma neppure troppo, la otteniamo da perfetti sconosciuti che magari incrociamo per strada, un loro sguardo ci conferma che l’abito che abbiamo scelto per quella speciale occasione è quello giusto.

Poi ci sono quelle persone che magari conosciamo poco, o forse le abbiamo incontrate solamente in questo mondo virtuale che è il web, non le conosciamo bene ma le stimiamo, le rispettiamo e un loro giudizio positivo, un cenno, un “like” di approvazione ci inorgoglisce e ci indica che quel piccolo scritto, quella povera foto pubblicata ha suscitato il loro interesse. Queste persone, inconsapevolmente, ci mettono soggezione perché sentiamo, respiriamo la loro cultura, la loro saggezza e, per quanto umili e discrete possano essere, ci emoziona la loro considerazione.
#FrancoSondrio, per me, era una di queste persone.

Non lo conoscevo personalmente, sapevo di lui quel poco che traspare nei social network, ci saremo scambiati quattro battute sotto un mio, o suo, post ma il veder apparire il suo nome nell’elenco delle persone che avevano messo un non doveroso “Mi Piace” mi dava una gioia immensa e mi spingeva a continuare questo compito, lo scrivere su questo blog, che reputo gratificante ma forse superiore alle mie reali capacità. In uno di quei brevi scambi di parole mi chiese di scrivere qualcosa su Billie Holiday ed è quello che ho inteso fare con questo pezzo, non per tesserne l’elogio ma per ricordarlo.


Parlare di Billie “Lady Day” Holiday non è facile, è stata una delle più grandi interpreti jazz di tutti i tempi, la più grande forse. Nacque nel 1915 a Filadelfia, suo padre, sedici anni, suonava in un orchestrina e la madre, tredici anni, faceva la ballerina di fila. Fu violentata all’età di dieci anni, raggiunse la madre a New York e per mantenersi si prostituiva in un bordello clandestino, mentre lavorava nel postribolo la maîtresse le permetteva di ascoltare i dischi di Louis Armstrong e di Bessie Smith.

Fu arrestata, quattro mesi di carcere e, quando uscì, per evitare di prostituirsi iniziò a fare la ballerina in un night. Non sapeva ballare ma la tennero nel locale purché cantasse. Fu notata da un produttore, cognato di Bennie Goodman, che la portò in sala di incisione. Da allora, aveva appena diciotto anni, iniziò la sua carriera.

Billie Holiday a vent’anni nella celebre foto scattata da Timme Rosenkrantz nel 1935 sul retro dell’Apollo. A sinistra Ben Webster, a destra Johnny Russell ©Archives Persson-PHOCUS

Count Basie, Artie Shaw, Lester Young la vollero come cantante anche se, nei locali per bianchi, era costretta ad entrare dall’ingresso di servizio e a stare chiusa in uno sgabuzzino fino al momento di salire sul palco. Morì nel 1959 a New York per un edema polmonare e per insufficienza cardiaca dovute all’abuso di alcool e droghe. In Italia venne una volta, nel 1958, a Milano, fu costretta a interrompere il suo spettacolo perché non apprezzata, il jazz allora non ci piaceva, per riparare a quel torto Mal Waldron organizzò uno spettacolo solo per appassionati di quel genere musicale, il locale era il “Gerolamo” in piazza Beccaria, fu un successo.

There wasn’t even a patter of applause. Then a lone person began to clap nervously. Then suddenly everyone was clapping. Billie Holiday

Tra i suoi pezzi più conosciuti “God Bless the child”, composta da lei stessa, e poi “Summertime”,”I love you Porgy” e “The man I love” di Gershwin e una canzone che divenne l’inno di protesta dei diritti civili, quella “Strange Fruit” che fu composta da Abel Meeropol, un ebreo-russo iscritto al partito comunista degli Stati Uniti, fu cantata per la prima volta da Billie al Cafè Society di New York nel 1939, aveva ventiquattro anni.

La canzone parla di strani frutti neri che penzolano dai platani e si riferisce ai frequenti linciaggi che avvenivano ai danni degli uomini di colore nelle campagne del sud del paese.

Billie Holiday

“Southern trees bear a strange fruit
Blood on the leaves and blood at the root
Black bodies swingin’ in the Southern breeze
Strange fruit hangin’ from the poplar tre

Pastoral scene of the gallant South
The bulgin’ eyes and the twisted mouth
Scent of magnolias sweet and fresh
Then the sudden smell of burnin’ flesh

Here is a fruit for the crows to pluck, for the rain to gather, for the wind to suck, for the sun to rot, for the tree to drop. Here is a strange and bitter crop”

Magari all’inizio sarà difficile ascoltarla ma ascoltatela per favore, lei è la più grande. Non so se queste quattro righe sarebbero piaciute all’amico Franco, spero di si come spero che adesso sia in quell’angolo di cielo a parlare di Musica, di Arte e di Grandi Amori con la grande Lady Day e gli immensi Piero Della Francesca e Antonello da Messina.


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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