Lewis Baltz – “Il fotografo dei paesaggi alterati dall’uomo”

di Vito Leone

Lewis Baltz è uno dei massimi esponenti della visual art e del movimento The New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape (‘I Nuovi Topografi: fotografi del paesaggio alterato dall’uomo’), nato negli USA nel 1975, tra cui spiccano anche Robert Adams e Stephen Shore. New Topographics: photographs that find beauty in the banal

L’obiettivo di Baltz è riproporre il concetto di estetica attraverso la ricerca della bellezza nella desolazione. Per arrivarci affronta due stadi: il primo (anni 70 e 80) caratterizzato da un accostamento minimalista e seriale ai progetti di documentazione del paesaggio mentre nella seconda (anni 90) il suo approccio diviene più allegorico.

I suoi soggetti principali sono i paesaggi urbani, le costruzioni dell’uomo. Baltz vuole far emergere la profonda crepa che si crea fra il degrado dell’evoluzione tecnologia e l’ambiente. Ed in tutto questo, preponderante e dominante è la bellezza della solitudine, il fascino del paesaggio arido in cui ad un primo sguardo nessuno direbbe che vi si possa trovare qualcosa di piacevole, se non la poesia del silenzio e dell’immobilità.

Lewis Baltz, The New Industrial Parks near Irvine CA, 1974

 

Baltz elabora tutte queste idee con uno stile minimalista, obiettivo, privo di trasporto in cui predominano forme, geometria, neutralità.

Il genio di Baltz sta proprio in questo concetto chiave: egli scorge la bellezza dove gli altri non la vedono.


Lewis Baltz is one of the most prominent representatives of the New Topographics movement (The New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape), which was seminal to the development of visual art and conceptual photography, born in 1975 in the USA, which included also Robert Adams and Stephen Shore.

Like many other New Topographics artists, Baltz’s work is focused on seeking out beauty both in and among detritus and desolation. Baltz’s work can be mainly divided into two phases: the former, in the 70s and 80s, where his stark, geometric photographs used the language of Minimalism to document the man-made landscape. The latter, in the 90s, where his photographs become an allegorical representation of urban landscapes affected by human intervention.

Lewis Baltz – Immagini

In his artwork, Baltz helped to redefine American landscape photography and address the influence of technology upon ecology and society, always conveying a sense of beauty and a kind of creeping soullessness in the urban wastelands. Baltz’s reduced, objective, minimlistic language, where shapes and geometries are predominant, is key to his work: he is searching out beauty where nobody can see it.

The Guardian – Lewis Baltz obituary

Lewis Baltz – La concretezza del nulla

NEW TOPOGRAPHICS: “Landscape and the West – Irony and Critique in New Topographic Photography”

 

 

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