L’essenziale è invisibile agli occhi.

Una breve, perfino inutile riflessione di Luca Tizzi sull’essenza e l’essenzialità. Ispirata da una frase de Il Piccolo Principe, un romanzo divenuto un icona del nostro tempo.

“Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

E’ una delle frasi più importanti de “Il Piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, di certo la più famosa. Pubblicato per la prima volta nel 1943, in Italia nel 1949, è il libro laico che vanta il maggior numero di traduzioni, è una delle opere più celebri e più vendute del XX secolo. Narra dell’incontro tra un pilota caduto con il suo aereo nel Sahara dove incontra un bambino che dice di venire da un asteroide lontano dove vivono solo lui, tre vulcani e una rosa. Non ho letto il libro e forse mai lo leggerò, non vi parlerò del libro, non potrei dare un mio personale giudizio, prendo invece spunto per una mia breve, controversa, contorta e discutibile riflessione sulle parole “Essenza” ed “Essenziale”.
Non vi annoierò, spero.

Essenza, secondo il vocabolario Treccani può significare fondamentalmente tre cose, la prima si rifà alla filosofia e intende la realtà propria e immutabile delle cose, la seconda si riferisce alla chimica e indica il risultato dell’estrazione di oli essenziali da piante e fiori, l’ultima indica in botanica le varie specie delle piante definite “essenze”.
Essenziale, sempre secondo il Treccani, può indicare ciò che contiene l’essenza di una cosa o che sia sostanziale o indispensabile. Indica la cosa più importante di un oggetto o di una situazione, ma anche la sua concisione, la riduzione al minimo indispensabile di qualcosa o di un discorso.

Ora se vogliamo fare un esempio musicale, spero appropriato, che spieghi essenzialità ed essenza vi invito a guardare questo Flash Mob di una decina di anni fa. Prodotto da una banca spagnola per festeggiare il 130° anno dalla fondazione inizia con l’essenzialità dell’esecuzione, una bambina pone una monetina nel cappello di un solitario violoncellista che inizia le prime note della nona sinfonia di Beethoven. Con quel piccolo gesto si avvia la musica e, in crescendo, si arriva alla completezza del brano, con tanto di coro,  che ci porta all’essenza del brano e, perché no, della musica stessa.

Essenza ed Essenziale dunque dovrebbero avere, rispettivamente come sostantivo e aggettivo, lo stesso significato, ma a me sembrano avere, spesso ma non sempre, significato opposto. Dunque se la prima, soprattutto se si usa il suo superlativo “Quint’essenza”, indica il massimo valore possibile di una cosa o di un pensiero, quello che in una parola ne descrive l’interezza la seconda parola ne indica il livello minimo indispensabile perché una cosa o un pensiero sia utilizzabile o comprensibile. Entrambe le parole sembrano comunque escludere ciò che è superfluo.

Secondo Oscar Wilde il superfluo è più importante del necessario e, a pensarci bene, ha pure ragione. Se per sopravvivere abbiamo bisogno del pane, mangiando delle brioches, tanto care a Maria Antonietta, sopravviveremmo con più gusto. Se portiamo questo pensiero alle persone mi chiedo cosa sia più apprezzabile in un individuo, la sua essenza o  il lato superfluo, superficiale, che appare a prima vista. Bisognerebbe sempre aspirare all’essenza delle cose e delle persone ma spesso siamo costretti ad accontentarci della loro superficialità, della loro apparenza che per le persone è anche la loro, forse inconsapevole, scelta di mostrare una piccola parte della loro essenza, non sempre la migliore.

Note biografiche sull’autore

Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari, ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. Libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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