Leonora Carrington: la sposa del vento dell’arte.

Il sogno è da sempre parte viva della vita dell’uomo. Un luogo senza limiti e confini in cui poter esprimere la propria essenza. Un mondo alternativo dove cercarsi, scoprirsi ed avere quell’arcaica possibilità di esistere ed amarsi. Senza retorica, condizionamenti  e regole.  Un luogo dove inconscio e fantasia si vestono di realtà coesistendo nello stesso tempo in totale armonia. La stessa armonia tanto scavata e ricercata da Leonora Carrington, una delle più rappresentative artiste femminili del movimento del surrealismo. Nonchè musa e sposa del vento di Max Ernst.

Di Cristiana Zamboni

Nella storia ci sono vite definite ribelli e folli solo perchè non riescono ad addomesticarsi alle collettive e limitanti regole di cui, spesso, è impossibile percepirne anche solo il senso. Come, allo stesso modo, non riescono ad impostare il loro modo di amare seguendo  i dettami che il ceto sociale e la società impone. Vite in cui l’unica via d’uscita è il delirio di un amore deferente che, se assunto nella giusta dose quotidiana, genera la doverosa forza per proseguire e combattere la realtà.

 

“E trovo un po’ buffo, trovo un po’ triste che i sogni in cui sto morendo siano i più belli che abbia mai fatto. “Mad World, Gary Jules

Autoritratto Leonora Carrington 1937-1938

Essere donna non è semplice e non è affatto consolatorio che, sfogliando la storia, non lo sia mai stato. Poco importa quanto sia il talento, la capacità, la bellezza e l’intelligenza, qualità  che troppo spesso si trasformano in armi a doppio taglio che feriscono solo chi le possiede.

“Leonora era un misto di furore italiano, eleganza scandalosa, capriccio e passione“ Max Ernst

Leonora Carrington è una delle tante vite ricche di fascino, intelletto e talento trasformate in una nota dello scrittore nell’ultima pagina del grande libro della storia dell’arte.

“Non era bellissima, non c’era in lei un equilibrio delle parti. Aveva la criniera di una leonessa, il cervello di un uomo, il busto di una donna, il torso di un fanciullo, la grazia di un angelo, la lingua del diavolo.“ J. Levy

Leonora Carrington (1917-2011)

Leonora Carrington nasce il 6 aprile 1917 a Clayton Green, figlia di un  ricco industriale incapace di comprendere chi sia lei e cosa sia l’arte e di una madre attaccata alla cultura del suo paese natio. Cullata al suono delle leggende celtiche raccontate dalla governante che si mescolano alle letture gotiche e macabre consigliate dal padre.

“Scrivere, dipingere sono per me strumenti per viaggiare; anche se non sempre so dove sto andando o cosa questo viaggi significhi.“ L. Carrington

Molto piccola ama passare il tempo disegnando e a soli otto anni inizia a scrivere le sue prime poesie ed i suoi primi racconti miscelando la sua routine con le favole ascoltate prima di addormentarsi. Frequenta le migliori scuole cattoliche e riceve un‘ educazione attenta e rigorosamente legata al bon-ton che la sua classe sociale richiede alle giovani donne, lasciando passare inosservata la sua dislessia.

“Io ero il Sole, la Luna, l’androgino […] ero l’unione dell’Uomo e della Donna, di Dio e del Cosmo.“ L. Carrington 1943

Ben presto comprende quale sia il suo posto nel mondo ed impara a memoria i confini entro i quali le è permesso galoppare liberamente così da porterli scavalcare ogni volta le sia possibile, incurante delle severe conseguenze.

Un’anima libera e lucidamente rivoluzionaria è quella incarnata dalla giovane Leonora. A quindici anni, contro il volere del padre che riteneva l’arte un’attività inetta, si traferisce a Firenze per studiare pittura presso l’Accademia di Miss Penrose.

Rientrata in Inghiterra si trasferisce a Londra e frequenta la Chelsea School of Art. Vive in un lussuoso albergo con un’amica e crea la sua prima opera significativa, il Ritratto di Joan Powell. Una ragazza trattiene tra le labbra una sigaretta ed osserva lo spettatore con una pronunciata aria di sfida mentre legge Les Enfants terribles di Cocteau.

“L’istinto di quasi tutte le società è di rinchiudere chiunque sia davvero libero. Per prima cosa, la società inizia col cercare di picchiarti. Se questo fallisce, cercano di avvelenarti. Se anche questo fallisce, finiscono col caricarti di onori.” J. Cocteau

Leonora rappresenta se stessa, giovane, sicura ed ambiziosa mentre fissa e sdegna l’ipocrisia che la circonda. Le interessa la ricerca di sé e della conoscenza, convinta che la renderà libera ed indipendente .

“Dicono che non stia bene che le ragazze facciano le stesse cose che fanno i ragazzi. Non è giusto. [..]Sono l’unica di quattro figli a dover esercitarsi al pianoforte per ore, a doversi lavare più volte al giorno, e a dover dire “grazie” per ogni stupidaggine.”  L. Carrington

Deux enfants sont menacés par un roussignol Max Ernst 1924

 

Nel 1936, durante la prima esposizione dei surrealisti a Londra, conosce alcuni esponenti del movimento e rimane attratta dalle loro opere e dalle loro parole. In quell’occasione sua madre le regala Surrealism, il libro scritto dal critico d’arte Herbert Read, uno degli organizzatori della mostra. In copertina spicca un’immagine che colpisce fortemente la giovane, l’opera Due bambini sono minacciati da un usignolo di Max Ernst del 1924.

 

 

 

“L’arte si differenzia dalla natura non nella sua forma organica, ma nelle sue origini umane: nel fatto che non è Dio o una macchina che fa un’opera d’arte, ma un individuo” H. Read

Leonora ha solo diciannove anni e al suo primo incontro con Ernst, allora quarantaseienne, si ritrova istantaneamente vincolata al grande potere coinvolgente che lui e la sua voce hanno su di lei e se ne innamora perdutamente. Per l’artista, esponente di spicco dei surrealisti, lei incarna perfettamente l’idea di femme-enfant.

Leonora Carrington e Max Ernst a Saint Martin d’Aderdèche nel 1939 photo Lee Miller – Archivio Miller

Inizia così l’onirico viaggio di un amore surreale. I due amanti si compenetrano e si completano nella loro alcova a Saint-Martin-d’Ardèche. La vita quotidiana prende le sembianze di un sogno dove tutto è armonico e possibile e la creatività è l’unica via d’espressione. Ernst dipinge mentre Leonora crea e nell’intervallo mentre lei cucina, lui legge e completa con le sue immagini ciò che, con una grammatica approssimativa, lei scrive.

Crookhey Hall Leonora Carrington 1947

 

“Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.”  R. Magritte

Nel 1937 Leonora pubblica  il suo primo racconto La casa della paura e dipinge una tra le sue opere più importanti Femme et Oiseau. Tela in cui la sua visione di femminilità prende forma e si incarna in un ipnotico cavallo che sembra custodirne il grande ed antico segreto.

Femme et Oiseau Leonora Carrington 1937

Oggettività e sogno si fondono in un mondo alternativo in cui la realtà non è un divieto ma bensì una luce che penetra armonica diventando simbolo di desideri nascosti. Partecipa alle mostre collettive surrealiste a Parigi ed Amsterdam nel 1938 e nel 1939 viene pubblicata la sua prima raccolta di racconti, La Dame ovale corredata dalle illustrazioni di Ernst.

Collage di Max Ernst per il libro “La casa della paura” Leonora Carrigton 1937

“Creo immagini con estrema facilità. Talvolta ho l’impressione che mi vengano naturalmente, che sorgano spontaneamente da qualche parte. Ma non saprei dire da dove.”  L. Carrington 1983

Per Leonora la protagonista principale delle sue storie e delle sue opere è la figura femminile che molto le assomiglia ed interpreta tutte le sue emozioni e le sue speranze subliminali.

Corpi e vite trasmutate in una pari ed equilibrata mescolanza tra donna e uomo e tra donna e natura, custodiscono il sentimento occulto e diventano portatrici designate del grande mistero in cui magia ed esoterismo sono solo alcuni dei simboli in cui  l’intimo umano dovrebbe, con facilità, riconoscersi.

“Il processo della conoscenza non dovendosi più fare, l’intelligenza non essendo più da considerare, solo il sogno lascia all’uomo tutti i suoi diritti alla libertà.”  Boiffard, La Révolution surréaliste

L’impetuoso amore che Leonora prova per Ernst si trasforma sempre più in una silenziosa forma di  subordinazione, nonostante si renda perfettamente conto che  lui, esattamente come gli altri esponenti del movimento comunque consapevoli del suo talento, tendono a sovrastarla e lasciarla ai margini. Così come per tutte le altre esponenti femminili.

Je ne vois pas ( une femme) dans la forêt. René Magritte Collage pubblicato sulla rivista La Révolution Surréaliste 1929

“André Breton e gli uomini del gruppo erano molto maschilisti, ci volevano solo come muse folli e sensuali, per divertirli, per soddisfarli. […]Essere una donna surrealista significava, per lo più, preparare la cena per gli uomini surrealisti. ” L. Carrington 

Ma alla nuova Leonora non importa quasi più, di fronte a questo subordinato sentimento, quanto sia stata insofferente alle ingiuste e contraddittorie regole della società dominata solo dalla figura maschile. Questo è amore, è una sua opera. E’ il suo mondo, la sua vita, lei stessa e risponde a regole che non sono di questa realtà.

“Comincerò dal momento in cui Max fu portato via per essere internato in un campo di concentramento […] non feci altro che vomitare. Lo feci di proposito. […] Speravo di riuscire ad alleviare la disperazione sostituendovi il dolore fisico. ” Down Below, L. Carrington 1944

Ritratto di Max Ernst Leonora Carrington 1939

 

Un mondo che la guerra le porta via rinchiudendo Ernst in prigione per alcuni mesi. Una volta rilasciato lo ritrae fissandolo nel suo dipinto più rivelativo, il ritratto a Max Ernst del 1939, sicura che lì, protetto da un cavallo bianco, lui non potrà più esser rapito.

Ma nel 1940 l’amato viene catturato ed imprigionato in un campo di concentramento. Prova a farlo rilasciare ma senza risultato e a  lei non resta che fuggire in Spagna mentre è preda di febbricitanti e crescenti segni di una violenta crisi d’astinenza dal suo amore rubato.

 

 

 

“Questo amore era tanto più bruciante in quanto precedeva la conoscenza dell’amore. Era un malessere vago ed intenso, contro cui non esisteva alcun rimedio, un desiderio casto, senza sesso e senza scopo.” J. Cocteau

 

In Spagna viene internata in un manicomio a Santander. Lo stupro, le crisi epilettiche indotte coi farmaci e l’isolamento la trascinano verso un mondo sempre più distante dalla realtà. Il suo delirio onirico diventa l’unica casa che lei abbia mai davvero avuto.

Una volta dimessa, grazie alle insistenze di suo padre che voleva farla ricoverare in una clinica in Sudafrica, lei riesce a scappare in Portogallo. Incontra Renato Leduc, un diplomatico e poeta che, grazie ad un matrimonio di convenienza, l’aiuta ad arrivare a New York.

Il Tempio della parola Leonora Carrington 1954

La sua rinascita è lenta e nel 1944 viene pubblicato il suo libro Down Below.  Pagine autobiografiche che si fanno carico della sua follia e del suo drammatico ricovero raccontando tutto il suo calvario. Un libro che, nonostante sia fonte di grande sofferenza, diventa la sua unica vera via per dimenticare.  Si trasferisce in Messico e divorzia da Leduc.  Nel 1942 espone a New York e nel 1946 si risposa col fotografo Emerico Imri Weisz.

Continua a dipingere e la sua arte si trasforma seguendo di pari passo le vicessitudini della sua vita. Con la maternità le sue opere si vestono di fecondità celebrando l’originario mistero femminile. Il suo pennello intinge nelle passate leggende tra i simboli e i colori delle antiche divinità e dei riti magici. E l’amicizia con Remedios Varo, altra silenziata esponente del movimento surrealista e compagna di Péret, la diverte e le regala un nuovo spirito creativo. Dipinge le sue opere più famose e mature come Baby Giant.

“C’è un momento storico che mi piace. Per esempio la Caduta del Patriarcato, che accadrà nel XXI secolo. ” L. Carrington

Baby Giant Leonora Carrington 1947

Sperimenta nuove tecniche ponendo particolare attenzione alla costruzione del disegno. Nel 1948 espone una sua antologia di opere in un’importante galleria di New York e nel 1963 le viene commissionato dal governo messicano  il suo più grande lavoro, un murales per il nuovo museo antropologico di Città del Messico, intitolato El mundo magico de los Mayas.

Un lavoro che le permetterà di scivolare tra le vecchie culture Maya osservando e vivendo con gli indiani Chiapas, sprigionando tutta la sua curiosità  verso gli antichi riti impregnati di tradizione, cultura antica e magia riportando nella sua arte tutta se stessa e le leggende ascoltate da bambina.

Il magico mondo dei Maya Leonora Carrington 1964

“Le donne devono riappropriarsi dei propri diritti, inclusi quei poteri misteriosi che da sempre sono stati nostri e che nel corso del tempo gli uomini hanno violato, rubato o distrutto” L. Carrington 1976

Leonora Carrington fu una tra le figure femminili più rappresentative dell’arte surrealista. Progressista, idealista e sognante rappresentante di un’iconica ed utopica uguaglianza tra gli individui, scarcerati ed assolti da ipocrisie e regole costrittive e pleonastiche. Liberi di mostrarsi  in un mondo dove la concordia e la conformità trasmutano la realtà creando un nuovo luogo trasparente e legittimo dove coltivare affezione per se stessi e per gli altri.

 

 

 


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte.

Per ArteVitae Cristiana scrive nella sezione ARTE 


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

Bibliografia : “Leonora Carrington. Il surrealismo al femminile” T.Agnati

                           “Max Ernst e i suoi amici surrealisti” a cura di A. Schwarz

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