Le mie colorate e profumate vacanze greche

Di Cristiana Zamboni

 

#Lemiecolorateeprofumatevacanzegreche #Partire ed #Arrivare

Dalla fine di maggio giravo per casa con i biglietti aerei in tasca.

Anni passati a studiare l’antica Grecia senza averla mai vista. Ed ora l’avrei potuta perfino toccare.

Il mio dolce alleato e un po’ cazzaro compagno di studi , Epicuro, mi ricordava sempre, con passione, che “Non bisogna rovinare il bene presente col desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha lo si è desiderato.” O mia nonna “Tutto quello che deve arrivare prima o poi arriva”.

La vita è un atto di fede, basta saper aspettare.

Ogni giorno ero sempre più sollevata dalla vita quotidiana a discapito di quella reale. Un unico pensiero mi destava dal desio, cosa portarmi che non avesse un peso specifico troppo possente. La spada di Damocle del “non voglio portar pesi”.

Opto per l’indispensabile. All stars, un vestito un pò più corto e qualche grammo di coraggio e la valigia è pronta.

Destinazione paradiso.

Non leggo mai troppo dei posti in cui passerò le mie vacanze. Non voglio mai dissestare l’effetto sorpresa. Giusto il tassativo per non sentirmi persa. Il più delle volte mi affido a libri, film e musica. E per Paros non è stato diverso. Ho rivisto “Immaturi, il viaggio”. Ascoltato “Il viaggio” di Silvestri e letto “Il viaggio a Paros” di Mario Fortunato.

Il posto perfetto per essermi la giusta compagnia senza smog e senza nebbia.

“Mi hai fatto venir voglia di pensare al futuro, questo per me è già abbastanza!”.

Ed era già bello così.

“Strano come spesso basti un viaggio, pochi grammi di coraggio.un vestito un po’ più corto e poi lo sguardo di uno che era di passaggio” Il viaggio

Il coraggio di scegliere di sentirsi liberi. Dal mondo e dalle sue perplessità. Dalle contraddizioni della cultura e della società. Come San Tommaso, consapevole del suo peccato di credere solo se vede. Del resto, le parole sono solo suono se non hanno seguito.

Vedo la libertà come un valore estremo e necessario. Un cubo a due lati. Quello oggettivo, che arriva fino all’altro e non mi è permesso andar oltre se non invitata. Ed il soggettivo, il mio, e non è permesso andar oltre se non invitati.

Tutte le volte che salgo su un aereo faccio un respiro profondo. Voglio portarmi dentro un pò della mia terra. Mi aiuta a sentire le diversità di questo mondo. Così speciale. Dove ogni luogo è un posto, sempre diverso e sempre sorprendente a modo suo. Nel bene e nel male. Un pò come le persone.

Una persona, un giorno, mi disse che l’unica cosa che davvero possediamo sono le nostre percezioni nei confronti del dolore e della felicità. Possiamo provare a gestirle, a decidere come viverle e per quanto tempo restarci avvinghiati.

Mi sembrò la cosa più vicina alla verità. Aprì un cassetto, ci infilai quelle parole ed ancora oggi sono lì ed il cassetto è sempre aperto.

Memore, ogni giorno, vivo.

Atterrata a Mykonos, appena si apre il portellone, lascio quel respiro tutto italiano. Lo sostituisco con un altro, altrettanto profondo.
L’aria greca è salmastra e calda nei polmoni. Il vento è forte e sa di oleandro e cielo.

Un piccolo aereoporto. Sulla facciata spicca la scritta Aereoporto Mykonos in greco. Bluette su sfondo bianco. Leggermente ingrigita dall’umidità in alcuni punti apparentemente strategici. Atti a ricordarti che vieni dallo smog e allo smog ritornerai. Forse.

Tutti qui è bianco. Le case sembrano dei marshmallow giganti con zuccherini a quadretti azzurri.

Le isole greche, da quelle più selvagge a quelle più commerciali, non si dimenticano tanto in fretta e non ti assale, nemmeno per un secondo, la voglia di tornare.

Nella mia vita ho imparto a trattenere e disimparato a trattenermi.

Trattengo tutto. Sento, penso, elaboro e le scorie le getto, dimenticando ciò che non serve . Non mi piace la superficialità. Credo che la conoscenza ed il sapere siano lo spunto debito per riconoscerla e discernere il vero dal falso.

Non ho paura di pensare in modo diverso e non ho paura di fare vacanze diverse. Lontane, senza conoscere, non canoniche. Mi piace parlare con la gente del posto. Far finta di vivere come loro appena ho percepito un’abitudine indigena. Imparare la loro lingua. Certo, il greco parlato oggi è molto diverso dal greco antico. Presupporre di comprenderlo era un’illusione. Ma il loro “bravo” suona esattamente con lo stesso nostro fragore.

Il vento greco comincia ad affievolire i pensieri. Allo stesso ritmo delle onde del mare. Ne si percepisce l’odore anche se rimane nascosto dietro ai marshmallow giganti.

“In fila, mi raccomando, in fila…” , una voce italiana blatera come se fossimo alle poste. Un vacanziere si preoccupa che qualcuno non gli passi davanti alla coda dei taxi che portano al porto, da dove partono gli aliscafi per le isole.

Vivi e lascia vivere.

Intanto il sole cuoce. Brucia ma è diverso.

Sono un’ora avanti rispetto all’Italia.

Intanto al porto il mare è calmo. Blu e verde. I pesci sotto le all stars, a metà tra la terra ferma ed il vuoto, nuotano e giocano.

Mi guardo intorno e la nave è in ritardo. Un guardia marittina fischia come un disperato per tenerci lontani dal mare, ma l’aliscafo non arriva.

Paros è una piccola isola del Mar Egeo. Si pone tra Naxos ed Antiparos, un piccolissimo paradiso, dicono.

Attraccati a Paros ti rendi subito conto che tutto gravita attorno al porto che si trova nella capitale Parikia. Ristoranti, negozi, affitta bici,motorini e macchine. La nave attracca e tu, a pochi metri, gusti una coppa di yogurt greco con il miele, seduto ad uno dei baretti, osservando il tramonto .

Il porto è sovrastato da una delle più grandi chiese cristiane greco – ortodosse. Bianca e con la cupola azzurra, sembra trasportarti in cielo, tra le nuvole. Ti porta immediatamente ad una fede più pura e più spirituale. Giusta per San Tommaso.

All’interno si trova la Basilica della Madonna di Katapoliani, la più importante ed antica chiesa bizantina dell’isola. La cappella di San Nicola è databile tra il 313 – 326. Il battistero al IV secolo d.C. Attorniata da un museo a cielo aperto con reperti lì, tanto vicini da poterli anche toccare.

Il sorriso e la gentilezza della gente che incontro si porta via un pezzettino di freddo inverno. Il sangue riprende a scorrere. La vita torna ad attraversarti come un’onda.

Andando a dormire ti rendi conto che le uniche sensazioni che hai addosso sono il profumo del mare, l’azzurro delle persiane ed il viola delle bouganville.

E, dato per scontato che l’unica cosa che davvero possediamo sono le nostre percezioni, posso dire di possedere un angolo di paradiso in cui tutto profuma di oleandro e cielo.

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