L’attesa, tra illusione e speranza.

Brevi Libere Divagazioni di Luca Tizzi sul tema dell’attesa, uno stato d’animo che ci accompagna durante la vita. Una condizione che ognuno di noi vive con modalità e intensità diversa.

di Luca Tizzi

L’ultima volta abbiamo parlato di un film, La Casa Sul Lago Del Tempo, dove due persone si innamorano ma vivono lo stesso posto a due anni di distanza l’uno dall’altra. In una scena del film viene tirato in ballo un romanzo di Jane Austen, Persuasione. E’ la storia di un amore interrotto perché Anna, la protagonista, verrà persuasa a lasciare il suo amato Frederick perché appartenente ad un ceto sociale inferiore al suo. Non si innamorerà più e, alla ormai veneranda età di 27 anni, all’inizio del 1800 era quasi impossibile che una ventisettenne venisse chiesta in sposa, incontrerà nuovamente il suo vecchio fidanzato e potrà coronare il suo sogno d’amore perché anche lui, Frederick, ha saputo aspettare.

“Vi offro di nuovo il mio cuore che è ancor più vostro di quando lo spezzaste quasi otto anni e mezzo or sono. Non abbiate l’ardire di affermare che l’uomo dimentica più in fretta della donna, che il suo amore finisce prima. Non ho amato che voi. Ingiusto posso essere stato, debole e risentito lo sono certamente stato, ma incostante mai. Per voi soltanto sono tornato a Bath e senza di voi non posso immaginare il mio futuro.”
Da Persuasione di Jane Austen

Nel film i due protagonisti, ispirandosi al libro della Austen, capiscono che l’unico modo per superare la distanza temporale sia l’attesa, non vi dico altro, leggete il libro, guardate il film.

Un preambolo che ci porta a  quello di cui voglio parlarvi oggi, l’Attesa.
Quando si parla di attesa si pensa quasi sempre al lavoro di Samuel Beckett, Aspettando Godot.

La storia di due amici, Vladimiro ed Estragone, che trascorrono l’intera vita in attesa di questa fantomatica persona, non si sa chi sia ne se esiste veramente, ogni giorno qualcuno si presenta a dir loro che Godot arriverà il giorno dopo e loro rimangono in attesa anche quando decidono di non aspettare più e andarsene.
L’opera, che fa parte del teatro dell’assurdo, non segue una struttura tradizionale e sottolinea la perenne condizione di attesa in cui vive l’uomo e la sua impossibilità di muoversi, trasformarsi o altro.
Il nome Godot sembra di fatto essere composto dalle parole inglesi Go e Dot, Vai e Punto, quindi Fermo.
Il significato? Ognuno troverà il suo.

ESTRAGONE: E adesso che facciamo?
VLADIMIRO: Non lo so.
ESTRAGONE: Andiamocene.
VLADIMIRO: Non si può.
ESTRAGONE: Perché?
VLADIMIRO: Aspettiamo Godot.
ESTRAGONE: Già, è vero.

Un’altra opera dove l’Attesa è la parte centrale della trama è senz’altro Il Deserto Dei Tartari di Dino Buzzati, confesso, ho visto il film ma non ho letto il libro anche se, secondo il quotidiano francese Le Monde, è il ventinovesimo libro ta i cento migliori del secolo scorso.
Narra la storia del sottotenente Giovanni Drogo che inviato alla Fortezza Bastiani trascorre il suo tempo in attesa attesa di un nemico, I Tartari, che non arriverà mai. In realtà il vero nemico del sottotenente è la morte e la paura che il suo venire ponga fine alla sua esistenza. La morte lo troverà solo e lo svanire della paura darà valore e significato alla sua attesa.
Da questo romanzo è stato girato l’omonimo film di Valerio Zurlini che, secondo me, almeno una volta è da vedere o almeno leggete il romanzo, io lo farò.

 

Molti films e libri raccontano l’Attesa, uno stato d’animo che convive con la speranza, che resta una costante di ogni singolo individuo anche se vissuta in maniera diversa.  Attendiamo il grande amore, la morte, la pensione che non arriverà mai come il colonnello del romanzo di Gabriel Garcia Marquez, Nessuno Scrive Al Colonnello. l’ex militare trascorrerà l’intera vita in ristrettezze economiche vendendo i mobili di casa per sopravvivere e accudendo un gallo da combattimento che forse lo farà arricchire. Ogni venerdì si reca all’ufficio postale ad attendere la lettera del ministero che gli comunica l’erogazione della pensione, ogni venerdì per quindici anni senza mai perdere la speranza e senza stancarsi nell’attendere un qualcosa che non accadrà.

Il colonnello aprì il barattolo del caffè e si accorse che ne era rimasto appena un cucchiaino. Tolse il pentolino dal focolare, rovesciò metà dell’acqua sul pavimento di terra battuta, e con un coltello raschiò l’interno del barattolo sul pentolino finché si distaccarono gli ultimi rimasugli di polvere di caffè misti a ruggine di latta.
Mentre aspettava che l’infusione bollisse, seduto vicino al focolare di mattoni in un atteggiamento di fiduciosa e innocente attesa, il colonnello provò la sensazione che nelle sue viscere nascessero funghi e muffosità velenose. Era ottobre. Una mattina difficile da cavar fuori, anche per un uomo come lui che era sopravvissuto a tante mattine come quella. Per cinquantasei anni – da quando era finita l’ultima guerra civile – il colonnello non aveva fatto altro che aspettare. Ottobre era una delle poche cose che arrivavano.
Nessuno Scrive Al Colonnello – Incipit

Un paio di brani così a caso che parlano dell’attesa e dell’attendere, Waiting For The Sun dei Doors e Waiting In Vain di Bob Marley.

 

 

Grazie!

 

Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

NB: Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright.L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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Una risposta

  1. Laura Galvani ha detto:

    Scritto bene e ciò è raro e carico di quella tristezza e nostalgia di cui è fatta l’attesa, anche la più fiduciosa.

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