Lasciati andare, un film di Francesco Amato

Lasciati andare è un film di Francesco Amato con Toni Servillo, Veronica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli e Pietro Sermonti. E’ la storia di uno psicanalista che cura i suoi pazienti anche attraverso l’ipnosi. La sua pigrizia rasenta i languori di Oblomov, la sua taccagneria non riguarda solo il denaro ma anche le energie vitali, che conserva come se dovessero servirgli per qualche esistenza successiva. Vive in una casa condivisa con l’ex moglie ed ha qualche chilo di troppo da dover smaltire attraverso il detestato esercizio fisico. Visto per noi da Daniela Luisa Bonalume.

di Daniela Luisa Bonalume

Servillo va visto a teatro. Questo è certo. Ma anche al cinema non scherza. E neppure scherza Carla Signoris, assolutamente all’altezza del suo collega. “Lasciati andare”, è una delle tante storie di separazione di coniugi in cui nessuno dei due riesce a stare lontano dall’altra, pur vivendo in due case diverse. Anzi, nella stessa casa divisa in due. Non sai bene cosa aspettarti, da questa pellicola. Si intuisce solamente che una sequela di situazioni paradossali e grottesche stanno per verificarsi. I personaggi sono esagerati, tutti quanti escluso quello di Giovanna, la ex moglie, Carla Signoris. Grotteschi addirittura sono il titolare della palestra, Sermonti e la moglie, cornuta per destino. Come tanti, il marito risulta sensibilissimo al fascino del corpo scultoreo delle proprie collaboratrici.

Il regista ci delizia con alcuni camei, ruoli in cerca di un equilibrio che sperano di trovarlo frequentando Elia Venezia, lo psicanalista interpretato da Servillo. Il “Lasciati andare”, in realtà, è un invito che gli viene fatto dalla personal trainer Claudia, al secolo Veronica Echegui, alla quale Elia delega la responsabilità del proprio recupero di una buona forma fisica. E’ un succedersi di necessità soddisfatte attraverso una concatenazione di reazioni che conseguono alle azioni dello psicanalista. Gli allenamenti vengono inseriti tra un paziente e l’altro, poi, i pazienti vengono inseriti tra un allenamento e l’altro.

Uno di questi, Giacomo Poretti che interpreta un rampante uomo d’affari occasionalmente trascurato dal terapeuta, cerca la propria vendetta puntando sulla seduzione della moglie (ex) del professionista, risvegliando così sentimenti sopiti ma non esauriti. L’invito “Lasciati andare” calza a pennello anche ad Ettore, il personaggio interpretato magistralmente dall’ormai non più sorprendente Luca Marinelli – nelle sale con altre pellicole – anch’egli psicolabile. Forse il più psicolabile di tutti. Quest’ultimo è in competizione con le abilità professionali e coi trucchetti adottati da Elia nel momento di massima tensione e pericolosità di tutta la vicenda.  Il film, che si fa guardare ma non fa sganasciare dalle risate, non si completa. Anche nei dialoghi qualcosa di incompiuto sembra restare. Una commedia ridanciana più che una commedia divertente, perché poco coinvolgente. Elia è troppo cinico per suscitare empatia.

In “Lasciati andare” il contenuto è labile e ingabbiato in una forma fragile. I 100 minuti ed oltre scorrono abbastanza velocemente ma non così velocemente come la caratura degli interpreti richiederebbe. Anche la citazione sulla proverbiale oculatezza degli ebrei non riesce ad essere così ironica da favorirne la leggerezza. Tuttavia emerge una certa umanità dei personaggi che evidenzia la profondità delle relazioni personali. Nonostante i ruoli non lo prevedano, essi riescono ad interagire in modo spontaneo ed autentico. Essi sono lontano dagli stereotipi sentimentali ai quali siamo abituati dal comune vivere. Lasciano via via spazio all’intensificarsi del donarsi fino al raggiungimento di un confronto aperto e sincero.

Siamo difronte ad un lungometraggio che può essere affrontato anche dopo “il pranzo della domenica”. L’opera non richiede un impegno cerebrale compromettente per la digestione e qualche risata la strappa senza fatica. Un film che avrebbe potuto lasciare qualcosa in più, ma apre una possibilità quasi mai contemplata e cioè che il brodo della gallina vecchia, vale la pena di tornare a berlo!

Trailer Lasciati andare

 

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!