L’Architettura organica di Frank Lloyd Wright

La ricerca architettonica di Frank Lloyd Wright è basata principalmente sul concetto dello spazio che dialoga costantemente con la natura circostante. Edificio e natura diventano un tutt’uno dando vita all’idea di architettura organica che accompagnerà Wright in tutta la sua produzione. La Casa sulla cascata, nota anche col nome di  Fallingwater House è l’esempio più significativo di “architettura organica”, concetto molto caro all’architetto che perseguiva quell’accordo perfetto tra elementi naturali e artificiali.

di Alessandra Bettoni

Frank Lloyd Wright 1867-1959

E’ considerato il padre dell’architettura moderna. Pur non avendo conseguito alcuna laurea diviene uno dei maestri dell’architettura del ventesimo secolo. Frank Lloyd Wright inizia la sua carriera nella città di Chicago nel 1893, partecipando alla sua ricostruzione dopo il “Big Fire” del 1871, ma viaggerà e opererà in tutti gli Stati Uniti d’America.

La sua ricerca architettonica è basata principalmente sul concetto dello spazio che dialoga costantemente con la natura circostante. Edificio e natura diventano un tutt’uno dando vita all’idea di architettura organica che accompagnerà Wright in tutta la sua produzione.

Uno dei momenti fondamentali della sua evoluzione artistica è quello legato alla scoperta della cultura giapponese. Nella sua vita intraprende diversi viaggi in Giappone e la vicinanza a questa cultura è una chiave di lettura fondamentare dell’opera di Wright.

“Non vi ho mai confidato sino a che punto le stampe giapponesi sono state per me fonte di ispirazione. Non mi sono mai liberato dall’effetto prodotto dalla prima impressione che mi procurarono e probabilmente non me ne libererò mai. Era l’incedere della grande dottrina della semplificazione, dell’eliminazione di tutto ciò che è insignificante”. F. L. Wright

L’opera di Wright è molto ricca e i tanti capolavori realizzati rappresentano tipologie costruttive varie. Non si allinea ai maestri del razionalismo e anche se in qualche modo legato al movimento moderno, rimarrà un outsider.

Wright si esprime principalmente nella progettazione e costruzione di case private, usa il legno come nessun altro architetto e si concentra sull’integrazione dell’edificio nel paesaggio, promuovendo il concetto di armonizzazione con la natura da cui deriva quello di architettura botanica.

Ciò nonostante, uno dei primi edifici da lui progettati è la chiesa di Oak Park, Unity Temple, costruita nel 1905. Considerato dall’architetto stesso un suo “gioiello”, l’edificio è un esempio di architettura moderna con una struttura a forma cubica e costruita in calcestruzzo rinforzato., in cui forma e funzione coincidono spiritualmente.

“La mia religione ha la enne maiuscola di natura.” F. L. Wright

Ma è proprio dalla cultura giapponese che scaturisce il concetto di architettura organica, che Wright espresse al meglio in alcuni suoi progetti residenziali.

Ne sono un esempio la sua Casa ad Oak Park, un sobborgo nella zona settentrionale di Chicago, ed altre venti case da lui disegnate. Wright aveva un’idea precisa di ambiente residenziale, progettato in una forma organica che ponesse al centro una sala centrale, il caminetto o il focolare, quale fulcro della vita familiare.

F. L. Wright – La sua casa ad Oak Park

In tema di architettura residenziale, Wright progetta e costruisce le Praire House – Casa nella prateria – concepite tenendo in considerazione l’impatto della costruzione sul paesaggio circostante. Si tratta di un complesso di case unifamiliari che prediligono lo sviluppo orizzontale, caratterizzate da tetti a sbalzo e dalla ricerca della continuità fra ambienti interni ed esterno. La struttura portante e gli arredi sono integrati in un unico progetto. Wright ambiva a creare un’architettura moderna che fosse profondamente intessuta della cultura statunitense e influenzata nella sua estetica dal paesaggio delle grandi pianure nordamericane, concretizzando quell’ideale abitativo nel libero spazio delle praterie.

Casa nella prateria

Il complesso della Darwin D. Martin House, commissionato da Darwin Martin nei primi anni del ‘900, con tutti i suoi elementi distintivi costituisce un esempio importante dello stile adottato dall’architetto statunitense. Le facciate sono caratterizzate da marcate linee orizzontali, le piante sono cruciformi con porticati e verande, tetti a padiglione, uso di mattoni e legno come materiali costruttivi principali e una forte integrazione di architettura e paesaggio. La Frederick C. Robie House situata sempre ad Oak Park Chicago, è stata progettata da Wright per il suo committente Frederick C. Robie. La concezione dell’edificio si basava sull’idea che le costruzioni potessero acquisire forma e particolari a seconda dell’ambiente che le circondava, come frutti del terreno in cui si trovavano. Wright progettò non soltanto la forma esterna della casa, ma anche spazi interni e disposizioni delle stanze, luci, finestre ed arredamenti. L’elemento caratterizzante è il mattone rosso a vista che omologa la superficie interna a quella esterna. All’interno della casa ritroviamo un elemento chiave che viene riprodotto nella maggior parte delle stanze: il camino, elemento ricorrente nell’opera di Wright.

“…it is quite impossible to consider the building one thing and its furnishings another… They are all mere structural details of its character and completeness.”

Le opere californiane progettate negli anni 20 del Novecento da Wright si ispirano allo stile “maya” e sono caratterizzate dall’uso di “textile blocks”, blocchi di calcestruzzo prefabbricati adottati per il rivestimento esterno delle abitazioni. A questo periodo appartengono la Freeman House e la Ennis House, la villa di Los Angeles progettata nel 1923 costruita sulle colline di Hollywood, divenuta oggetto di culto ed utilizzata anche come set di film holliwoodiani come ad esempio Blade Runner del regista Ridley Scott.

Ennis House 1923 Hollywood. Divenuta oggetto di culto ed utilizzata anche come set di film holliwoodiani come ad esempio Blade Runner del regista Ridley Scott.

Broadacre City – La città del futuro ©F.L.Wright

Negli Anni ’30 Wright concepisce l’idea della città del futuro che lui stesso chiamò Broadacre City, un modello a bassa densità abitativa, sviluppato orizzontalmente e disperso nell’ambiente naturale superando il tradizionale confine tra città e campagna. Si trattava di un modello sociale utopico, basato sui principi fondamentali di libertà, proprietà, autonomia e indipendenza, sviluppato intorno al concetto del vivere la natura. La città del futuro di Wright si contrappone al modello di città densa che si sviluppa in altezza e si ripete infinitamente proposto da Le Corbusier ed incarnato dalla città di New York. Grazie all’avvento dell’automobile ed allo sviluppo delle moderne tecnologie Wright immagina un modello di città basato su un continuum di campagna, industria e spazio per il tempo libero, collegati fra loro attraverso sistemi di telecomunicazione, trasporto aereo e corridoi infrastrutturali dove corrono auto e treni. I centri di distribuzione di beni e servizi diventano così i nodi dello scambio sociale. La città dispersa è organizzata intorno a luoghi collettivi che fungono da grandi condensatori sociali, è in continuo movimento grazie alla tecnologia e agli avanzati mezzi di trasporto che assicurano la mobilità.. Broadacre City è un modello di “urbanizzazione” della campagna, intende sfruttare le caratteristiche di razionalità del sistema urbano e integra diverse tipologie abitative e sociali e combinando la dimensione urbana con la sfera della natura e della ruralità anticipa il modello suburbano della metà del ‘900

Fallingwater House, nota anche col nome di Casa sulla cascata è la villa progettata da Wright in Pennsylvania tra il 1936 e il 1939. E’ diventata un punto di riferimento per gli architetti di tutto il mondo ed è l’esempio più significativo di “architettura organica”, concetto molto caro all’architetto che perseguiva quell’accordo perfetto tra elementi naturali e artificiali. La villa fu commissionata dalla famiglia Kaufmann, ricchi proprietari di grandi magazzini a Pittsburgh, che volevano una casa con vista sulla cascata. Wright non si limitò a questo ma decise di integrare la cascata nel suo progetto.

Fallingwater House ©Wright, Pennsylvania 1936-39 – Autunno

Fallingwater House ©Wright, Pennsylvania 1936-39 – Estate

L’edificio è immerso nel verde di una foresta e sovrasta una cascata. Volumi e forme non tradizionali la rendono moderna ma non espressione dell’architettura modernista nei termini dettati dalla scuola di Van Der Rohe e Gropius. La grande forza estetica di Fallingwater House è da ricercare nell’integrazione con l’ambiente circostante ottenuta con l’utilizzo di materiali del luogo – le terrazze a sbalzo si fondono completamente con la roccia, i tetti si allungano per cercare il dialogo con la natura. La fine contrapposizione fra linee orizzontali dell’edificio e verticali della natura intorno creano un rapporto armonico fra il tratto antropico e il contesto.

 

Fallingwater House ©Wright, Pennsylvania 1936-39 – World Heritage Site

Fallingwater House ©Wright, Pennsylvania 1936-39 – World Heritage Site

Bruno Zevi, titolare della memoria wrightiana in Italia, la descriveva così:

“Si libra sopra una cascata, tra le colline della Pennsylvania, incastrandosi alla formazione rocciosa. Apoteosi dell’orizzontalità, con gli sbalzi impressionanti del soggiorno e delle terrazze”

Oltre a Fallingwater House, nel 1936, quando gli Stati Uniti erano nel pieno della depressione economica, Wright progetta una serie di case denominate Usonia. – acronimo di United States Of North America. Si tratta di un modello sostenibile di case per la classe media, progettate per contenere i costi, sviluppate su un solo piano con tetti che si prolungano in tettoie esterne e materiali semplici e naturali, prive di soffitte, solai, fondamenta e con solo poche decorazioni. La progettazione prevedeva un uso efficiente degli spazi esterni ed interni che riflettesse il nuovo stile americano della classe media e fosse quindi alla portata della gente comune. In quegli anni Wright fonda anche la sua scuola di architettura, la Taliesin West nella quale ospita anche amici e colleghi architetti e collaboratori e discepoli, luogo dove prendono vita l’idea della città utopica e la visione di un modello abitativo democratico.

L’opera di Wright si è espressa principalmente nella progettazione e costruzione di residenze e complessi abitativi ma annovera anche alcuni edifici destinati ad usi diversi.

La Johnson Tower, sede ancora operativa uffici amministrativi di SC Johnson, fu commissionato da H.F. Johnson Jr. nel 1936.

“Chiunque può costruire un edificio standard. Ma io volevo costruire il miglior edificio di uffici al mondo, e l’unico modo per riuscirci era coinvolgere il migliore architetto del mondo.”

Fu così che iniziò la pluri-decennale collaborazione tra H.F. Jonhson Jr. e Wright. In anticipo sui tempi, Wright si concentrò sul concetto di spazialità fluida, disegnando una pianta aperta con arredi modulari innovativi e una disposizione open space. Ma l’elemento strutturale e al contempo decorativo più emblematico dell’edificio sono le colonne dendriformi cioè a forma d’albero che nella maestosa Great Workroom creano una foresta piena di luce. Queste colonne dendriforme che non seguivano le regole tradizionali di costruzione, furono oggetto di disputa con la Wisconsin Industrial Commission che rifiutò di approvare i progetti dell’edificio, sostenendo che il design delle colonne fosse irrealistico.

Le colonne dendriformi della maestosa Great Workroom creano una foresta piena di luce.

Price Tower in Oklahoma – Modello

Wright non si arrese e nel 1937, supervisionò un esperimento di integrità strutturale nel quale le colonne dimostrarono il proprio valore, resistendo a un carico di sessanta tonnellate: dieci volte maggiore rispetto a quello richiesto. E l’edificazione fu approvata. La Price Tower in Oklahoma progettata da Wright nel 1956 è l’unico esempio di grattacielo costruito dall’architetto. Definito “albero fuggito dalla foresta” la sua struttura evoca quella di un albero, con i 19 piani che si allargano (come rami) a partire da un unico pilone centrale (il tronco), e con i muri che pendono dai soffitti come tende (o foglie).

Ma l’opera certamente più iconica, l’ultima sfida di Wright è rappresentata dal Guggenheim Museum di New York, inaugurato nel con il quale l’architetto riuscì ad imporre il concetto di architettura organica all’interno della rigida griglia lineare tipica della città di New York da lui non particolarmente amata.

Lo spazio espositivo immaginato da Wright è rivoluzionario: un unico ambiente avvolgente che visto dall’esterno ha la forma di una spirale che si avvita sul terreno. nel quale visitatori sono dapprima portati al livello più alto da un ascensore, e poi invitati a scendere percorrendo la rampa a spirale sulla quale sono esposte le opere. Percorsi e aree espositive sono unificati, non ci sono le sale tradizionali. Lo spazio è dotato di illuminazione naturale grazie al grande lucernario che copre lo spazio centrale che genera una luce diffusa.

Guggenheim Manhattan NY – Inaugurato nell’Ottobre 1959

Wright, che per pochi mesi non vide il completamento del progetto, è stato uno dei primi archistar, capace di autocelebrarsi accrescendo ogni giorno il mito di se stesso.


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Note biografiche sull’autrice di questo articolo

Alessandra Bettoni

Alessandra nasce nel 1966 e si sente ancora  in quella fase della vita in cui non vuole cedere alla civetteria di omettere questo dato dalla sua biografia. Vive a Milano, la città che l’ha adottata e nella quale si sente a proprio agio. Di mestiere insegna: tiene corsi privati di lingua inglese, ma fino a qualche anno fa si occupava di marketing e vendite per le aziende e viaggiava spesso per lavoro, anche all’estero. La sua vita l’ha sempre portata a contatto con le persone, ciò nonostante si ritiene abbastanza “orso” per apprezzare una serata a casa da sola, ma non abbastanza per apprezzare un pasto al ristorante consumato senza compagnia. Apprezza qualsiasi forma di espressione artistica. Ama in particolare l’architettura e la fotografia. Fotografa da pochi anni, il digitale è l’unico universo che conosce. E’ una delle ideatrici e fondatrici di ArteVitae Blog, ne cura l’editing, la promozione e a volte scrive.

 

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