Lanzarote, i quattro elementi

Per la rubrica  Viaggi Fotografici, curata da Stefano Degli Esposti, oggi esploriamo Lanzarote, un sorprendente frammento di Spagna nell’arcipelago delle Canarie.

TERRA

Dopo l’atterraggio, il mio cuore giallo-rosso non impiega molto tempo a interrompere la vana ricerca di sapori, rumori e colori che mi riconducano in Spagna. Muovendomi verso sud, rimango quasi immediatamente avvolto da una “sensazione marziana”. L’immagine di aridezza va oltre l’ossimoro delle screpolature di questo piccolo lembo di terra che spunta dall’oceano. La percepisco piuttosto come una immersione totale in un contesto extra-planetario, protesa alla ricerca della sua essenza.

Mi allontanano un po’ per volta dal timore latente dell’inesplorato. Lo devo al fascino del viaggiare lungo le strade che solcano immense distese di lava, stentando a credere che si siano già fermate. Non foss’altro perché ardono solo nelle loro cromie scure. Sono cumuli talvolta ingombranti dalle dimensioni più svariate. Inamovibili ma dinamici, grazie alle loro forme più impensabili tanto da perderci lo sguardo per leggere nei loro dettagli e nei ricami dei licheni appiccicati.

FUOCO

 Ammassi impraticabili per una camminata, anche immaginaria, in mezzo alle colate. Persino nel frequentatissimo Parco del Timanfaya, se non tramite visite guidate. Attraverso le sue Montañas del Fuego (1) l’emozione cresce lungo il percorso fra muri di lava, che scorrono velocemente attraverso i cristalli del pullman. Le soste sono troppo brevi per una osservazione più accurata della convivenza tra licheni e lava.  Il trionfo esplode raggiungendo la cima, viaggiando fra i misteriosi crateri, dove la vista realizza un suggestivo coast-to-coast. Qui la terra scotta, sopra ad un’attività vulcanica tuttora presente, oggetto di spettacoli per intrattenere i turisti. Molti attirati anche dalle cammellate che, come spesso capita in molte altre località turistiche, sfruttano gli animali oltre al limite delle loro forze.

ACQUA

A Lanzarote la lava è un mare terrestre onnipresente che gioca ovunque con l’acqua. Qui l’Atlantico è gentile. Basso e calmo, quasi come un “Adriatico africano”, nelle poche spiagge sabbiose. Ma con l’alzarsi del vento le coste non vengono risparmiate dall’impeto delle onde. Quando, invece, schiaffeggiano la sorella Tenerife in qualsiasi condizione.

 Nel nord-est l’oceano si insinua nell’isola attraverso un tubo lavico che crea gli spettacoli naturali delle grotte, valorizzate dal talento artistico di Cesar Manrique. Il movimento dei colori cangianti che brillano sulle acque cristalline del “Jameos del Agua” (2) trascina i tuoi occhi in un tuffo. Vorresti toccare quei sassi madreperlati dai raggi di sole che si infiltrano nel foro della roccia. Sono vibrazioni quasi percepibili sonoramente come rintocchi di xilofono. Le tinte cambiano, svaniscono e ricompaiono in pochi attimi, come una magia. Un teatro hollywoodiano ti attende nella “Cueva de los Verdes” (3), al termine di un cammino fra le porosità pittoriche della roccia. Il maestoso riflesso artificiale della grotta riproduce un’immagine dantesca, che incornicia lo smeraldo incastonato nel suo incavo terminale.

INGEGNO

Il verde di Lanzarote ti sorprende anche coi ricami dei vigneti sulle distese di sabbia lavica alle pendici dei vulcani nell’area centrale de La Geria. Coni rovesciati per far confluire l’acqua piovana verso le piante, posizionate al centro.  I terreni pianeggianti li trovi decorati coi muretti a secco, che a loro volta facilitano le coltivazioni, contribuendo ad ammorbidire la crudezza del paesaggio e realizzando un ulteriore elemento di contrasto.

 L’ingegno e l’amore sono gli ingredienti dell’insospettabile floridezza di quest’isola dominata dalla lava. A questo lavoro instancabile dell’uomo è stata dedicata la casa-museo del Campesino (4), nel centro dell’isola, sulla strada che l’attraversa in senso longitudinale.

ARIA

Dirigendoti verso nord puoi passare in pochi minuti dalla ragione alla pura emozione. Qui puoi sentirti padrone dell’isola ammirando il panorama dal Mirador de Harìa, appena qualche gomito di asfalto sopra all’omonima città del Manrique.   O anche volare con la mente sul Mirador del Rio. Un ampio balcone che si affaccia sulla costa di rimpetto all’isoletta La Graciosa. Uno schizzo caraibico di fronte all’Africa.  Per ritrovarti poi in un verosimile scorcio galiziano, ritornando a sud per la costa orientale. Il litorale di Orzola esercita un potere quasi magnetico, con la mescolanza cromatica di lava, sabbia, muschi, alghe e le sfumature azzurre del mare.

COLORI

Il colore è un ulteriore fattore di sorpresa ed una caratteristica capace di emozionarti oltre ogni ragionevole aspettativa. Proprio perché la natura vulcanica di Lanzarote, ti induce a immaginarla a tinte scure e spente. Invece rischi di perdere la mandibola, alla vista della “piscina” del Papagayo, a sud. Una spiaggia dai forti contrasti cromatici incorniciati da un imponente troncone lavico.  E non resterai meno attratto dal fascino del Lago Verde. Un gocciolone olivastro che affonda nella graniglia scura di una spiaggia, divinamente contornata dal blu dell’oceano e dal rosso vermiglio della roccia.

 Il colore è il protagonista anche dello spettacolo che va in scena al mercato domenicale di Teguise, con le sue abbondanti merci esposte sulle bancarelle. La combinazione di colori e geometrie è un gioco che non puoi perdere alle Salinas de Janubio se ti piace fotografare. Costruite coi muretti a secco e riempite con le tinte del sale che assume colorazioni diverse a seconda della composizione chimica del terreno. L’architettura che diventa arte grazie alla complicità della natura.

I QUATTRO ELEMENTI

Terra, fuoco, acqua e aria. I quattro elementi perfettamente fusi nello spazio di pochi chilometri quadrati. Un lavoro straordinario a due mani, l’ingegno dell’uomo e l’opera della natura. Questo è il miracolo di Lanzarote. Un’isola “campionario naturalistico” dove l’impossibile si trasforma in possibile, l’avversità diventa amica e la ruvidezza fa rima con bellezza.

Stefano Degli Esposti  ©

Note:

  1. Montagne del fuoco
  2. Cammei d’acqua
  3. Grotta dei verdi
  4. Contadino

Note biografiche sull’autore

Stefano Degli Esposti

Carpe noctem”, quando il “carpe diem” non basta. Stefano Degli Esposti nasce nel 1958 a Casalecchio di Reno (BO), che resta la sua città di riferimento, nonostante il trasferimento sulle colline di Sasso Marconi. La formazione scolastica di indirizzo commerciale caratterizza il suo percorso professionale fino alla direzione di aziende di contesto multinazionale. Si diverte in cucina, si rilassa con la musica Rock e Jazz ed è appassionato di fotografia. Fotografa tutto ciò che lo emoziona, con una spiccata predilezione per l’astrattismo, specie in contesti urbani. Espone i suoi lavori a mostre collettive e personali dal 2015. Il MIA Photo Fair nel 2017 ed il Photofestival nel 2018, su tutte, entrambe a Milano. Ama la natura e gli animali. Sa cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.


Per ArteVitae cura la Sezione Viaggi Fotografici.  Racconta le sue esperienze di viaggio, riportando alla memoria le emozioni che gli hanno lasciato segni indelebili, accompagnate dalle sue fotografie. Lo scopo ambizioso è di farle rivivere ai suoi lettori, scatenando in loro il desiderio di visitare quei luoghi.


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Stefano Degli Esposti © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

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