La signora Palmira. E’ il nuovo racconto breve di Daniela Bonalume.

La signora Palmira è il nuovo racconto di Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

Si era agli sgoccioli. La sua relazione con Laura si trascinava ormai da qualche anno ed era giunto il momento di metterci un punto. Ludovico si era impegnato a cercare casa. Non voleva andarsene lasciando un brutto ricordo di sé ed aveva deciso di liberare l’ovile a favore di quella che era stata la sua compagna per più di quindici anni, senza procurarle danni materiali. Le voleva molto bene ma, come alcune volte succede, l’amore era finito.

Anzi, si volevano reciprocamente molto bene. Purtroppo la coppia era scoppiata e, prima che il loro rapporto degenerasse in qualcosa di poco dignitoso ed ognuno venisse sostituito da qualcun altro, l’uomo pensò di rompere le righe. Del resto, erano riusciti a tenere un comportamento civile grazie all’itinerante lavoro di lui, che lo portava in giro parecchio in quanto tecnico specializzato di apparecchiature elettromedicali.

Un lavoro che lo assorbiva molto e lo appagava anche dal punto di vista umano. Per Ludovico non c’erano giorni festivi o feriali. Quando il cliente chiamava, lui correva. Spesso la vita di una persona dipendeva proprio dalla quella macchina, e lui non si ritraeva mai.

Quand’era stato possibile, aveva visionato alcuni appartamenti, ma niente di interessante. Taluni troppo bui, altri troppo esosi. In particolare, si ricordava una tana, in un villaggio residenziale alle porte della città, leggermente seminterrata. Buia ed umida. Ludovico si aspettava un affitto simbolico, ed invece, la richiesta gli sembrava addirittura assurda. A formularla, questa richiesta, era una gentildonna di mezza età proprietaria di svariate unità abitative. Le era stata presentata da un amico commercialista, con l’intenzione di soddisfare le esigenze di entrambi.

La signora Palmira, così si era presentata la donna, era sicuramente una persona affascinante anche se non più giovanissima, ma aveva negli occhi, seppur lucenti, uno strano velo. Lei gli aveva sottoposto altri appartamenti, senza però accontentarlo. Le richieste economiche erano davvero troppo alte per la qualità degli immobili. Infatti, molti di essi erano sfitti. Probabilmente la signora Palmira aveva altri redditi, e gli affitti non incidevano sul suo tenore di vita.

Un giorno, parlandone con l’amico commercialista, Ludovico ipotizzò che la sua cliente non fosse affatto interessata a cedere in locazione parte del proprio patrimonio, motivando il tutto con un breve racconto sugli incontri fin lì avvenuti.

-La signora Palmira è sempre stata una persona molto particolare, però se ti ha preso in simpatia, vedrai che una volta o l’altra ti farà una proposta molto vantaggiosa, alla quale ti sarà difficile rinunciare-.

-Aspetterò questa proposta, allora, confidando in Laura e nella sua comprensione! – concluse Ludovico. Pochi giorni dopo venne nuovamente contattato dalla signora Palmira.

-Ludovico buongiorno! – esordì con voce eccitata la donna – stavo riflettendo sulle sue necessità e mi è venuta una buona idea, almeno per me, che vorrei sottoporle: una proposta allettante per entrambi. Senza che lei si senta in imbarazzo, la inviterei nella mia residenza il prossimo giorno in cui sarà in città –.

– Grazie mille, signora Palmira, per domani non ho nessun impegno, se volessimo approfittare e fissare già da ora per la mattinata, per me andrebbe bene. –

-Accidenti Ludovico, potremmo fare invece verso le 18, ho già preso un impegno per la giornata di domani. Le mando la mappa e l’indirizzo con un WhatsApp. –

-Va benissimo, aspetto l’indirizzo. A domani! – salutò Ludovico.

Il messaggio arrivò, con la mappa e l’indirizzo. Ludovico ci diede un’occhiata. Quella zona alle porte della città era molto verde. Era abitata da gente molto facoltosa che viveva in ville antiche inserite in parchi con alberi secolari. “Alla faccia del bicarbonato” pensò Ludovico sogghignando. Come già gli aveva anticipato l’amico commercialista, Ludovico si aspettava una proposta interessante, anche se francamente non sapeva proprio cosa aspettarsi.

Non riuscendo a vedere il numero civico in quanto nascosto dagli alberi, Ludovico raggiunse il cancello dell’abitazione di Palmira con qualche difficoltà. L’accoglienza era già indicativa. Tra la strada ed il cancello stesso, uno slargo consentiva all’ospite di suonare comodamente il campanello pigiando un pulsante posizionato su una colonnina, e di fornire le proprie generalità attraverso il citofono appena sopra.

-Entri con l’auto, Ludovico, le faccio aprire – disse la sinora Palmira. – Entri e percorra tutto il viale fino al termine dei pini marittimi. Io sarò lì ad aspettarla. – E Ludovico così fece.

L’uomo scese dall’auto e si apprestò a salutare la Signora. Che strana impressione gli faceva vederla inserita in un contesto che non conosceva. Gli abiti un po’ vintage le conferivano un’aria da matura blasonata che si muoveva con lentezza e classe nei propri ambienti. Una villa bellissima, probabilmente risalente ai primi decenni del diciottesimo secolo, delimitava il cortile in cima al viale.

Lei lo accolse con grande cordialità e lo condusse in una dependance comunicante con l’edificio principale.

-Ludovico vede, questa è una parte più recente. Qui lei starebbe benissimo, credo. – mostrandogli la cucina terrazzata sotto un ombrello di pini e circondata da gelsomini profumatissimi. Proseguì nel salotto arredato con mobili confortevoli e di pregio. Un grande schermo televisivo con surrounding contendeva la stanza ad un pianoforte e ad un grande camino.

Ludovico si era già innamorato di tutto. Un ambiente luminoso, pratico ed arredato con gusto. Si vedeva già lì con tutte le sue cose, qualsiasi fosse stato il prezzo, sarebbe stato disposto a pagarlo. Si sentiva già il padrone di casa.

La signora Palmira gli mostrò il bagno: una navicella spaziale con doccia idromassaggio, cromoterapia e musica. Ludovico chiese timidamente: -Signora Palmira, è tutto bellissimo, qui starei davvero meravigliosamente, ma non credo di potermi permettere un lusso del genere. Quale sarebbe la sua richiesta per questo alloggio? – ma era una moina, più che una domanda. Ludovico confidava in un bisogno di compagnia, più che di denaro.

Palmira, in silenzio, lo condusse nella camera da letto. Una piazza d’armi con un letto king size, mobili pregiati e molti armadi. Lei ne aprì un paio vuoti facendo intendere a Ludovico che sarebbero stati a sua disposizione. Poi ne aprì altri quattro, trasbordanti di abiti maschili: – Ludovico lei non si deve preoccupare per la pigione.  Vede tutti questi abiti? – disse la donna al suo interlocutore che, spiazzato da quella visione, iniziò a strabuzzare gli occhi indietreggiando verso la porta dalla quale era entrato.

-Tutti questi completi appartenevano al mio povero marito, le dovrebbero andare a pennello. In cambio dell’ospitalità le chiederei solo di recitarne il ruolo: di cenare una sera a settimana con me indossando a rotazione uno di questi vestiti, dopo aver fatto una passeggiata sotto le finestre delle mie stanze ed avermi cantato “Tu si’ ‘na cosa grande”-.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


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