La Romagna del sogno felliniano

Concludiamo questa rubrica di cinema on the road lungo la via Emilia con la tappa più attesa, quella che ci conduce alla Romagna del sogno felliniano. 

di Gabriella Maldini

Federico Fellini

La Romagna di Federico Fellini è un mondo favoloso che mescola memoria e fantasia, profezia e sogno, e che va ben oltre i confini della natia Rimini. Inevitabile, dunque, che la prima domanda sia ‘Cos’è, per Fellini, la Romagna? E la premessa da cui partire per giungere alla risposta è allo stesso tempo affascinante e paradossale: Fellini non girò mai in Romagna, nemmeno un metro di pellicola. Eppure è l’artista romagnolo per antonomasia. Perché? Cosa vuol dire? Che

ciò che conta non è essere nei luoghi fisicamente, ma esserci con la mente, e soprattutto con l’anima.

Fellini si trasferì a Roma molto presto e non tornò più a vivere in Romagna. Eppure, quella che ci racconta lui è la Romagna più potente, perché è la Romagna del ricordo, delle radici, dell’immaginazione e del sogno. E dunque, del mito. Nel 1953, al Festival di Venezia vince il Leone d’argento un film che segna la svolta del cinema italiano, il superamento del neorealismo: è il film I vitelloni, in cui Fellini mette a nudo con implacabile poesia quello che, da sempre, è il problema di tutti i provinciali: il bisogno di fuggire unito all’invincibile desiderio di restare. Fellini il dilemma l’aveva risolto in fretta, perché se ne era andato; ma da quel giorno, tutta la sua vita artistica è stata un ritornare. Ritornare attraverso il Cinema.

I vitelloni, di Federico Fellini, 1953

Per Fellini la Romagna è innanzitutto questo: il ritorno. E in fondo, possiamo dire che, grazie al Cinema, dalla sua Romagna non se ne andò mai. c’è una poesia di Giorgio Caproni che esprime tutto questo in un lampo: s’intitola ‘Biglietto lasciato prima di non andare via’

‘Se non dovessi tornare/sappiate che non sono mai/ partito./ Il mio viaggiare/ è stato tutto un restare/qua, dove non fui mai’.

Per quanto riguarda i Vitelloni,  il qua è una Rimini del ricordo e del cuore che non è meno autentica di quella reale. Una Rimini invernale e molto spesso notturna. Una Rimini fuori stagione e semi deserta dove, quando compare la spiaggia, è una spiaggia d’inverno, ventosa e vuota.

Leopoldo Trieste, Alberto Sordi e Franco Interlenghi, I vitelloni, 1953

I suoi provinciali sono un gruppo di amici senza arte né parte: c’è il dongiovanni costretto al matrimonio riparatore (la scena del padre che lo rincorre con la cinghia dei pantaloni è una scheggia di memoria di un mondo anagraficamente solo dietro l’angolo ma ormai lontano ere geologiche), l’intellettuale dall’ingenuità goffa e surreale, l’esuberante e finto cinico che fa il leader, e poi, naturalmente, c’è il sognatore, l’alter ego di Fellini.

I vitelloni, di Federico Fellini, 1953

In comune hanno tutti una cosa: vagheggiano di andarsene. Magari a Roma, la grande Roma di cui tutti parlano e favoleggiano ma dove nessuno è mai stato. Ma parlare e sognare è più facile che partire; e i Vitelloni sono quelli che non partono. Ma da dove viene questa parola, ormai divenuta di dominio universale? Il termine ‘vitellone’ non appartiene al dialetto riminese, fu suggerito dall’abruzzese Flaiano, che sceneggiò il film insieme a Fellini.

Alberto Sordi, I vitelloni, 1953

I vitelloni sono quelli che rimandano, e mentre aspettano la buona occasione, tirano a campare, svogliatamente, facendosi mantenere chi dai genitori, chi dalla sorella, chi dalla moglie, e facendosi beffe del dovere, del lavoro e delle responsabilità. Il tempo passa e loro vanno avanti così, con una leggerezza e un’incoscienza quasi adolescenziali, se non fosse che adolescenti non lo sono più da un pezzo; e da qui la piega dolorosa dei sorrisi e quella cappa di sconfitta che opprime tutti. La maturità è un approdo che non rientra nei loro programmi, non li riguarda e non li scalfisce nemmeno nei momenti più drammatici, come quando Alberto(Sordi) scopre che la sorella se ne è andata via da casa con un uomo sposato. Le loro vite si consumano così, tra il bar e il biliardo, i veglioni delle festività e mille notti bianche a raccontar balle e sogni, a fare scherzi e progetti impossibili.

Franco Interlenghi, I vitelloni, 1953

L’unico che alla fine partirà è Monaldo, l’alter ego di Fellini, che quando lo fa salire su quel treno che lo porterà via per sempre, gli dona la propria voce, in quel quasi sussurrato ‘addio Guido’  con cui saluta il ragazzino della stazione ma soprattutto il se stesso nato e cresciuto in quel piccolo bozzolo senza orizzonti.

Amarcord, di Federico Fellini, 1973

 Nel 1973 Fellini realizza il suo film più autobiografico, Amarcord, dove tutto scaturisce dalla memoria della sua terra e della sua gente, e soprattutto dell’infanzia. Una memoria onirica e visionaria, tanto che Fellini diceva

‘Faccio un film alla stessa maniera in cui vivo un sogno. Nulla si sa, tutto si immagina’.

Amarcord, 1973

 

Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al liceo classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un Corso di Racconto e Romanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola e le scuole medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nel maggio 2018 è uscito il suo primo libro, edito da CartaCanta, dal titolo I narratori della modernità, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant, come quei padri del romanzo che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno. Fa parte dello staff del Sedicicorto International Film Festival, dedicato al cortometraggio.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV

(Ndr): Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo. Le foto presenti in questo articolo sono state reperite in rete e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, possono segnalarlo a redazione@artevitae.it e si provvederà alla rimozione.

 

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: