La rivoluzione triste: un viaggio nell’Italia dei siti industriali abbandonati

La rivoluzione triste è il titolo della mostra di Manicomio Fotografico, gruppo social dedicato alla fototografia Urbex. La rassegna volge lo sguardo ai resti del comparto industriale, a seguito della progressiva deindustrializzazione vissuta dal nostro Paese a partire dagli anni ’80. Libreria Franco Angeli Milano Bicocca, fino al 12 Maggio.

di Rita Manganello

Il Manicomio Fotografico è un gruppo su Facebook nato nel 2014 allo scopo di documentare, mediante esplorazione urbana, i contesti architettonici abbandonati presenti sul nostro territorio.
Questa rassegna è interamente dedicata ai resti del comparto industriale, a seguito di una corposa e progressiva deindustrializzazione vissuta dal nostro Paese a partire dagli anni ’80.
A questo fenomeno ha fatto seguito una graduale terziarizzazione accompagnata da una crescente delocalizzazione degli impianti produttivi dovuta, principalmente, alla scarsa capacità di attrarre investimenti.
Ma torniamo alla fotografia con una citazione tratta dalla presentazione della mostra realizzata dal Manicomio Fotografico su questo tema spinoso:

Manicomio Fotografico ha voluto concentrare la sua attenzione sull’abbandono di tipo industriale, nel tentativo di sottolineare la tristezza di questa rivoluzione. L’Italia è infatti un paese che poteva vantare importanti primati a livello industriale e produttivo, ma attualmente pare che questo tessuto stia lentamente morendo e ciò avviene nel totale disinteresse di tutti. In un periodo di crisi e disoccupazione dilagante è triste vedere come moltissime aziende che hanno reso famoso il made in Italy in tutto il mondo abbiano dovuto chiudere i battenti, non potendo più produrre lavoro e benessere, ed è ancora più triste vedere come nessun valore venga dato ai resti fisici che queste fabbriche hanno lasciato in tutta Italia.

Le fotografie esposte presso la Libreria Franco Angeli Bicocca a Milano, fino al 12 maggio 2018, raccontano di questa ferita inferta agli edifici a seguito dell’abbandono e documentano come, in precedenza, questi contesti pulsavano di vita produttiva; erano i tempi di una buona stabilità lavorativa per le famiglie e le imprese, e il futuro non spaventava nessuno. Fa impressione osservare come le realtà industriali, documentate dalle immagini degli autori del Manicomio Fotografico, siano collassate nel disfacimento avvenuto a seguito della chiusura degli impianti.
Potremmo considerare questa rassegna fotografica un monito verso quei settori della società che hanno contribuito a questa triste dissoluzione, a causa di scelte politiche ed economiche che non si sono rivelate vincenti, e che non hanno offerto in cambio soluzioni realmente alternative tali da ammorbidire il passaggio al post-industriale.

Si tratta di immagini fortemente simboliche del declino quasi irreversibile di una modalità di fare impresa, sostituita da una modernizzazione su base tecnologica che ha i suoi costi per le comunità coinvolte. Con questo non intendo dire che il settore secondario sia giunto alla fine nel nostro paese, tuttavia la digitalizzazione dei processi è un cambiamento in crescita costante e stravolge i vecchi assetti operativi. In effetti buona parte del manifatturiero era organizzato su base familiare; oggi vive un’inevitabile crisi.

Allora consideriamo queste immagini come un manifesto che richiami l’attenzione delle autorità affinché affrontino questa svolta restituendo dignità agli edifici abbandonati. In quale modo? Ad esempio impegnandosi in una riprogettazione degli spazi in nome di una riconversione sostenibile, a beneficio dei territori e della società.


Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e collabora con la rivista online Note Fotografiche.

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