La fotografia di Ariane Coerper

Nella fotografia di Ariane Coerper troviamo atmosfere rarefatte, scenari sognanti a tratti malinconici ed una riduzione all’essenzialità che affascina.

di Alessandra Bettoni

Le ho notate su Instagram. La brillante luce del nord avvolge paesaggi marini – per lo più spiagge – sospesi in atmosfere rarefatte, dai colori tenui ed avvolgenti. La totale assenza dell’elemento umano non disturba, al contrario evoca scenari sognanti e a tratti malinconici.

Ne sono rimasta totalmente affascinata e incuriosita ho voluto approfondire e scoprire chi ci fosse dietro queste immagini sussurrate.

Così ho conosciuto “virtualmente” Ariane Coerper.  Nata nel 1959 a Darmstadt, cittadina che dista qualche decina di chilometri da Francoforte, Ariane da tempo vive e lavora a Mannheim come assistente veterinaria.

Si definisce un’artista autodidatta: “Non ho avuto l’opportunità di studiare Arte, la mia formazione mi ha portato ad abbracciare una professione diversa. Tuttavia, nel mio tempo libero ho continuato a dedicarmi assiduamente agli hobby artistici. Provo ancora oggi il profondo bisogno di esprimermi artisticamente.”

Il percorso artistico fotografico intrapreso da Ariane raccoglie i primi risultati nel 2014, quando, rappresentata dalla galleria on line Seenby, espone una sua fotografia d’architettura alla galleria “Die Wand” ad Heidelberg. Sempre lo stesso anno espone anche al Technoseum di Mannheim in occasione di una mostra dedicata al porto industriale della città.

Due anni dopo la sua serie fotografica “StadtGrafik” viene esposta presso la Galerie C7 di Mannheim. Questo lavoro fotografico pone l’enfasi sull’effetto grafico delle strutture e degli elementi colorati che costellano lo scenario urbano quotidiano. Uno sguardo al quotidiano visto con occhi diversi.  

StadtGrafik

Più recentemente, esattamente lo scorso anno, Ariane espone ai Musei Reiss-Engelhorn di Mannheim nell’ambito della rassegna “Talk Fotografie” promossa dal Forum Internationale Photographie. In una recensione delle opere fotografiche presentate si legge:  “Dettagli estetici, trame, forme che Ariane coglie dall’ambiente urbano che la circonda. La preferenza per i luoghi deserti suggerisce nelle fotografie una seconda misteriosa realtà che si cela dietro le cose visibili.”

“All’inaugurazione della mostra erano presenti molti ospiti, fra i quali la figlia di Robert Häusser – noto fotografo tedesco scomparso nel 2013 – che ha apprezzato il mio lavoro. Un grande onore per me.” –  Ariane Coerper

AVB: Grazie Ariane per aver accettato il nostro invito. E’ un vero piacere per me poter scambiare “quattro chiacchiere” virtuali. Ti descrivi come una persona perfezionista e determinata, quanto ti hanno aiutato queste caratteristiche nella crescita artistica? Un percorso il tuo che sembra cominciato tanto tempo fa, raccontaci come.

AC: Grazie a voi, sono molto grata per questa opportunità. Sono sempre stata attratta dall’arte, soprattutto dalla pittura. Sin da ragazza disegnavo e dipingevo. Ho anche avuto in dono uno fotocamera automatica con cui mi dilettavo a scattare le mie prime foto. Dopo molti anni di dedizione alla pittura, che rimaneva tuttavia un hobby, ho abbandonato per votarmi alla fotografia. Utilizzo la macchina fotografica come fosse una tela sulla quale imprimere gli elementi della composizione, ispirati dall’ambiente urbano e dall’architettura. Con l’elaborazione a computer riesco ad imprimere alle immagini quei tratti artistici ed estetici che credo connotino il mio stile fotografico. Sono un’autodidatta e l’essere perfezionista e determinata mi aiuta a migliorare, ad evolvere nel mio percorso artistico. 

AVB: Cosa rappresenta per te la fotografia?

AC: La fotografia mi aiuta a rendere visibili cose che i più potrebbero non cogliere. Quelle cose che considero meritevoli di essere viste, in tutta la loro bellezza, semplicità, banalità. Devo inoltre dire che nella fotografia ho trovato la giusta compensazione al mio lavoro quotidiano, molto impegnativo.

AVB: Sei fra coloro che fotografano istintivamente quello che capita e quando capita o preferisci pianificare itinerari fotografici?

AC: Credo di essere istintiva nella scelta dei miei soggetti fotografici. Mi lascio ispirare da ciò che mi circonda, cercando di “vedere” oltre gli oggetti. Quando trovo l’ispirazione, mi è subito chiaro in mente cosa voglio fare e che risultato voglio raggiungere. Come accennato prima il mirino della macchina fotografica è come una tela per me, disegno l’immagine completa e poi la elaboro al computer.

A volte mi capita anche di programmare degli itinerari fotografici. Viaggio nelle città per ricercarne e tracciarne l’architettura. Ad esempio, negli ultimi 15 anni ho spesso visitato l’Italia, mediamente due volte all’anno. Adoro il vostro paese e ho fotografato tutto ciò che ha attratto il mio occhio, in ogni regione che ho attraversato.

AVB: Sei un’autrice che si cimenta prevalentemente nella fotografia di architettura e di paesaggio urbano, come sei arrivata alla fotografia minimalista? Cosa ti attrae in questo genere?

AC: Viviamo in una condizione costante di “sovraesposizione”, sommersi da mille stimoli. Credo che il ritorno all’essenzialità delle cose ci potrebbe molto giovare. Nella fotografia minimalista trovo proprio questo, la riduzione all’essenziale e l’astrazione, due aspetti che mi coinvolgono molto. Ecco perché lo scorso anno ho soggiornato per ben due volte sulla costa belga in bassa stagione. Speravo di trovare il vuoto, di poter lasciare vagare i miei occhi.

E’ probabilmente da quel viaggio ad Ostenda in Belgio che prende forma la serie fotografica dei paesaggi marini che citavo all’inizio dell’articolo. Scorrendo quelle fotografie ho trovato molta affinità con i paesaggi rarefatti di Luigi Ghirri.

 “La fotografia non è pura duplicazione o un cronometro dell’occhio che ferma il mondo fisico; è un linguaggio nel quale la differenza fra riproduzione e interpretazione, per quanto sottile, esiste e dà luogo a un’infinità di mondi immaginari.”

Trovo questa sua citazione un punto fondamentale per osservare ed apprezzare la fotografia di Ariane Coerper che ci racconta di come questa “somiglianza” sia del tutto casuale ma anche confermata da una gallerista italiana residente nella sua città.

AVB: Ariane, prima di salutarci, cosa ti sentiresti di consigliare a coloro coloro che inesperti vogliano approcciare la fotografia? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza?

AC: Agli inizi del mio percorso volevo essere in grado di dominare ogni campo o genere della fotografia. Ho ascoltato i consigli di tutti e ho letto di tutto. Poi ho scoperto, senza voler sembrare presuntuosa, che i consigli degli altri non mi erano sempre utili. Ho imparato che a volte è molto meglio ascoltare la propria voce.

Salutiamo Ariane Coerper con la promessa che torneremo a parlare di lei e dei suoi lavori fotografici ai quali saranno dedicate due mostre che verranno allestite nei prossimi due anni. Ariane è fra i fotografi selezionati per la prima mostra itinerante del gruppo fotografico ArchiMinimal che attraverserà l’Italia da Gennaio a Settembre, toccando ben 9 località diverse.


[Ndr] : Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Ariane Coerper © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.


Riferimenti dell’autrice

Fotocommunity.de

Flickr

500px

Instagram

Ariane Coerper Website

La tua opinione ci interessa. Facci sapere cosa ne pensi. Grazie!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: