La dolce vita di Fellini. Le immagini profetiche del grande cinema.

Inizia oggi una nuova ‘piccola’ rubrica dedicata alle immagini profetiche del grande cinema; quelle che hanno saputo guardare così lontano da mostrarci il nostro oggi, con tutta la sintesi e la bellezza del cinema. E dato che in questo 2020, in tutto il mondo si celebra l’anniversario della nascita di Federico Fellini, cominciamo con uno dei suoi film più popolari e discussi ‘La dolce vita’.

di Gabriella Maldini

 

La dolce vita, di Federico Fellini, 1960.

Se è vero che un’immagine vale più di cento parole, una sequenza cinematografica può valere un intero trattato. La sequenza che ho in mente è quella di apertura della Dolce vita di Fellini, in cui si vede arrivare da lontano la statua di Cristo, appesa a un piccolo elicottero che sorvola il cielo romano come uno strano insetto. Un’immagine geniale e indimenticabile, irriverente e molto coraggiosa, per un film italiano del 1960 girato a Roma, sede di San Pietro e del Vaticano. Ma  gli autori veri sono innanzitutto liberi, ed è solo così che diventano profeti.

Federico Fellini sul set

La dolce vita quindi inizia così, con l’arrivo del Cristo a braccia aperte, in volo sulla nuova periferia romana preda della selvaggia speculazione edilizia, legato goffamente e appeso al lento elicottero come un prosciutto al gancio di una bottega. Simbolo sacro di quella bottega profana che è il cinema, che trasforma tutto in spettacolo e ogni verità in finzione. Ma soprattutto, imbolo perfetto di tempi nuovi, così aggressivi e spregiudicati da autoproclamarsi boom. Tempi in cui tutto sarà messo in vendita e i volti del sacro resteranno solo a galleggiare come misero merchandising.

La dolce vita, incipit

Se è vero che, mentre la letteratura offre la possibilità di nascondere, il cinema ha quella di raccontare mondi mostrando un solo gesto, quello scelto da Fellini in questo incipit è un capolavoro di sintesi e feroce, profetica ironia. Perché su quel goffo insetto/elicottero che sta portando in qualche teatro di posa un povero cristo impotente, viaggia, naturalmente a scrocco, un giornalista molle e cialtrone, che approfitta della situazione per fare il cascamorto con le signore in bikini degli attici borghesi, le vecchie e nuove lolite che corrono incontro a quello strano spettacolo ridendo e subito civettando con il bel ragazzotto abbronzato e in occhiali da sole che, ammiccando, chiede loro i numeri di telefono.

La dolce vita, 1960

La dolce vita, 1960

Una manciata di minuti per inchiodare sulla pellicola l’Italia che verrà, quella che, oggi, è già diventata, in una spaventosa, silenziosa e irreversibile mutazione antropologica che conferma in pieno le amare parole di Pasolini

quello che non è riuscito a fare il fascismo, lo farà il consumismo.

Quell’Italia e quegli italiani che oggi, in fondo, affogano nel paese che si meritano. Prima che morisse, lessi un’intervista allo scrittore Antonio Tabucchi, in cui raccontava della sua prima, immediata reazione alla visione de La dolce vita.

“Avevo vent’anni, facevo l’università. Quando il film finì pensai “se l’Italia è questa, io devo andarmene”.

Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al Liceo Classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un Corso di Racconto e Romanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola, la libreria Mondadori di Forlì e le scuole Medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nel maggio 2018 è uscito il su primo libro, edito da CartaCanta, dal titolo I narratori della modernità, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e MAupassant, come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno. Collabora con il Festival Internazionale del Cortometraggio, Sedicicorto.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

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