Katherine Young, una brillante fotografa fine art

In copertina oggi c’è Katherine Young. Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento dei nostri autori, ne racconteremo la storia e la fotografia.

Kathering Young è una brillante fotografa fine art. Eclettica nel suo stile fotografico, ha attraversato diverse fasi, approcciando diversi generi. Recentemente è approdata alla fotografia di architettura contemporanea che le permette di esprimere al meglio la sua, personale visione artistica. Le geometrie create dalle linee, le superfici levigate, le infinite trame dei materiali, la combinazione di forme e volumi, i giochi di luce ed ombra sono l’essenza della sua fotografia.

Katherine Young ci ha colpito subito con le sue favolose spirali di scale riprese da ogni punto di vista. Crediamo che la fotografia di interni sia un arte molto raffinata e Katherine ha quell’abilità speciale di rendere spettacolare l’ambiente ripreso, esaltandone il design. Proprio questa serie fotografica ci ha spinto a chiederle l’intervista che vi presentiamo oggi, in cui Katherine ci racconta della passione fotografica ma anche un po’ di sè.

KSY Chimera – © Katherine Young

di Alessandra Bettoni

La storia di Katherine è molto particolare e forse spiega la meravigliosa donna che è oggi. E’ nata in Polonia ma è cresciuta in Sud Africa. Di quel periodo ricorda di quanto non sia stato facile quel trasferimento. Come si sa però i bambini hanno una grande capacità di adattamento. Per questa ragione, ambientarsi nella nuova realtà non le è costato troppo tempo. I suoi genitori hanno sempre tenuto molto alla sua formazione. Motivo per il quale oggi Katherine è un’affermata commercialista. Può vantare due lauree in contabilità  e amministrazione conseguite presso l’università di Pretoria.

C’è una particolare curiosità rispetto ad una vita che in seguito l’avrebbe portata in giro per il mondo. Negli anni passati in Sud Africa il suo liceo, l’università e la sede del suo primo lavoro si trovano nel raggio di due chilometri. Alla fine però il suo lavoro l’ha portata fuori dal Sud Africa, precisamente nelle Channel Islands, dove inizia da zero, una nuova vita. Pochi anni dopo si trasferisce nuovamente, questa volta a Reading nel Regno Unito. Trascorre anche un certo numero di anni nella città-stato di Singapore e in giro per l’Asia del Pacifico. Negli ultimi due anni e mezzo, vive con il marito appena fuori Londra.

AVB: Katherine grazie per essere qui con noi oggi. Una vita davvero affascinante e colma di eventi. Prima di approfondire la tua passione per la fotografia, mi piacerebbe ci parlassi un po’ di te. Quali, poche parole useresti per descriverti? Con quali parole invece ti descriverebbero le persone a te care?

KY: Se dovessi descrivermi attraverso tre aggettivi, questi sarebbero sicuramente determinata, indipendente e perfezionista. Ho un carattere molto forte e determinato e sono un po’ ribelle, al punto che mi piace fare le cose a modo mio. Il fatto di essere figlia unica e di essermi dovuta adattare spesso a nuove circostanze e situazioni mi ha resa molto indipendente. Sono una perfezionista e mi aspetto molto da me stessa e da quelli che sono intorno a me. A volte forse troppo. Sono molto critica nel mio lavoro, mi piacciono le sfide e credo che queste qualità mi permettano di crescere e migliorarmi costantemente. Sono sicuro che la mia famiglia e i miei amici confermerebbero questa mia analisi, forse sostituirebbero l’aggettivo determinata con testarda!

AVB: La determinazione ti ha certamente aiutato ad emergere come fotografa fine art. Come è nata però in te la passione per la fotografia? C’è un momento specifico in cui si è accesa? Un evento scatenante?

KY: No, non c’è stato un unico evento che ha fatto nascere in me questo amore. Piuttosto direi che una serie di eventi alla fine mi ha portato lì dove la fotografia mi stava aspettando. Mio padre era un appassionato di fotografia e amava immortalare i momenti più significativi della mia infanzia. Ricordo di aver trascorso molte ore con lui nella sua camera oscura osservandolo mentre sviluppava i suoi negativi. Mio padre possedeva un paio di macchine fotografiche, era molto preparato sulla materia ma io in quel momento non ero ancora attratta personalmente dalla fotografia. Però lo osservavo molto e gli stavo spesso vicino.

Un altro passo verso la fotografia è scaturito dal mio amore per i cavalli arabi. Da ragazza facevo collezione di poster che li raffiguravano. Credo che questi splendidi animali incarnino perfettamente la forza, la bellezza, il carisma, l’eleganza e la fierezza. Purtroppo non ho mai posseduto un cavallo arabo, quindi i poster sono stati l’unica cosa che avevo per poterli ammirare. Passavo ore a disegnare cavalli prendendo i miei poster come riferimento. E’ in quell’occasione che ho imparato le basi fondamentali della fotografia quali forme, proporzioni, luci ed ombre. E’ stato in quel momento forse che ho provato per la prima volta un’irrefrenabile voglia di fotografare qualcosa.

Credo infine che l’ultimo elemento del mio viaggio verso la fotografia, sia rappresentato dal fatto che sono cresciuta in Sud Africa. Ho imparato ad apprezzare la bellezza e la potenza della natura. Mi piaceva guardare albe e tramonti, la danza sotto la pioggia e i lampi di luce nel cielo, mentre ero al sicuro sul mio balcone. Continuo a pensare che non c’è nulla che sia più incredibile di un temporale africano!

In qualche modo tutti questi elementi, apparentemente slegati tra loro, hanno determinato la nascita della mia passione per la fotografia. Ho sentito il bisogno di catturare il mondo intorno a me, di mostrare la sua bellezza e la sua fragilità.

AVB: Una storia davvero intensa. Arriva forte in chi ti ascolta l’amore per la terra in cui sei cresciuta e per la tua famiglia. La nitidezza dei dettagli che a distanza di anni hai riportato cosi fedelmente, fanno capire quanto tu sia rimasta legata a quel periodo della tua vita che ti vede anche armeggiare con la tua prima macchina fotografica. Raccontaci come è andata.

KY: Una volta compreso che la fotografia sarebbe stata per me una compagna di vita, presi la Minolta di mio padre. I primi tentativi non hanno avuto un grande successo, come spesso capita. Riuscivo a malapena ad inquadrare e scattavo in modalità automatica. Non ero ancora padrona di tutte le impostazioni ma quel periodo è stato fondamentale perché mi ha fatto comunque capire che avrei continuato a fotografare.

Ho acquistato poi la mia prima macchina fotografica digitale nel 2006 – è stata una Nikon D200. Tuttavia, a causa dei miei impegni di lavoro, per molti anni la mia fotografia si è limitata alle foto fatte in vacanza. Il mio interesse per la fotografia si è riacceso dopo il trasferimento a Singapore. Pochi anni più tardi ho acquistato il mio attuale kit fotografico.

AVB: Abbiamo capito che al di là delle condizioni di forza maggiore che ti hanno costretta a continui spostamenti, ami comunque molto viaggiare. I viaggi ben si sposano con la fotografia, quanto questo ha influito sulla tua fotografia?

KY: Il perfezionamento impresso ai miei lavori fotografici ha avuto un notevole slancio negli ultimi anni. Ho iniziato da autodidatta a praticare la fotografia di viaggio, concentrandomi sui paesaggi urbani e sulle persone, con l’obiettivo di catturare l’essenza di ognuno dei luoghi che ho visitato. Mio marito ed io abbiamo viaggiato in moltissime zone dell’Asia e ci siamo innamorati della sua cultura, delle persone e del cibo. I nostri viaggi mi hanno fornito moltissime opportunità di immortalare momenti speciali in vari paesi della regione. Tuttavia, non sentivo questo fosse il tipo di fotografia che meglio esprimeva quello che sono come artista, mancava qualcosa.

Col passare del tempo, mi sono ritrovata affascinata dall’architettura contemporanea di Singapore. Ho concentrato la mia attenzione sui suoi paesaggi urbani e sull’architettura. Ho spesso utilizzato la fotografia HDR per sottolineare la vitalità e la bellezza della città-stato.

Attingo l’ispirazione per le mie fotografie da varie fonti, dall’ascolto della musica e dalle visite alle gallerie d’arte in primis. Amo particolarmente i dipinti e il modo in cui i vari pittori catturano la luce e le ombre. Leggo inoltre molti libri, amo i romanzi giapponesi! Mi lascio affascinare anche da quello che vedo intorno a me. In molte occasioni, una volta visualizzata nella mente la fotografia che voglio realizzare, cerco di trovare il giusto punto da cui realizzarne l’inquadratura.

Sono particolarmente attratta da ombre, forme, linee, curve e riflessi. Questi dettagli producono immagini dotate di forte intensità che trasmettono emozione. Credo che l’architettura contemporanea, con le sue linee rette, i suoi angoli acuti e le superfici levigate, sia particolarmente adatta a rappresentare il mio stile in fotografia. Mi permette di esprimere pienamente la mia visione. Sono affascinata dal modo in cui le luci e le ombre danno vita a queste strutture nelle varie ore del giorno.

AVB: Stilisticamente il tuo approccio alla fotografia è molto ben definito. A parte alcune vere e proprie opere d’arte realizzate a colori, la tua  fotografia si caratterizza soprattutto per l’uso di un caratterizzante  B&W che rende spettacolari le immagini. C’è una motivazione particolare che spiega questa scelta?

KY: Come ho accennato prima, la mia avventura con la fotografia d’architettura è cominciato con le immagini HDR. Tuttavia, avvertivo che il colore oscurava la consistenza, la forma, le tonalità ed il contrasto dei miei soggetti. Fungeva spesso da elemento di disturbo. A mio parere, le immagini monocromatiche hanno una qualità surreale e senza tempo. Lasciano inoltre un impatto notevole sullo spettatore. Senza la distrazione del colore, la fotografia sembra più pulita e rivela l’anima del soggetto. Quando si lavora una fotografia in bianco e nero, è come svelare la parte nascosta del mondo, quello che esiste oltre la realtà oggettiva. Io uso la fotografia in bianco e nero spesso accoppiata alla lunga esposizione, questo mi permette di evidenziare dettagli che normalmente non si vedono a colori.

In generale, mi piace descrivere la mia fotografia come una forma d’arte. Questo perché sono realizzate con la mia visione artistica, piuttosto che attraverso una vera e propria rappresentazione della realtà. Questo mi permette di produrre immagini più personali e più suggestive e mi fornisce illimitata libertà di espressione. Io cerco di utilizzare la fotografia per connettermi con altre persone in un modo molto più intimo e significativo. Il mio obiettivo finale è quello di creare immagini che rimangano nella mente. Ho ancora molta strada da percorrere, ma ormai sono certa che sarà questa una passione per la vita.

AVB: Una delle tue serie che abbiamo maggiormente apprezzato è senza dubbio quella rappresentata dalle “scale a chiocciola”. Come è nata l’idea? Queste spirali accattivanti attirano inevitabilmente gli spettatori e denotano un acuto occhio fotografico. Cosa ti colpisce di questo elemento architettonico?

KY: Le scale sono un elemento architettonico molto interessante. Al di là della funzionalità che sono chiamate ad assolvere, rappresentano anche un elemento decorativo per un edificio. Sono spesso caratterizzate da diversi stili, le possiamo trovare in forme incredibilmente varie. Triangolari, circolari, quadrate, rettangolari e ovali. Sono realizzate con materiali sempre diversi come pietra, cemento, legno, metallo e mattoni. Le scale usano il linguaggio visivo della forma, delle linee e dei colori. Sono ottime per realizzare una composizione astratta, cosa che a me piace molto. Per me il disegno più bello in una scala è rappresentato da quello a chiocciola, lo trovo molto bello sia da catturare che da osservare.

AVB: Usi una tecnica particolare per realizzare le meravigliose immagini di questa serie?

KY: Quando fotografo le scale, mi dirigo sempre prima al piano superiore, inizio a scattare da li. Questo mi aiuta ad avere il miglior punto di vista da cui apprezzare appieno la forma della scala fino al piano terra. Poi, man mano che scendo cerco altri punti di vista intermedi fino a che non scendo a terra. Da lì poi ho modo di inquadrala nuovamente tutta dal basso.

Le mie serie sulle spirali sono due: The Downward Spiral (quella in cui le riprendo dall’alto verso il basso) e The Serpentine (quelle in cui invece le riprendo dal basso verso l’alto). Sono sempre alla ricerca di nuove realizzazioni da aggiungere ad entrambe le serie. Tuttavia questo tipo di fotografie sono difficili da realizzare, perché le scale sono sempre molto affollate. Bisogna quindi usare angolazioni particolare che tendano ad eluderne la presenza umana. Mi piace poi in post produzione conferire allo scatto un tocco di creatività attraverso l’uso del colore.

AVB: Qual è il tuo kit fotografico e soprattutto quanto pensi sia rilevante il mezzo nella produzione di fotografie di qualità?

KY: Attualmente uso Nikon D800 DSLR full frame e tre lenti:

  • Nikkor 14-24mm f2.8, soprattutto per gli interni ed alcuni paesaggi urbani soprattutto in luoghi come Dubai;
  • Nikkor 16-35 mm f / 4, per il mio lavoro di lunga esposizione, abbinato  filtri circolare B+W a  3, 6 e 10 stop B per le diverse situazioni di luce e di esposizione.
  • Nikkor 50mm f / 1.8, per i dettagli e la fotografia di strada / ritratti.

Uso inoltre un treppiede Manfrotto 055 PRO4 e un cavo di scatto remoto per evitare qualsiasi movimento della fotocamera in fase di scatto.

Credo che un’apparecchiature di buona qualità sia essenziale per la produzione di immagini di buona qualità, ma non potrà mai sostituire il valore della creatività. Bisogna avere gli strumenti adeguati per lavorare in un certo modo, ma lo strumento più importante è la propria mente, è la visione del fotografo. Considero la mia attrezzatura, sia hardware che software, solo strumenti che mi permettono di esprimere la mia visione artistica.

AVB: In conclusione Katherine, possiamo davvero dire che metti tanta passione in quello che fai. Cosa suggeriresti a chi volesse avvicinarsi alla fotografia? Cosa ti ha lasciato la tua esperienza?

KY: Il mio consiglio per i fotografi meno esperti è quello di fotografare ciò che dà emozione. L’intensità della fotografia prodotta e la capacità di veicolare il messaggio che si aveva in mente, saranno tanto più forte quanto più forte sarà l’amore che si ha per il soggetto che si ritrae, qualunque esso sia. Si impara molto su se stessi fotografando, su ciò che si apprezza di più e su come si vede il mondo. Qualunque sia il vostro soggetto quindi, scoprite quanto più possibile su di esso. Questo vi permetterà di produrre immagini significative, non solo mostrando asetticamente ciò che state riprendendo ma riportando anche le ‘anime’ dei soggetti. E soprattutto, non dimenticate mai di divertirvi!

AVB: Non ci resta che ringraziarti Katherine. Grazie per il tempo trascorso insieme e in bocca al lupo per le future attività.

KY: Grazie a voi ed un saluto speciale a tutti gli amici di ArchiMinimal.

Katherine Young – Photogallery

 

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