Memoria, mostra fotografica di James Nachtwey

Per il ben noto principio della discendenza dai maestri della fotografia, James Nachtwey (Syracuse, USA 1948), è considerato da alcuni commentatori erede di Robert Capa. Palazzo Reale a Milano gli dedica una mostra, visitabile sino al 4.3.2018.

di Rita Manganello

James Nachtwey – Memoria – Palazzo Reale Milano, sino al 4 marzo

Meno incline a considerare un autore sotto il profilo della filiazione artistica, ho visitato la mostra dedicatagli, dal titolo: “James Nachtwey. Memoria”, 200 fotografie raggruppate per aree geografiche, teatro delle atrocità documentate.

L’esposizione, a cura di Roberto Koch, direttore dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto e dello stesso Nachtway, si presenta come un mosaico per immagini delle grandi crisi umanitarie, quelle che dovremmo ricordare affinché non si ripetano: il muro di Berlino e i Balcani, Israele, Afghanistan, Darfur, Iraq, Rwanda, Sud Africa solo alcuni dei siti oggetto di  reportage dai toni fortissimi.

Un doveroso capitolo è riservato alle crisi ambientali; voglio ricordare il reportage intitolato “Agente Arancio”, riferito a un composto chimico tossicissimo ad effetto defogliante, utilizzato durante la guerra in Vietnam per eliminare la copertura che la vegetazione offriva al nemico. Un impatto devastante sulla popolazione e gli stessi soldati americani, risultante in tumori, anomalie genetiche e patologie correlate. L’agente tossico è stato assorbito in modo permanente dal terreno con immaginabili ricadute sulla catena alimentare: una crisi ambientale continuativa. Non basterà l’amore delle madri che vegliano i figli malati a fornire il necessario antidoto.

I have been a witness, and these pictures are my testimony. The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated. James Nachtwey.

Immagini crude come altrimenti non si potrebbero definire, umanissime e dense di dolore, senza alcun risparmio.

Sono restia a convalidare il ruolo di capostipite dei fotoreporter di guerra a Robert Capa; destino di ogni maestro quello di fungere da faro per chi intende assimilarne lo stile e l’impegno nel mestiere.
Nachtwey ha una sua cifra stilistica e narrativa ben definita e pur muovendosi in situazioni analoghe, mantiene saldo lo sguardo nella sua visione della guerra e altri orrori colti nel mercato globale dei conflitti planetari, andando oltre lo scopo di una rigorosa documentazione: l’intento è scioccare, creare profondo turbamento negli spettatori,  ai fini della conservazione della memoria.

Il bianco e nero di rigore, ma non solo, esistono anche scatti a colori altrettanto efficaci, mostrano un’umanità violata, distrutta, mutilata, laddove non si esprime una volontà classificatoria del male, ma si assiste a una reale concentrazione di perdita e di morte tradotta in immagini. Una comunicazione durissima che sarebbe riduttivo definire iconica.

Laureato in Scienze Politiche e Storia dell’Arte al Dartmouth College di Hanover, in New Hampshire, nel 1970 James Nachtwey deve la sua scelta professionale alle immagini della guerra in Vietnam dal Movimento per i diritti civili degli afroamericani. Dopo un breve periodo di lavoro nel New Mexico, si trasferisce a New York dove prosegue la sua carriera come free lance.

 Come primo incarico si occupa dei conflitti civili in Irlanda del Nord nel 1981 quando era in corso il secondo sciopero della fame nel carcere di Mase, dove erano detenute le persone ritenute vicine all’I.R.A. Nel corso della sua pluriennale carriera, ha documentato ogni sorta di conflitti e flagelli ambientali derivanti dall’inquinamento industriale, il terremoto in Nepal, la situazione dei rifugiati in Europa, le esecuzioni extragiudiziali nel corso della “guerra alla droga” nelle Filippine e i più gravi problemi sanitari, tra carestie, turbecolosi e AIDS.
L’autore ha collaborato con la rivista Time ed è stato membro dell’agenzia Magnum tra il 1986 e il 2001 ed è stato tra i fondatori dell’agenzia fotografica VII. Pluripremiato, tra due World Press Photo, cinque Robert Capa Gold Medals, l’ICP Infinity Award e lo W. Eugene Smith Grant e diversi altri riconoscimenti.

Palazzo Reale, Milano, fino al 4.3.2018 – Info e biglietti qui


Rita Manganello – Note biografiche

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale e si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi. 

2 Replies to “Memoria, mostra fotografica di James Nachtwey”

  1. Ho trovato estremamente interessante il commento sulla mostra di Nachtwey che mi riprometto di andare a visitare prossimamente. Trovo inoltre utile ed istruttiva la lettura delle foto di JN di Rita Manganello. Personalmente, da quel che ho potuto finora vedere e capire, mi colpisce dell’autore la capacità di essere centrale alla scena nel rispetto di tutte le persone, soprattutto quelle più deboli ed indifese. Il suo agire nei campi di battaglia appare guidato da un’etica elevatissima che viene riconosciuta dall’accettazione e dal rispetto degli offesi.

    1. In effetti l’elemento distintivo della fotografia di Nachtway, in questa mostra, è proprio lanciare un messaggio forte e chiaro sugli orrori di tutte le guerre.

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