Islanda, La Spiaggia dei Diamanti

Per la rubrica Viaggi Fotografici, curata da Stefano Degli Esposti, oggi andremo in Islanda per scoprire la Spiaggia dei Diamanti, una magia racchiusa nel suo nome.

di Stefano Degli Esposti  ©

Raccontare l’Islanda è un’autentica impresa, per il rischio di perdersi fra i suoi tesori naturali. La sua estensione, combinata alla lentezza di circolazione sulle sue strade, impone più visite. Così la puoi ammirare nelle due vesti notturne opposte. Quella estiva col sole di mezzanotte e quella invernale con l’aurora boreale.

Perché ho scelto la Spiaggia dei Diamanti come prima tappa di questo viaggio virtuale lo scoprirai strada facendo.

Quei pezzi di ghiaccio vagavano da molto tempo nella mia mente. Vuoi per le loro forme stravaganti, vuoi per la situazione singolare per me, non avendo mai raggiunto quelle latitudini fino a quel momento. Erano immagini affascinanti, intrise di mistero, ambientate in una scenografia intrigante, che non sono mai riuscito a interiorizzare.

L’attesa è stata molto lunga. Agli anni trascorsi dall’acquisto della guida turistica si sono sommate le oltre sei ore di auto da Reykjavik verso sud sulla Ring Road: la strada principale, che corre lungo il perimetro dell’isola, con un limite di velocità di soli 80 chilometri orari. La spiaggia non è visibile dalla strada, nonostante sia costiera, ma ti accorgi di essere arrivato dall’affollamento del parcheggio. È molto profonda e disposta in leggera pendenza. Lo spettacolo resta ancora lontano, anche se inizi a intravedere le gemme di ghiaccio oltre il muro dei turisti a ridosso della riva.

Ogni passo è una conquista, consumata fra la fatica e il desiderio di arrivare. Il fragore degli scarponi che affondano nella graniglia rotonda della sabbia lavica si fonde col forte sibilo del vento proveniente dall’oceano e la colonna sonora degli immancabili garriti dei gabbiani. Le raffiche di vento mi sollevano la mantella impermeabile, scoprendo l’attrezzatura fotografica. Il suo peso non mi semplifica di certo la vita. Raggiungere la riva è un’autentica impresa. L’emozione dello scenario allenta i morsi dell’acido lattico, scatena curiosità e frenesia di osservare per non perdere nemmeno un’immagine di questo capolavoro della natura. Sotto la pioggia battente la spiaggia si trasforma in una distesa di perle nere che brillano, anche senza i raggi del sole.

© Stefano Degli Esposti

I blocchi di ghiaccio giacciono distesi sulla sabbia nera, creando un contrasto cromatico molto forte, che fa da sfondo al bianco e all’azzurro, talvolta intenso. Arrivano trasportati dalle onde, dopo un lungo viaggio che inizia dal loro distaccamento dagli iceberg originati dal ghiacciaio più grande d’Islanda. È il Vatnajökull. Domina tutta l’area a monte della Laguna Glaciale di Jökursárlón, a pochi chilometri nell’immediato entroterra, collegata all’oceano attraverso un canale. Fino al ‘900, prima del surriscaldamento del pianeta, era completamente ghiacciata!

© Stefano Degli Esposti

Una lenta processione di mini iceberg, favorita dalla lieve pendenza, sfila continuamente verso l’oceano. Col tempo i blocchi di ghiaccio si disgregano trasformandosi in mille modi e cambiano spesso forma e colore. Alcuni assumono le sembianze di autentici gioielli.

I miei occhi impazziscono nella costante ricerca selettiva dei soggetti e delle scene da fotografare. La ricchezza di spunti su questo teatro surreale è enorme per noi stranieri sia pur documentati. L’imbarazzo della scelta, sommata all’affollamento ed il vento contrario trasportatore di pioggia, rende estremamente complicata persino l’esecuzione di operazioni semplici.

Mi giro, guardo, cambio posizione, con gli scarponi che affondano nella sabbia. Tutto questo si ripete innumerevoli volte in rapida sequenza. Mi avvicino alla riva con estrema cautela, per evitare il flusso delle onde che arrivano improvvisamente sospinte dalla forza del vento. Finalmente trovo uno spazio libero e al sicuro dai flutti. Non esito a piazzare il cavalletto con estrema rapidità. Le mani quasi bruciano al contatto col metallo gelido. Monto la fotocamera, inquadro. Ed ecco che una raffica di vento misto a pioggia mi bagna l’obiettivo proprio mentre scatto! Asciugo e scatto nuovamente. La scena si ripete molte volte.

© Stefano Degli Esposti

L’acqua sale sulla battigia circondando i diamanti e si ritrae subito dopo l’abbraccio, nel fragore dello scorrimento nella graniglia. Le scie del riflusso sono invisibili all’occhio nudo, ma si riescono a immortalare con lunghe esposizioni. La migliore rappresentazione magica dell’emozione che lascia il segno.

© Stefano Degli Esposti

Mentre attendo la chiusura del diaframma, mi sento sprofondare nella sabbia, mentre l’acqua gelida mi entra nei piedi trasformando i miei scarponi in un acquario ambulante. Fortunatamente la temperatura dell’acqua, mitigata dall’influenza della Corrente del Golfo, non è così fredda da rischiare il congelamento. C’è tanto altro da fotografare. Non posso fermarmi! I blocchi di ghiaccio sono disposti sul tappeto nero come statue alloggiate in un museo all’aperto. Un’esposizione di opere di Swarovski, ferme immobili, frustate dal vento che soffia senza tregua.

© Stefano Degli Esposti

Quelle più coraggiose, accatastate sulla riva a sfidare gli schiaffi dell’oceano che le colpisce vigorosamente senza riuscire a spostarle di un solo millimetro, dal tanto che sono aggrappate l’una all’altra.

© Stefano Degli Esposti

Il sole non ne vuol sapere di uscire dal muro compatto di nuvole. L’immagine di un tramonto indimenticabile resta così nei miei sogni e diventa un ottimo pretesto per ritornare. Il grigiore leggermente livido che mi circonda rende ancora più surreale questo ambiente di parvenza extra planetaria.

Mentre la fatica libera la carne, le emozioni incidono i loro solchi indelebili nella memoria, lasciandomi in perfetto equilibrio fra il sogno e la realtà, col dubbio tuttora latente di averla veramente vissuta.

© Stefano Degli Esposti

Note biografiche sull’autore

Stefano Degli Esposti

Carpe noctem”, quando il “carpe diem” non basta. Stefano Degli Esposti nasce a Casalecchio di Reno (BO) nel 1958. Resta la sua città di riferimento nonostante il trasferimento sulle colline di Sasso Marconi dopo una cinquantina di anni. La formazione scolastica di indirizzo commerciale, caratterizza il suo percorso professionale fino alla direzione di aziende di contesto multinazionale. Si diverte in cucina, si rilassa con la musica Rock e Jazz ed è appassionato di fotografia, hobby primario sviluppato durante i viaggi. Fotografa tutto ciò che lo emoziona, con una spiccata predilezione per l’astrattismo, specie in contesti urbani. Espone i suoi lavori a mostre collettive e personali dal 2015. Il MIA Photo Fair nel 2017 ed il Photofestival nel 2018, su tutte, entrambe a Milano. Ama la natura e gli animali e soprattutto il saper cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.


Per ArteVitae cura la Sezione Viaggi Fotografici.  Racconta le sue esperienze di viaggio, riportando alla memoria le emozioni che gli hanno lasciato segni indelebili, accompagnate dalle sue fotografie. Lo scopo ambizioso è di farle rivivere ai suoi lettori, scatenando in loro il desiderio di visitare quei luoghi.


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Stefano Degli Esposti © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

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