La città che sale di Erminio Vanzan

di A. Bettoni/L. Coluccia

Fotograficamente parlando, ci conosciamo da qualche tempo, ci incrociamo negli stessi Gruppi, ultimamente più spesso in ArchiMinimal dove nasce l’idea dell’intervista per  presentare uno dei suoi ultimi lavori e raccontare un po’ di sè.

Erminio Vanzan, 47 anni, vive a Valenza nei pressi di Alessandria dove sin da giovane lavora nel settore orafo. All’età di 25 anni l’incontro con la fotografia, una passione che lo cattura e che continua a coltivare nel tempo libero. La sua vena creativa ed artistica si esprime nella fotografia di Architettura e Paesaggio, ma è nella Street Photography, dalla sua accezione più classica a quella più grafica e concettuale, che la sua potenzialità espressiva prende corpo.

Il percorso fotografico di Erminio culmina nella rappresentazione del rapporto, profondo, intimo, esistente fra l’elemento umano e l’ambiente che lo circonda, un legame che emerge prepotentemente nella sua produzione fotografica. Predilige il bianco e nero che non è una scelta puramente estetica bensì una forma espressiva più confacente alla sua sensibilità artistica orientata all’astrazione più che al realismo fotografico.

Molto apprezzato in rete, Erminio partecipa attivamente in diversi Gruppi fotografici, nazionali ed internazionali, ove pubblica le sue immagini che incontrano il gradimento del pubblico per stile ed originalità dei soggetti di volta in volta ritratti.

ArchiMinimal Blog dedica questo articolo ad un nuovo, bellissimo suo lavoro – guardando le immagini ne resterete colpiti – un suo progetto, La Città che sale, che potrebbe  presto diventare una mostra. In questa intervista ce ne parla e racconta anche un po’ di sé.

AMB: La città che sale, questo è il nome del tuo lavoro di fotografia d’architettura, di che cosa si tratta?

EV: Il mio progetto nasce per puro caso, mi sono appassionato alle geometrie di alcuni edifici come quelli situati in zona Porta Nuova a Milano. Riguardando le prime inquadrature che non mi soddisfacevano, ho cercato di dare un interpretazione più consona al mio approccio minimalista, cercando di riprenderli in maniera più armonica e pulita, ma anche in stile concettuale, cercando di trasmettere le emozioni dello scatto. Ho cercato di estendermi anche ad altre zone della città ed è tutt’ora un progetto aperto in continua evoluzione sia stilistica che di ricerca architettonica .

AMB: Perché fotografi? Sei uno che racconta delle storie?  Ti consideri uno storico, fermi istanti nel tempo?

EV: Fotografo principalmente per passione e perché mi piace, una specie di valvola di sfogo. Con la fotografia fermi delle istantanee che rimangono nella memoria di chi le vede, immagina le foto di adesso fra 50 anni!  Un po’ come quando guardiamo le nostre città, i nostri luoghi del cuore di 50 anni fa, come sono cambiate con il tempo, luoghi che non esistono più, palazzi cancellati e persone che ci hanno lasciato.

AMB: Fotografi quello che ti capita e quando ti capita o pianifichi dei viaggi o degli spostamenti ad hoc su itinerari preventivati a tavolino?

EV: Adesso cerco di costruire dei progetti, ovviamente per la street gli scatti sono casuali , ma non per l’architettura, nel cui caso ricerco quello che mi interessa, i viaggi mi servono per trovare quello che voglio realizzare.

AMB: Come sei arrivato alla fotografia d’architettura?

EV: Mi è sempre piaciuta, ma non ero proprio capace di fotografarla, poi con il tempo ho cercato di costruire delle composizioni armoniche, grazie anche ad alcuni suggerimenti e consigli  di un professore universitario docente di architettura.  Alla fine sono cresciuto in maniera autodidatta ed istintiva, guardando, osservando le linee armoniche che mi hanno sempre affascinato. Non dimentichiamo poi il mio lavoro – sono un orafo –  che mi aiuta a vedere la bellezza e l’armonia delle linee e delle forme. Nella mia ricerca fotografica poi ho unito la passione per le geometrie al genere urban street, dalla sua concezione più grafica al modo di vivere urbano e contemporaneo. Penso infine che sia un modo di esprimermi, mi piace disegnare con la mia macchina fotografica e interpretare con la mia creatività tutto ciò che di architettonico ed urbano cattura la mia curiosità.

AMB: Da dove arriva questa tua passione per la fotografia? L’hai respirata nell’ambiente familiare? Quando l’hai approcciata?

EV: Non è un fatto ereditario, sono il primo della specie in famiglia. Mi sono avvicinato all’età di 25 anni durante un viaggio, ma si sa che in quel periodo era per pochi: difficoltà nel farla e costoso svilupparla! Poi con il tempo mi sono evoluto, passando al digitale, maturando esperienza e capacità creativa . La passione per il bianco e nero è più recente, nasce nel 2014. 

AMB: Per concludere, alcune note tecniche. Di quali strumenti ti avvali?

EV: Non mi avvalgo di particolari corpi macchina e obiettivi costosi, ho due reflex che uso, una pentax con 16-45 ed una Nikon 7100 con 18-140,  18-200  e 12-24 , ogni tanto un 8 mm. Faccio post-produzione per imprimere la mia linea creativa ai miei scatti, ma in ogni caso per le foto di architettura la correzione in post è quasi una tappa obbligata se non per risolvere i difetti dati dagli obiettivi.

La città che sale di Erminio Vanzan

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