Il tempo sospeso. Diario pandemico di Morena Bellini.

La pandemia ha profondamente modificato le nostre abitudini quotidiane, ha cambiato la nostra vita. Morena Bellini, fotografa amatoriale di Pontedera ha deciso di documentare questa nuova quotidianità, scattando fotografie che cristallizzano luoghi, momenti, sensazioni e pensieri durante il lungo periodo di lockdown. Il Tempo sospeso è il titolo del foto-racconto da lei realizzato.

di Luigi Coluccia

Morena è Toscana e vive in provincia di Pisa. Si è avvicinata alla fotografia nel 2011 quando per caso ha scoperto che nella sua città esisteva un circolo fotografico, il CREC PIAGGIO di Pontedera. Autodidatta, non ha mai frequentato un corso di fotografia e quello che sa lo ha imparato sul campo, sbagliando e seguendo i consigli di persone più esperte. Si considera una fotoamatrice. Dalla prima compatta è passata alla reflex che ha cambiato il suo modo di vedere il mondo attraverso un mirino. Ha partecipato ad alcuni concorsi, tra i quali il Fiipa di Orvieto in cui ha vinto nella categoria architettura nel 2016 ed ha poi ottenuto un primo premio a Perugia nella categoria dettaglio all’inizio del 2020. Ha partecipato a varie mostre collettive in Italia con i laboratori della Fiaf, lo scorso anno ha partecipato a due mostre in India e attualmente una sua foto è in viaggio per una mostra in Turchia.

Il tempo sospeso è un’opera fotografica che prende corpo proprio durante il periodo del lockdown pandemico, un periodo in cui la nostra vita, le nostre abitudini hanno subito uno sconvolgimento, una vera e propria battuta d’arresto. Il foto-racconto documenta quel vuoto lasciato dall’impossibilità di svolgere le normali e semplici attività di ogni giorno, colmandolo con una nuova quotidianità che seppur indotta da una crisi sanitaria, non manca di spontaneità.

Morena sceglie di documentare attraverso la fotografia, un linguaggio che le appartiene e le permette di comunicare in modo diretto ed immediato i momenti che scandiscono le lunghe giornate di isolamento, proprio come una moderna “instagrammer”.

La fotografia per me  – dice Morenaè un salva vita, mi aiuta nei momenti difficili perché quando fotografo non penso ad altro e tutto cio’ che attira la mia attenzione, merita una foto, che sia un sasso o un tubo non ha importanza, è quello che mi trasmette in quel momento ciò che conta e mi fa premere il pulsante di scatto. Non amo fotografare le persone, anche se talvolta mi capita, quindi il mio interesse si indirizza per la maggior parte sui particolari, che amo molto, ma anche sulla foto di architettura, anche se non ho un’attrezzatura adatta a fare questo tipo di foto, però ci provo sempre e comunque ed il risultato lo lascio giudicare agli altri.

Il foto racconto si apre con un autoritratto: giorno 1 con mascherina da aerosol, giorno 2 con mascherina di tipo FFP2, ma l’idea di dare una forma organica agli scatti quotidiani arriva solo al giorno 9. All’interno dell’abitazione ciascun componente della famiglia trova la propria “comfort zone” ma c’è anche chi decide di dipingere il terrazzo.

La vita all’interno delle pareti domestiche si alterna con alcuni pochi momenti vissuti all’esterno ed emerge con forza il contrasto fra l’iperattività casalinga e la desolante immobilità dei luoghi all’esterno sospesi nel tempo.

Pochissime libertà ci sono concesse, ma a patto che si possa autocertificare l’esigenza che ci porta fuori di casa.

Giorno 10 © Morena Bellini

Il giorno 40 segna la svolta “intimista” del diario fotografico. La quotidianità cede il posto all’introspezione, emerge il timore per un futuro incerto e l’amara consapevolezza dell solitudine.

Eh si ci siamo arrivati, come dice la parola quarantena, al giorno 40 che a regola dovrebbe essere l’ultimo giorno ma che di fatto non sappiamo quanto ancora può durare. E credo che proprio adesso ci accorgiamo quanto siamo veramente soli e se la tristezza appanna gli occhi, allontaniamo i cattivi pensieri, non c’è miglior cura di un pensiero positivo.” – Morena Bellini

La tensione si allenta al giorno 55, il primo della Fase 2, il primo di una nuova normalità. Il racconto di Morena si concentra all’esterno della casa. Immagini urbane che testimoniano la volontà di tornare a vivere e riconquistare gli spazi della nostra routine quotidiana.

“La vita riprende. La natura che si stava impossessando delle cose è stata riportata nei propri ranghi. La gente viaggia e sono tutti felici.”

Il foto-racconto si conclude al giorno 81 con un pizzico di ironia: un autoscatto con mascherina personalizzata.

Prendiamo la vita con ironia, mi sono personalizzata la mascherina, facciamo la linguaccia a questo virus.” – Morena Bellini

© Morena Bellini

La mascherina è un elemento ricorrente in tutta la storia e ne è a tutti gli effetti la co-protagonista. Ripresa in più momenti della giornata, descritta come parte integrante dell’abbigliamento è il simbolo di questa nuova normalità.

Inizialmente doveva essere solo un diario giornaliero del periodo della quarantena, dove accanto alle foto l’autrice annotava anche i suoi pensieri. L’idea del libro è nata in un secondo momento perché con il passare del tempo è subentrato il desiderio di lasciare traccia indelebile di tutti quei momenti.

Mi sono imbattuto per caso nel libro di Morena e quello che più mi ha colpito del suo lavoro e della sua personalità è stata la sincerità che in entrambi si tocca con mano. Niente è artefatto: semplicemente emozioni, sensazioni, colori, gioie e paure di un periodo che tutti noi ricorderemo a lungo sono state espresse nella maniera più lineare possibile, arrivando dirette e senza preamboli.

La fotografia oggi sempre più spesso è ricerca del valore estetico, ma ha perso i suoi contenuti, la sua funzione principe: documentare, raccontare, emozionare.  Morena è riuscita in questo suo lavoro, a riportarmi al vero valore della fotografia, ed è una cosa che ho apprezzato molto.


Note biografiche sull’Autore

Gigi Coluccia

Gigi, salentino di nascita e romano d’adozione, intraprende il percorso di laurea in Economia Bancaria e successivamente abbraccia la carriera militare. Alterna la passione per l’economia e la letteratura, ereditata dal nonno, a quella per la fotografia che coltiva da tempo, applicandosi in diversi generi fotografici, prima di approdare alla fotografia di architettura e minimalismo urbano in cui trova espressione la sua vena creativa. Dotato di personalità votata alla concretezza e con uno spiccato orientamento alla cultura del fare, Gigi intuisce le potenzialità aggreganti della fotografia unite alla possibilità di condivisione offerte dal Social e fonda il Gruppo ArchiMinimal Photography attraverso il quale riesce a catalizzare l’attenzione di tanti utenti italiani e stranieri attorno ad progetto di più ampio respiro che aggrega una nutrita comunità attiva di foto-amatori. Impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura fotografica, crea il magazine ArteVitae, progetto editoriale derivato dal successo della community social, per il quale scrive monografie ed approfondimenti sugli autori fotografici e cura la rubrica Digressioni sulla Fotografia, ricercando nel panorama fotografico contemporaneo, personaggi e spunti di interesse di cui parlare.


[Ndr] Le foto incluse nel presente articolo sono state gentilmente concesse ad ArteVitae dall’autrice © Morena Bellini. All rights reserved.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: