Cinema e Amore. Il primo incontro non si scorda mai.

Questa puntata sulle storie d’amore del cinema è dedicata al  momento più emozionante e indimenticabile di ogni storia d’amore, il primo incontro. Ecco una carrellata dei colpi di fulmine più divertenti e romantici della storia del cinema.

di Gabriella Maldini

Humphrey Bogart e Lauren Bacall in acque del Sud, 1944

Come inizia sul grande schermo una storia d’amore? I paradigmi più classici sono due: colpo di fulmine e conflitto. Non ricordo più chi disse che molto spesso un grande amore comincia con uno dei due che pensa ‘ma chi è quello stronzo?!’ La stessa psicanalisi conferma che l’attrazione si manifesta sovente in termini di conflitto e il cinema lo racconta da sempre. Ne ‘La donna del giorno’ (diretto nel 1942 da uno dei maestri della commedia sofisticata , George Stevens) Katharine Hepburn e Spencer Tracy sono due giornalisti in competizione che, dopo una serie di meravigliose schermaglie, finiscono con l’innamorarsi; nella finzione e nella realtà, come ci ricorda il primo leggendario scambio di battute tra quella che sarebbe diventata la coppia più amata di Hollywood:

‘siamo bassini mister Tracy’, vedrò di ridurla alla mia altezza miss Hepburn’.

Katharine Hepburn e Spencer Tracy in La donna del giorno, 1942

Altro primo incontro/scontro, quello tra il giudice Myrna Loy e il pittore bohemien Gary Grant nel film ‘L’intraprendente signor Dick’ (1947) dove, tra un arresto per disturbo della quiete pubblica e un’accusa di circonvenzione di minorenne, i due finiscono per innamorarsi, passando dalla guerra giudiziaria alla pace coniugale.

Cary Grant e Myrna Loy in L’intraprendente signor Dick, 1947

E che dire dell’incontro più surreale, lungo e in continua trasformazione della storia del cinema? Quello fra Meg Ryan e Billy Crystal in ‘Harry ti presento Sally’, dove ogni fase possibile e immaginabile di un rapporto viene attraversata, offrendoci risate e lacrime, adorabile leggerezza e perfino qualche momento di saggezza.

Meg Ryan e Billy Crystal in Harry ti presento Sally, 1989

Ma veniamo all’opzione regina di tutti i primi incontri del cinema, il colpo di fulmine. La modalità più classica e più amata di sempre, soprattutto dal cinema classico hollywoodiano. Nel 1944 Howard Hawks mette davanti alla macchina da presa il quarantaquattrenne e già divo Humphrey Bogart e l’esordiente diciannovenne Lauren Bacall. Lei  gli chiede un fiammifero e si accende la sigaretta. Il resto è storia.

Lauren Bacall

L’anno successivo, il maestro assoluto della commedia sofisticata, il viennese Ernst Lubitsch, ha l’audace idea (siamo nel 1945) di far incontrare la giovanissima Jennifer Johns, ancora fresca di divina apparizione in Bernadette, e il galante Charles Boyer, davanti a un lavandino otturato, mentre lei, l’idraulico chiamato per risolvere la faccenda, si tira su la gonna e si sfila le calze, esclamando sorridente ‘ce la volgiamo dare una botta?’. Che dire, Lubitsch era un genio.

Jennifer Johns

Jennifer Johns e Charles Boyer in ‘La storia di Cluny Brown’, 1945

Ma il primo incontro con cui voglio concludere questo pezzo e questa rubrica, ci porta in un altro mondo. In quello ‘romantico’ e ideale, intriso di fato e di sogno che così tanto amiamo al cinema. E’ il primo incontro fra James Stewart e Kim Novak in ‘Vertigo’, di Alfred Hitchcock.

E’ una sequenza breve (neanche un minuto) e senza parole, ma contiene mondi. E ha una particolarità assoluta, è un primo incontro unilaterale, perché soltanto lui vede lei (sicuri?). Ma in che modo la vede? Non è un incontro casuale, lui è in quel locale apposta per vedere quella donna, ma non per una ragione sentimentale, bensì di lavoro. Lui è un detective e quella che è andato a vedere è la donna che da domani dovrà pedinare. Ma quello che Hitchcock ci dice con questi pochi secondi da brividi è che, per questo detective, quella donna diventa immediatamente l’Amore assoluto, definitivo. E ce lo dice utilizzando esclusivamente il linguaggio cinematografico, le immagini e i movimenti di macchina. Perché il vero cinema non ha bisogno delle parole. O meglio, perché quelle sono le uniche, vere parole del cinema.

Paradossalmente, noi capiamo l’immensa portata di questa visione da come la macchina da presa ci nasconde lei. La nasconde a noi e a lui, così che noi, come lui, finiamo per sporgerci, verso lo schermo, perché vorremmo vedere quella donna che abbiamo già capito sarà bellissima. E noi vogliamo vederla, vogliamo vedere il suo viso. E quando, improvvisamente, Hitchcock ce lo mostra, è un’apparizione di pochi secondi; e quindi una apparizione tout court. Così folgorante che James Stewart ha quasi paura e si ritrae, abbassa lo sguardo. Ma paura di cosa? A un primo livello di lettura, paura di essere visto, scoperto nel suo ruolo di detective. Ma la lettura importante è la seconda: ciò che davvero lo spaventa è l’Amore. Quel sentimento che sente esploso dentro di sé, fino a travolgere tutto, così dirompente da essergli rimasto scolpito sul volto.

E infine, e soprattutto, questo primo incontro è un momento di meraviglioso, assoluto voyerismo, quel voyerismo che Hitchcock amava tanto e che ha declinato in tutti i suoi film in maniere sempre diverse, sempre sorprendendoci, sempre emozionandoci. E che qui propone con una sintesi e un’intensità uniche, in un esempio memorabile di quello che mi piace definire ‘voyerismo romantico’.


Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al liceo classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un corso di Racconto e Romanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola, la libreria Mondadori di Forlì e le scuole medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nell’aprile dello scorso anno è uscito il suo primo libro, edito da CartaCanta, dal titolo ‘I narratori della modernità’, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno raccontato il mondo moderno.

Per ArteVitae scrive nella rubrica Cinema e TV.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

 

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