Il passato del futuro

di Luigi Coluccia

Ci occupiamo oggi di un progetto fotografico molto interessante che ci ha colpito per la sua particolarità, per l’impatto emotivo che ha su chi lo osserva e per il phatos in grado di generare. Questa è la storia di un lavoro nato quasi per caso, senza aspettativa alcuna, che invece diventa un successo straordinario in termine di pubblico, di consensi e riconoscimenti ricevuti. Raccontiamo oggi del progetto storico-fotografico “Il passato del futuro” nato da un’idea di Alessandro Bronzini, sviluppato e realizzato da Cristiano Gaviglio,  con la collaborazione di Emanuele Chiodini. Buona Lettura!

Nell’ambito dell’evento live organizzato a Novafeltria (RN) dal gruppo Facebook “Semplicemente Fotografare” tenutosi con un grandissimo successo di pubblico intervenuto e di alta qualità dei lavori presentati alla fine di settembre,  abbiamo avuto modo di apprezzare diversi lavori interessanti. Di uno ci siamo già occupati qualche tempo fa, quello che raccontava fotograficamente la campagna oceanica della Regia nave Etruria dell’Ammiraglio Di Loreto. Oggi invece, a distanza di tempo, torniamo a parlare di questa meravigliosa kermesse fotografica che ha coinvolto un intero paese per proporvi un’altra delle nostre storie. Andiamo oggi a conoscere più da vicino i protagonisti di un bellissimo reportage storico-fotografico, “Il passato del futuro” e ne raccontiamo anche il simpatico backstage della sua realizzazione.

Questo progetto nasce da un’intuizione di Alessandro Bronzini, il quale, motivato dal grande amore per la sua terra natia, San Martino Siccomario – un piccolo centro posto sulla sponda destra del Ticino in provincia di Pavia – qualche anno fa matura l’idea di realizzare un progetto storico-fotografico che si ponga come scopo ultimo, quello di valorizzare il patrimonio umano di San Martino. La volontà è infatti quella di lasciare in eredità alle generazioni future un archivio fotografico ritraente i volti e le espressioni di coloro i quali hanno rappresentato uno spaccato significativo del paese. Alessandro, per motivi di lavoro, non vive più a San Martino ma ha con questa realtà territoriale un forte legame, ulteriormente acuito dall’impossibilità di viverla quotidianamente.

Alessandro condivide questa sua intuizione con un suo grande amico, Emanuele Chiodini, che vive a San Martino ed appartiene ad una storica famiglia di questo piccolo ma ridente paesino. Emanuele è da sempre impegnato nella realtà politica e nel tessuto sociale del luogo in cui vive e la storia, la tradizione e la solidarietà gratuita da sempre sono valori fondamentali che lo contraddistinguono.

L’idea non decolla immediatamente, rimane un po’ nel cassetto dei sogni di entrambi. Questa attesa però come a volte accade, con il senno di poi, si rivela una gran fortuna perché  durante un corso di fotografia che entrambi frequentano, Emanuele propone l’idea di Alessandro ad un suo amico, Cristiano Gaviglio. Ed è così che quel progetto rimasto per troppo tempo nel cassetto dei sogni, ora, con la squadra al completo e con il superamento di inevitabili riflessioni, pensieri, legittime paure e insicurezze, muove i primi timidi passi.

Nel dicembre del duemilaquindici infatti, un po’ pressati dall’entusiasmo dirompente di Cristiano, anche gli altri due amici si convincono a partire nella realizzazione del progetto. E’ solo però nei primi mesi dell’anno successivo che il lavoro comincia e il primo obiettivo che si pongono è quello di ottenere una ventina di scatti “decenti”. Nella fase iniziale i progetti solitamente non si pongono gli obiettivi ambiziosi che invece meriterebbero fin da subito; solo in un successivo momento infatti chi ha l’onere della loro realizzazione capisce di avere in mano una storia importante.

Il progetto che hanno in animo del resto non è dei più agevoli. Attraverso il ritratto fotografico, si tratta di rappresentare un tessuto sociale, quello degli anziani del paese, scegliendoli come “modelli”. Progetto ardito per una serie di motivi ovviamente, non ultimo il fatto che si tratta di una fascia di popolazione notoriamente diffidente nei confronti degli estranei e delle cose nuove. Spesso infatti sono proprio i figli ad incoraggiare questo patrimonio vivente a farsi fotografare.

Le porte delle case di questi simpatici attori in estemporanea però come nelle migliori storie di provincia le apre sempre il fatidico “mi riconosce?  sono il figlio di”. Una volta rotto il ghiaccio purtroppo, tanti appuntamenti finiscono con un buon caffè sorbito, qualche chiacchierata ed un nulla di fatto. Vergogna? Paura? Diffidenza non del tutto elusa? Forse un mix di tutte queste ragioni. Si aggiunga anche la paura di non venir bene in fotografia, “sei sicuro di farmi una foto perché con la faccia che ho ti si rompe la macchina?”, qualche simpatica battuta sulla propria fisicità e addirittura qualche richiesta circa l’uso di Photoshop per migliorare qualche piccola imperfezione, magari giunta dalle Signore. Un’ulteriore difficoltà è anche rappresentata dalla quasi totale impossibilità di lavorare sulla posa – i “modelli” assumono infatti espressioni contorte e rigide! – tanto da indurre gli autori a rinunciarvi.

Insomma, armati di pannelli da usare come sfondo, macchine fotografiche e l’immancabile furgone bianco, sabato dopo sabato cominciano a testa bassa e nei ritagli di tempo a loro disposizione a girare il paese cercando di immortalare i loro ”modelli”, ripresi a loro volta nei momenti liberi, previo appuntamento.

Come ogni progetto che si rispetti, anche questo ha un mentore. Ci siamo già occupati di lui in altri articoli del nostro Blog, è il grande Giulio Limongelli.

Giulio, da grande conoscitore della fotografia quale è, quando gli vengono recapitati i primi scatti realizzati, incita i ragazzi a continuare, perché ha già intravisto in quelle poche immagini il vulnus di quello che a suo giudizio sarà un lavoro interessante.

Li invita quindi nel gruppo facebook che amministra assieme agli straordinari Lia Alessandrini e Giorgio Rossi ed infine li esorta ad esporre il loro lavoro in mostra a Novafeltria. A quel punto i tre autori decidono che il lavoro finale da proporre sarebbe stato composto dall’iniziale ventina di scatti che si erano prefissati. Incassato l’incoraggiamento del loro mentore, gli autori vanno avanti sempre con maggiore convinzione, gli scatti diventano sempre più numerosi e la platea dei modelli si allarga a dismisura. I venti scatti da ottenere a fine progetto, in realtà vengono già realizzati al termine del primo mese. Ad oggi, fanno parte del progetto ben 71 ritratti esponibili ed uno privato.

“Il passato nel futuro” ha ottenuto un incredibile successo durante il live di  Novafeltria dove ha incassato un grande consenso. Successivamente la mostra si è spostata a San Martino Siccomario, dove invece dei tre giorni previsti, è rimasta in esposizione per un mese!

Una simpatica curiosità relativa alla vicenda è rappresentata dal fatto che ora molti “modelli” non inclusi inizialmente nel progetto, per l’impossibilità di fissare un appuntamento, per aver rinunciato in una prima occasione, o più semplicemente per motivi di tempo, abbiano chiesto di poter essere presi in considerazione per il prosieguo. Sì, perché il progetto continua e sarà arricchito con nuovi scatti.

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