Il nome della rosa fiorisce in eterno

Il romanzo italiano più tradotto e letto di sempre, Il nome della rosa di Umberto Eco, torna in una nuova versione fiction  su Rai 1 in prima serata. Tratta dall’omonimo romanzo e caratterizzata, come sostiene il regista Giacomo Battiato, da una visione il più fedele possibile al libro. Un viaggio suddiviso in quattro puntate col compito di trasportare lo spettatore, attraverso la trama ed i personaggi, verso l’età di mezzo. Il titolato secolo buio che porterà l’Europa verso la sua formazione e definizione.

di Cristiana Zamboni

“Ricorda che quando lascerai questa terra, non puoi portare niente di ciò che hai ricevuto. Puoi portare solo ciò che hai dato. ” San Francesco d’Assisi

Il nome della rosa Rai 1

Nella prima puntata andata in onda il 4 Marzo, il tanto atteso ritorno di Guglielmo da Baskerville, interpretato questa volta da John Turturro, ha guidato lo spettatore verso l’inizio della fitta tela di eventi immaginari che ben si legano al reale e complesso momento storico in cui avvengono, donando sagaci perle di saggezza come se fosse anche lui il giovane ed idealista novizio Adso da Melk.

 

Il nome della rosa
Umberto Eco

 

 

“Il mondo è un grande libro, impariamo a leggerlo correttamente. Esiste un solo modo per combattere ignoranza e odio, usare la conoscenza per migliorare la razza umana.” Guglielmo da Baskerville – Serie Tv Il nome della rosa

 

 

 

 

 

Il nome della rosa fu scritto da Umberto Eco ed edito nel 1980. In una datata intervista l’autore racconta di aver preso spunto per la stesura della trama, da una foto di un monaco assassinato con del veleno mentre era intento a leggere un libro in  biblioteca. Un’immagine alquanto  allegorica che porta al prologo del libro stesso, le congetture dell’autore in merito ad un antico manoscritto trovato per caso e da cui tutto ha inizio, scritto per il semplice amor della scrittura, viaggiando lontano nel tempo e libero dai mostri del presente.

“Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” Adso da Melk, Il nome della rosa – (De contemptu mundi di Bernardo Cluniacense)

 

Abbazia Sacra San Michele Monte Pirchiriano

Il nome della rosa, accompagna il lettore in un pellegrinaggio che molto spiega e narra di quell’epoca non proprio archiviata e dogmaticamente denominata periodo buio. Un’altalena giallo- storica in cui personaggi alquanto complessi, contraddittori e cupi, ligi tramandatori di una ricercata cernita volta alla verità assoluta ed ambiguamente attenta più al male che al bene, si alternano a personaggi geniali e saggi alla  ricerca di un più probabile ed indulgente sentimento universale. Collocati tra le salvifiche mura di un tetro luogo dove omicidi o suicidi, confessioni e punizioni, eresie ed omissioni si susseguono senza una provata logica umana.

“Eravamo diretti a settentrione, in una abbazia benedettina sulle alpi. la missione di Guglielmo mi rimase ignota per tutto il viaggio. Mentre sogniamo un mondo migliore, mi disse, governanti ciechi guidano popoli ciechi verso l’abisso” Adso da Melk – Serie Tv Il nome della rosa

L’istituzione ecclesiastica si trova in una delle sue fasi più critiche della storia e rinchiusa in uno stallo per niente spirituale  fino al 1316. Dopo varie contrattazioni, la cacciata dei cardinali italiani dal conclave e la decisione del conte di Poitiers di rinchiudere i pochi rimasti in un convento a Lione, finalmente la Chiesa incorona un nuovo Papa, Giovanni XXII. Noto alla storia come il Papa banchiere e definito da Dante colui che scrive per cancellare.

“Ma tu che sol per cancellare scrivi, pensa che Pietro e Paulo, che moriro per la vigna che guasti, ancor son vivi.” Dante, Paradiso XVIII canto  

Papa Giovanni XXII e Bernardo Gui miniatura del XIV secolo

 

 

Apportò modifiche al sistema fiscale ecclesiastico con nuove politiche economiche. Istituì il Tribunale della Sacra Rota estendendo il concetto di eresia e lasciando carta bianca agli Inquisitori sulla scelta delle persecuzioni rivolte a  chi era contrario alla dottrina cattolica.

“[..]Al finire dell’anno del Signore 1327 in cui l’imperatore Ludovico scese in Italia per ricostituire la dignità del sacro romao impero, giusta i disegni dell’Altissimo e a confusione dell’infame usurpatore simoniaco ed eresiarca che in Avignone recò verogna al nome santo dell’apostolo.” Il nome della rosa, Umberto Eco

 

 

Un Papa fortemente sostenitore del potere temporale acquisito dalla Chiesa, delle gerarchie ecclesiastiche e di una casa di Dio intesa come istituzione abbiente, simbolo della grande ricchezza e potere della fede. Si ritrovò a gestire la Disputa sulla povertà apostolica fortemente sostenuta dal crescente ordine dei frati francescani, i quali sostenevano la totale povertà di Cristo e la piena illegittimità della Chiesa di possedere un patrimonio essendo, in terra, la sua rappresentate diretta.

“Gesù e gli apostoli non avevano mai posseduto niente.” Dolcino

Giovanni XXII
Ritratto di Henri Serrur

 

 

Spina nel fianco e grande perdita di tempo per un Papa coinvolto nella politica. Amante e cultore dell’arte decise di sminuire l’alterco usando  l’iconografia a suo favore, commissionando dipinti e sculture in cui  l’immagine di Cristo, anche in croce, fu arricchita di una borsa, così da sottolineare che anche lui, in vita, fu possessore di cose terrene.

“Cristo ha una borsa sul fianco per ricordare al popolo che nostro Signore non idolatrava la povertà, nemmeno sulla croce. Una Chiesa di straccioni non ha futuro. Questa è la rovina in cui i dannati francescani vogliono trascinarci.” Papa Giovanni XXII- Serie Tv Il nome della rosa

 

 

 

Da qui tutto ha inizio. Nel 1327 Ludovico di Baviera ed il Papa decidono di definire e concludere la questione presso un’abbazia benedettina. Inviato dall’ Imperatore, Guglielmo da Baskerville, ex inquisitore francescano, è l’incaricato scelto per mediare l’incontro tra gli uomini di fede devoti a San Francesco e la delegazione papale.

“Faccio questo viaggio per servire e proteggere il mio ordine. So che sostenete noi francescani per usarci contro il Papa.” Guglielmo da Baskerville, serie Tv Il nome della rosa

All’arrivo all’abbazia, Guglielmo ed Adso, si ritrovano in un luogo ornato da sculture che incutono terrore e trasportano ad incubi interiori. Un luogo  in cui sapere, dottrina e fede sovrastano ed il lavoro è opera nobile per renderli eterni.  Popolato da figure trasfigurate dai loro stessi peccati e desideri proibiti, li attendono chini sul corpo privo di vita di un bellissimo e giovane frate. Il primo delle morti che si susseguiranno nel corso della storia.

Piantina dell’Abbazia
Il nome della rosa

“Io non sapevo allora cosa frate Guglielmo cercasse, e a dire il vero non lo so ancor oggi, e presumo non lo sapesse neppure lui, mosso com’era dall’unico desiderio della verità e del sospetto, che sempre gli vidi nutrire, che la verità non fosse quella che gli appariva nel momento presente.” Il nome della rosa, Umberto Eco

Al giovane novizio non rimane che assaporare quel funesto luogo lasciandosi andare al proibito ma giusto gioco con l’istinto umano che non riesce a star lontano dalla sua natura e seguire il suo altrettanto febbricitante maestro nell’impertubabile ricerca sul perchè di quei velenosi ed incomprensibili decessi.

Una scena della serie tv proposta dalla RAI Il nome della rosa Interpreti John Turturro (Guglielmo) e Damian Hardung(Adso)

“Ma la mia anima non aveva dimenticato il suo volto, e non riusciva a sentire perverso questo ricordo, anzi palpitava come se in quel volto risplendessero tutte le dolcezze del creato. ” Adso, Il nome della rosa

Una caccia che ruota intorno al vero mistero che interessa Guglielmo, la copiosa biblioteca. Protetto scrigno che sembra contenere gran parte del precluso ed antico sapere.

Guglielmo da Baskerville Serie tv il nome della rosa Immagine Rai News

Unico e grande pervertimento che, secondo il monaco Jorge da Burgos, macchia il sapiente teoreta ed alquanto compassionevole frate.  La sua smaniosa ricerca di un sapere e di una verità che elude e va oltre quella concessa da Dio e professata dalla Chiesa.

“[…]Ma da questo libro quante menti corrotte come la tua trarrebbero l’estremo sillogismo, per cui il riso è il fine dell’uomo! Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura, il cui nome vero è timor di Dio. […]E questo libro, giustificando come miracolosa medicina la commedia, e la satira e il mimo, che produrrebbero la purificazione dalle passioni attraverso la rappresentazione del difetto, del vizio, della debolezza , indurrebbe i falsi sapienti a tentar di redimere ( con diabolico rovesciamento) l’alto attraverso l’accettazione del basso.” Jorge da Burgos, Il nome della rosa

Guglielmo interpreta e racconta la parte dell’uomo che, al di là della sua spiritualità, crede nella verità. La sente come azione doverosa e necessaria dell’esistere e la interpreta come risposta al volere di Dio. Contro ogni superficialità e semplificazione, crede nel sapere che rende l’uomo libero di scegliere e capace di discernere il vero dal falso, il bene dal male ed il giusto dall’ingusto.

Umberto Eco

“Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria.[..]Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.” U. Eco, Lettera al nipote

Quando si chiude l’ultima pagina de Il nome della rosa si resta in balia dei tanti enigmi della storia. Affascinati, annoiati o spaventati da quel che in certe epoche l’uomo è stato capace di produrre, la storia del mondo è, comunque, un lunghissimo romanzo di cui non perdersene nemmeno una puntata. Ora penso invece che il mondo sia un’enigma benigno, che la nostra follia rende terribile perché pretende di interpretarlo secondo la propria verità.


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte.

Per ArteVitae Cristiana scrive nella sezione ARTE 


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