Il compleanno – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Il compleanno  è un racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Oh cavolooooo: sono le sei, perdiamo l’aereo, abbiamo perso l’aereo, cosa facciamo, amore, mamma mia, mamma mia, non mi è mai successo, perdiamo l’aereo, tra mezz’ora chiudono il gate e noi siamo ancora qui, non ho sentito la sveglia, o forse l’ho sentita e l’ho spenta.

Gianna sembrava una pazza, – non mi dòccio – ripeteva, non fece nemmeno la pipì, solo una rinfrescata e si infilò gli indumenti puliti presi, senza guardare, dal cassetto della biancheria intima. Intanto suo marito si stava lavando i denti, l’uomo si muoveva come un automa, stordito dalla chiacchiera di lei, – lo prendiamo, lo perdiamo, ci proviamo, lo perdiamo, se lo perdiamo cosa facciamo? – e intanto Gianna si era infilata i pantaloni neri, una camicia azzurra e un pullover beige, le calzette, gli stivali e il giaccone trapuntato.

Bionda e spettinata, slavata come un asse per i panni, aveva preso le due valigie, le chiavi di casa e della macchina, i documenti di viaggio erano già nella tasca esterna di uno dei due trolley.

– Porto fuori la macchina, ti aspetto giù ai cassonetti della pattumiera, sbrigati – sbraitava dal pianerottolo mente chiamava l’ascensore – alle 6 e trentacinque chiudono l’imbarco. Lascia tutto com’è, in camera, è un gran casino, è inutile tentare di metterla a posto, andiamo, andiamooo.

Dal marito nessun suono. I condomini più vicini parteciparono loro malgrado al dramma che, ancor prima dell’alba, si stava consumando davanti a quella porta.

Gianna scese in garage con le due valige in mano, la borsa a tracolla e le chiavi della Micra in bocca.

No!! Pensava, Questo è il mio regalo di compleanno per Angelo e non posso bucarlo così, Oddio Oddio, il volo, l’albergo, tutto perso, l’ho preparato con tanta cura, dobbiamo farcela.

Scaraventò le valige sul sedile posteriore e la borsetta vicino ai pedali, mise in moto, accese i fari e uscì dal garage.

Non mi è mai successo, sto invecchiando, oh Madonna, dài, scendi maritino …

Fuori era ancora buio, si accostò con l’auto ai cassonetti e aprì lo sportello per far salire l’uomo, ingranò la prima e partirono verso Fiumicino.

Dopo pochi minuti imboccarono l’autostrada che collega Roma all’aerostazione. Erano già le 6 e 13 e in genere, se tutto va bene, ma proprio bene bene, ci vogliono almeno venti minuti, così si farebbero le 6 e 33, bisogna lasciare la macchina al parcheggio multipiano vicino alle partenze: almeno 90 euro, pazienza, piuttosto che farcela portar via dal carro attrezzi … mannaggia, avevo anche prenotato il parcheggio lunga sosta!

La sua testa diceva che l’avrebbero perso, l’aereo, ma il piede destro affondava sull’acceleratore in totale autogestione.

La povera Nissan dava quello che poteva, Gianna guidava tutta protesa in avanti, sembrava che spingesse la macchina, con gli occhi incollati sulla corsia di sorpasso seminava i tassisti senza pietà occhieggiando con gli abbaglianti per chiedere strada, il suo contachilometri segnava 140, anche qualcosina di più.

Il marito, accanto gemeva solo in prossimità delle curve – non abbiamo l’ESP su questa macchina -, aveva però proposto di tornare a casa per prendere l’auto grande e fare il viaggio con quella, qualora avessero perso l’aereo, e questo diede serenità a Gianna la quale, così, non vide completamente perso il regalo per il compleanno di Angelo.

Arrivarono all’aeroporto.

Tieniti a sinistra – urlava lui – dentro qui a sinistra, parking multipiano, qui, quiii – indicava agitando il dito indice davanti al lunotto.

Si infilarono lì e parcheggiarono nel primo spazio disponibile senza guardare alcun riferimento.

Scesero, presero le valigie, chiusero l’auto e iniziarono una corsa da bradipo impazzito verso gli imbarchi. Fortunatamente avevano fatto il “check-in on line” quindi poterono oltrepassare il varco di controllo senza tappe intermedie, i loro volti erano talmente stravolti che nessuno degli agenti preposti alla sicurezza osò chiedere più di quanto fosse previsto dalle norme.

Con la cintura dei pantaloni in bocca, il trolley alzato da terra per correre più velocemente ed i documenti di viaggio nell’altra mano, col braccio teso in avanti, giunsero al desk mentre la voce all’altoparlante pronunciava i loro cognomi per l’ultima chiamata.

L’hostess di terra chiese conferma sulla destinazione e sulle generalità.

Gianna e Angelo? – pronunciò anche i nomi di battesimo, i due annuirono con la testa, l’hostess continuò: – Siete gli ultimi ma siete ancora in tempo .

Gianna rispose con un sorriso, nel petto bruciava tutto, cuore, trachea, milza, forse non sarebbe riuscita ad arrivare al tunnel d’imbarco, sarebbe morta prima.

Suo marito recuperò i documenti di entrambi, la prese per un braccio e la guidò fino all’aeromobile.

Lei sentiva il sudore colare lungo la schiena e sul ventre, questa corsa vale almeno 600 calorie, la canottiera in microfibra era madida, il viso imperlato di sudore, i pori della sua pelle sembravano idranti fuori controllo. Cercò un fazzoletto di carta in tasca. Vuota. Vuote tutte le tasche.

I due piazzarono i trolley nelle cappelliere e si lasciarono cadere su due sedili liberi e vicini. Lei frugò nella borsa e trovò il pacchettino di Tempo, con calma iniziò ad asciugarsi la fronte, la nuca, il viso tutto, fino al collo.

Gli assistenti di volo chiusero il portellone, attraverso il finestrino Gianna vide la proboscide allontanarsi dallo scafo e la voce del comandante diede il benvenuto augurando buon viaggio ai passeggeri.

I coniugi si ignorarono per quasi tutto il volo, era necessario ristabilire i ritmi cardiocircolatori di entrambi, e anche domare le ghiandole sudoripare.

Quando battiti e pulsazioni tornarono nella norma, Gianna sfiorò la mano di suo marito, che stava anch’egli rientrando rapidamente nei consueti parametri clinici. Lui la guardò con dolcezza e lei, sfoderando il suo più bel sorriso e con gli occhi umidi, sussurrò:

– Buon compleanno, Angelo mio!


 

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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