Il colore dell’anima – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Il colore dell’anima è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

Il colore dell’anima

Si era tutti in attesa di vederla, questa nuova collega. Tornava da una filiale oltreoceano, per ora era solo in prestito. Si sapeva che anelasse rientrare in famiglia nella sua città, e solo Dio sa quanto ve ne fosse bisogno. Da qualche anno i colleghi in quiescenza non venivano sostituiti e la quantità di lavoro lievitava. Anche se l’organizzazione era quasi perfetta, imprevisti ed incidenti, non solo di percorso, rallentavano i risultati rispetto alla programmazione annuale.

Di lei si diceva un gran bene: era preparata, affidabile, umile, volenterosa, educata, comprensiva e cordiale. Tutte caratteristiche indispensabili per amalgamarsi al gruppo. Già, Il gruppo. Era composto da persone i cui requisiti sposavano perfettamente l’elenco di pregi elencati. La convivenza ventennale aveva portato ad un clima di empatia e sostegno reciproco, a seconda delle necessità professionali, ma anche personali.

Si andava d’accordo anche nei momenti più neri. Ormai ci si riconosceva dal passo, e dal passo si leggevano gli stati d’animo, che comunque non gravavano mai sul clima generale. Questa cosa non era nata dall’oggi al domani. Per maturare, si erano superate diffidenze, competizioni, gelosie, invidie, ed erano stati emarginati gli elementi che miravano allo sconvolgimento dell’armonia. Si sa, sul posto di lavoro, se è quello fisso, ci devi passare gran parte della giornata da sveglio. Ci devi stare bene, come a casa tua, sennò diventa un inferno anche fuori.

La “nuovavenuta” si presentò con sorrisi e gentilezza. Inseritasi subito nel rito del caffè mattutino, si ritagliò immediatamente il suo turno alla cassa. Negli anni non è stato sempre così. Gli avvicendamenti hanno spesso portato qualcuno che, al momento di pagare, riceveva una telefonata urgente o doveva andare a fare la pipì. Anche tra le figure meglio retribuite. In quei casi, alla quarta pipì, non venivano più invitate proprio per non incrementare l’assunzione di liquidi e quindi alimentare la precaria autonomia.

Non era questo il caso. La nuovavenuta si comportò come il protocollo richiedeva. Spesso veniva riconosciuta questa armonia, che era respirabile anche quando il gruppo si muoveva fuori dall’ambiente lavorativo. Un’aurea argentea lo illuminava, e anche i singoli.  Questo legame suscitava qualche invidia di troppo da parte delle altre realtà collegate, che identificavano come un branco o una loggia massonica. Durante uno dei consueti caffè mattutini qualcuno percepì una scossa inquietante, notando uno sguardo che oscurò l’aurea. Fu fulmineo, e proprio per questo volutamente ignorato. E non se ne parlò. La nuovavenuta, che non era più tanto nuova, diventò stanziale. Da prestito ad acquisto, fu la sua mutazione ordinamentale, faceva parte dell’organico a tutti gli effetti. Nessuno l’avrebbe più spostata da lì.

“Felice come una Pasqua, proprio in prossimità della Pasqua, offrì un banchetto pasquale, quasi fosse il pranzo di Pasquetta”.

Passò tempo, parecchio, prima di sentire che i necessari spostamenti fisici all’interno della scatola professionale non fossero più aerodinamici. L’aria si era fatta quasi solida, pesante, irrespirabile. Una certa atmosfera da “moti carbonari” aveva preso il posto della leggerezza che caratterizzava i rapporti interpersonali. Non che fossero affiorate delle tracine sul fondo sabbioso e morbido, ma camminare con leggiadria divenne pericoloso. Permalosità e cupezza avevano invaso il letto del fiume argentato, che inevitabilmente si era prosciugato lasciando solo aridità.

Qualcosa era cambiato. Tutto era cambiato. Quello che si era costruito in oltre vent’anni, si era polverizzato in poco più di qualche mese. La situazione andava analizzata. Era necessario capire le cause di questa giudecca. Ognuno soffriva in silenzio, la diffidenza si era propagata come una coltre di greggio sulla superficie dell’acqua. Era improvvisamente diventato tutto nero. Mancava l’aria, mancava il respiro. I momenti condivisi diminuivano sempre di più, ed anche i lavori in team diventavano immensamente faticosi. Sabbie mobili. Da sabbie sottili e morbide, si era passati alle sabbie mobili, e nessuno affrontava la questione per paura di finirvi inghiottito.

Un antico proverbio esotico sostiene che dove non arriva l’uomo, arriva l’Universo.

E l’Universo si mosse.

In pochi giorni tutti ricominciarono ad andare in bicicletta. Erano mesi che non ci salivano sopra. Come non si dimentica il pedalare o il nuotare, nessuno dimenticò quello che si era stati e l’armonia tornò seguendo un principio di entropia, cioè in modo naturalmente disordinato. Ci si ritrovò qualche giorno prima di Natale a festeggiare. Quella luce argentea che avvolgeva il gruppo si fece più luminosa, talmente luminosa che altri la videro e vollero unirsi alla compagnia, brindando e ridendo.

Accidenti. Mancava qualcuno, e non ci si ricordava chi fosse perché si era diventati davvero tanti, mentre l’aura d’argento aumentava d’intensità. Come succede in tutti i cartoni animati che si rispettino, improvvisamente una lunga ombra scura  eclissò la luce. Tutti si voltarono verso la porta.

Eccola!

Quando l’Universo si mosse, lo aveva fatto costringendo la nuovavenuta ad un allontanamento temporaneo.

L’oscurità durò un attimo, qualcuno chiuse la porta lasciandola fuori. Il colore della sua anima aveva inquinato il letto del fiume come uno sversamento di inchiostro sporca le acque cristalline di un torrente. Ed era chiaro a tutti, ormai, di quale colore fosse.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: