Il colore come forma di azione politica – Give me color. Cambiare il volto alle periferie

In collaborazione con Diatomea, Artevitae è lieta di ospitare oggi Raffaella Matocci con il suo secondo articolo “Il colore come forma di azione politica – Give Me Color”. Cambiare il volto alle periferie”. Buona lettura!

Diatomea è una rivista online che, come ArteVitae, ha lo scopo di divulgare e promuovere l’arte in ogni suo contenuto. L’idea della collaborazione nasce dalla volontà di offrire ai nostri lettori un’assortita selezione di argomenti e contenuti, attraverso la pubblicazione di articoli scelti dalla nostra redazione tra quelli già pubblicati o in via di pubblicazione su Diatomea, con lo scopo di ampliare e variegare la già ricca proposta editoriale del Blog #artevitae, contaminandola attraverso una forte sinergia tra le due redazioni.

di Raffaella Matocci

Uno dei processi di trasformazione e di rinnovamento delle città che si sta mettendo in atto negli ultimi anni è quello del Relooking il cui fine è porre l’accento su quanto quello che ci circonda e quello che guardiamo ogni giorno, benché il più delle volte sia dato per scontato, se non addirittura ignorato, sia invece il punto di partenza di un intervento volto a migliorare una problematica di così grande scala, quale la degradazione dell’ambiente in cui viviamo.

Si parla tanto di periferia, si dibatte sulle problematiche sociali e sociologiche che intervengono lì dove gli ambienti che si vivono sono degradati ed abbandonati all’usura che, in parte si produce naturalmente e in parte è indotta dalla mancanza di senso etico e civico degli abitanti.

A me piace pensare che il cittadino stesso debba essere educato alla manutenzione dell’ambiente in cui vive ma per fare questo è necessario anche che le Istituzioni diano un segno forte e deciso. Tra i tanti dibattiti e i possibili interventi di ArchiStar e politici che in questi anni ho ascoltato, studiato ed esplorato uno in particolare oggi richiama la mia attenzione

Può l’utilizzo del colore avere una valenza politico-sociale sulle nostre periferie? In che modo?

Due sono i progetti sui quali pongo l’attenzione quali risultante di un insieme di meccanismi che, interagendo fra di loro, danno sicuramente una risposta a questo quesito. L’uno è un intervento in cui l’istituzione si è fatta carico del progetto coinvolgendo il cittadino e l’altro è un intervento di cui il cittadino si è fatto carico chiamando in causa l’istituzione.

ART WAS PART OF THE ANSWER
Dipingere la città per ridare la speranza_Città di Tirana_Albania

L’Istituzione in questione è rappresentata da Edi Rama, l’attuale Primo Ministro dell’Albania, ex sindaco della città di Tirana. Si avvale della collaborazione di Anri Sala, artista albanese specializzato nel campo delle Arti Visive ed i due danno vita ad un video costruito sulla base del processo di trasformazione attraverso i colori. Dammi il colore

“Il colore come espressione di un sentimento forte, di una necessità di bellezza, di un segno politico”

Il primo segnale forte che viene dalle Istituzioni è quello di agire innanzi tutto sul territorio attraverso l’abbattimento dell’abusivismo edilizio, sviluppatosi senza nessuna regola di pianificazione urbana e a causa del quale circa 500 edifici sono stati demoliti, attraverso la restituzione alla comunità di aree che erano pubbliche, la costruzione di nuove strade, scuole e parchi. Da questo punto in poi inizia la lotta del Primo Ministro dell’Albania che è stata quella di inserire in un contesto post-rivoluzione un’idea rivoluzionaria:

“l’utilizzo del colore al fine di ridare la speranza che era stata persa. Dove il colore non è solo un atto artistico ma è una forma di azione politica in un contesto in cui il budget che si ha a disposizione è pari a zero”

Trasformare la città ridipingendo le facciate di edifici degradati con colori sgargianti e forme irregolari, rompendo le rigide griglie geometriche dell’architettura post-socialista. “Quando abbiamo dipinto il primo edificio con un arancione acceso su una oscura facciata di un edificio all’entrata di Tirana è successo qualcosa di inimmaginabile.

Si è creato un ingorgo del traffico e una folla di gente si è raccolta come se in quel posto qualcosa di spettacolare stesse accadendo o come se avessero avvistato all’improvviso la visita di una pop star. Il funzionario francese incaricato del finanziamento, si precipitò a bloccare la pittura, strillò che avrebbe bloccato i fondi. “Perché” chiesi io. “Perché i colori che voi avete ordinato non rispettano gli standard europei” rispose.

Il funzionario mi ha proposto un compromesso ma io gli ho detto “No, mi dispiace” “Il compromesso ha un colore grigio e noi ne abbiamo abbastanza da durare una vita”

E’ tempo di cambiamenti. La città è un corpo sociale, un luogo di discussione e di dibattito della collettività.

“La restituzione delle aree pubbliche ravvivano il sentimento di appartenenza alla città che la gente ha perso, l’orgoglio delle persone verso i propri spazi da vivere. E ci sono sentimenti che sono stati sepolti in profondità per anni sotto l’incremento barbarico delle costruzioni abusive che sorsero su aree pubbliche. E quando i colori sono usciti fuori “perforando” gli occhi ovunque, uno stato d’animo di cambiamento ha iniziato la trasformazione dello spirito della gente”

Immagine presa da Art Now and Then di Edi Rama

“Abbiamo fatto una piscina, la più bella piscina che io abbia mai visto nella mia vita e abbiamo chiesto alla gente “volete questo intervento e avere costruzioni pitturate come questa?” e poi la seconda domanda è stata” volete che tutto questo si fermi o che continui?”

Immagine presa da Art Now and Then di Edi Rama

Alla prima domanda il 63% della gente ha detto: “Sì, ci piace” ed il 37% ”No, non ci piace” Ma alla seconda domanda, metà di quelli a cui non piaceva, volevano che si continuasse”. “Così noi abbiamo notato il cambiamento. Le persone hanno iniziato a buttare meno rifiuti nelle strade, per esempio. Hanno cominciato a pagare le tasse. Hanno cominciato a sentire qualcosa che avevano perso.

La bellezza agiva come una guardia lì dove la polizia municipale o lo Stato stesso si era perso. Un giorno ricordo che camminavo lungo la strada, che era stata appena colorata e dove noi stavamo iniziando a piantare gli alberi, quando ho visto un negoziante e sua moglie montare una vetrata nel loro negozio e gettare le vecchie persiane nel luogo della raccolta dei rifiuti.

“Perché avete gettato via le persiane?” chiesi loro “ Perché adesso la strada è più sicura” hanno risposto. “Più sicura? Perché? Abbiamo messo più polizia qui?” “Qui ci sono i colori, strade illuminate, nuove pavimentazioni, senza buche, ci sono alberi. É bello. È sicuro.”

E infatti, era la bellezza che stava dando alla gente la sensazione di essere protetti. Anche dai criminali.

“Le pitture sui muri non sfamano un bambino né curano un malato né educano l’ignoranza. Ma danno luce e speranza e hanno contribuito a far vedere alla gente che ci potrebbe essere un modo diverso di affrontare le cose, uno spirito differente, un sentimento differente nella propria vita e che se diffondiamo la stessa energia e la stessa speranza per la nostra politica, noi potremmo costruire una vita migliore per ogni altro e per il nostro paese”.

“Abbiamo mosso 123.000T di cemento solo per gli argini. Abbiamo demolito più di 5.000 costruzioni abusive intorno a tutta la città, abbiamo piantato 55.000 alberi e cespugli nelle strade. Abbiamo stabilito una GreenTax che tutti hanno accettato e che tutti i lavoratori pagano regolarmente. Mediante concorsi pubblici siamo riusciti ad assumere nella nostra amministrazione molti giovani e siamo riusciti a costruire un’Istituzione Pubblica depoliticizzata dove uomini e donne sono paritari. Tutto questo ci ha aiutato anche nella corruzione”

Immagine presa dal sito Informagiovani-Italia

“La corruzione non dipende dal gene, non dipende dal fatto che alcuni hanno una profonda coscienza ed altri non la hanno. Dipende dal sistema. Dipende ll’organizzazione. Dipende dall’ambiente e dal rispetto. Noi abbiamo rimosso i chioschi. Abbiamo costruito una nuova e luminosa sala d’attesa. Abbiamo creato un sistema di controllo online in modo da velocizzare tutti i procedimenti. Noi mettiamo il cittadino prima e non gli impiegati. La corruzione, in uno stato di amministrazione dei paesi come l’Albania, può essere combattuta solo con la modernizzazione”.

Reinventare i governi attraverso il rinnovamento degli stessi politici è la risposta. E non reinventare le persone sulla base di una formula confezionata “Ready-Made” che lo sviluppo del mondo spesso cerca invano di imporre a gente come questa.

Mobilitare le persone, ascoltare le esigenze delle persone, avere delle risposta da loro, questa è politica. La politica non sono i leader, è la gente. “L’utilizzo del colore può mettere in atto il cambiamento. Io voglio fare più cambiamenti, quale Primo Ministro, ma ognuno di voi può mettere in atto il cambiamento, se lo si vuole”.

Il caso di Tirana si pone come manifesto di un’idea di arte vista come strumento per il rinnovamento sociale, che non si limita a un intervento di “beautification”, di una estetizzazione di superficie. Il valore della sua operazione artistica e politica sta nell’aver liberato nuove energie democratiche di azioni e reazioni in un dibattito pubblico collettivo, permettendo un ripensamento del concetto di res publica e della vita politica di una comunità.

Dammi i colori, Centro di Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi

COLORE SPONTANEO_LA RINASCITA DELLE PERIFERIE
Pittori anonimi_Quartiere del Trullo_Roma

Il Dipartimento delle politiche abitative non riesce a garantire più i servizi basilari. Il progetto è quello di dare colore al quartiere attraverso gli streetartist, attraverso i pittori, attraverso i bambini, lì dove il concetto di periferia non è tanto da associare alla posizione che il quartiere occupa rispetto al centro della città ma quanto al sinonimo di degrado e di ghettizzazione sociale.

Il colore utilizzato per cambiare il volto alla periferia. Il fine è quello di Non cambiare quartiere ma cambiare il quartiere Ci troviamo a Roma, il quartiere in questione è quello del Trullo. “La borgata del Trullo è una città di fondazione, progettata dagli architetti Nicolosi e Nicolini. I terreni vengono acquistati nel ’39 con la prospettiva di edificarvi lotti di abitazioni popolari.

La prospettiva del ritorno in massa degli espatriati per l’imminente scoppio della guerra comporta il ripensamento del progetto in «abitazioni popolarissime»: segue il rapido appalto e l’edificazione in soli 8 mesi. La borgata viene inaugurata da Mussolini il 27 ottobre 1940. Il Duce, secondo l’aneddoto, definisce i lotti squadrati «più simili a una caserma che a case». Nel 1943, a seguito del rovesciamento del regime, la borgata cambia nome in Borgata Duca d’Aosta e dal 1946 assume quello attuale.

La prospettiva del ritorno in massa degli espatriati per l’imminente scoppio della guerra comporta il ripensamento del progetto in «abitazioni popolarissime»: segue il rapido appalto e l’edificazione in soli 8 mesi. La borgata viene inaugurata da Mussolini il 27 ottobre 1940. Il Duce, secondo l’aneddoto, definisce i lotti squadrati «più simili a una caserma che a case». Nel 1943, a seguito del rovesciamento del regime, la borgata cambia nome in Borgata Duca d’Aosta e dal 1946 assume quello attuale.

ARVALLA STORIA – Borgata Trullo 

Così nascono i quartieri. La partenza è quasi sempre l’edificazione di massa e l’abusivismo, sviluppatosi negli anni in cui non era necessario avere un permesso di costruire per innalzare la propria abitazione, ha lasciato il posto alla speculazione edilizia con tanto di agibilità. Ma ad un certo punto, in questa piccola parte di periferia, un giorno si è deciso di intervenire lì dove le istituzioni non lo facevano ed un gruppo di persone, oggi “identificate” come
I Pittori Anonimi del Trullo

Non hanno nessun finanziamento dal Comune, gli unici soldi che hanno a disposizione per comprare i barattoli dei colori sono dati loro dagli abitanti stessi del quartiere che li supportano ed in qualche caso li aiutano manualmente. Al bar del mercato rionale c’è un salvadanaio che raccoglie le offerte.

©MJZ

«Un tocco di colore, un colpo di ramazza. Non cambiamo quartiere. Cambiamo il quartiere per chi ci vive e per chi ci passa. Per me, per te, per loro, per tutti» “Lo facciamo perché questa cosa funziona: la gente socializza e ha un altro stato d’animo” In molti pensano che quello che i Pittori Anonimi stiano facendo sia, oltre che bello, anche dotato di un fortissimo valore sociale.

Anche io lo penso, ne sono convinta. Nel presentare queste due azioni di rinnovamento ho detto che: L’uno è un intervento in cui l’Istituzione si è fatta carico del progetto coinvolgendo il cittadino e l’altro è un intervento di cui il cittadino si è fatto carico chiamando in causa l’Istituzione. Differiscono nel contesto, nelle premesse, nelle azioni ma non differiscono nella finalità.

Non si tratta solamente di riqualificare la propria città, ma di rimpossessarsene. Non è solo una forma d’arte, ma è l’espressione di una comunità. Attraverso il colore si dà voce ad una popolazione viva e di nuovo protagonista. Concludo con due frasi estrapolate da questi progetti:

“L’utilizzo del colore può mettere in atto il cambiamento. Io voglio fare più cambiamenti, quale Primo Ministro, ma ognuno di voi può mettere in atto il cambiamento, se lo si vuole” – Edi Rama

 

… “noi mettiamo delle gocce ma tutti insieme possiamo diventare un mare di decoro e pulizia. Fatevi sentire” – Pittori Anonimi del Trullo

 


Note biografiche sull’autrice

Raffaella Matocci, architetta, laureata presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, svolge la sua attività professionale da oltre quindici anni, dapprima come Responsabile di Cantiere, poi, dopo aver fondato lo Studio di Architettura ed Ingegneria con la sorella ingegnere, come Progettista architettonico e Direttrice Lavori all’interno dei piani di lottizzazione attuati nella Capitale. Come architetta, partecipa anche a diversi concorsi nazionali; svolge, parallelamente, l’attività di comunicazione attraverso lo studio della parte visuale, grafica ed editoriale di progetti fotografici in qualità di Art Director, e quella di docente di Grafica presso il Ministero della Difesa – Scuola di formazione e perfezionamento del personale civile e militare. Socialmente impegnata ed attiva nelle zone terremotate del Centro Italia e nel territorio, divulga progetti scrivendo articoli, interventi e notizie sull’architettura, l’arte e la fotografia. Co-fondatrice di Diatomea.net, scrive su progetti svolti singolarmente e collettivamente.

Per Diatomea.net scrive nella sezione I’m ARCHI, ARTE in mostra, Speciale DOSSIER

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Note

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