Il Circolo Cizanum presenta Beton Brut di Elvira Pavesi e Fabio Natta

Il Circolo Cizanum di Cesano Boscone presenta  Beton Brut, un progetto fotografico di Elvira Pavesi e Fabio Natta. Il progetto verrà presentato questa sera 14 Giugno alle 21.15 presso la sede del Circolo.

Locandina

Il progetto fotografico prende spunto da un’indagine sull’architettura brutalista che si diffonde negli anni Sessanta e Settanta con i suoi enormi edifici in cemento armato. Molti di questi oggi hanno un aspetto trascurato ed appaiono segnati dallo sporco e dalla pioggia. Sono riconoscibili dal colore, un grigio anonimo che non ha nulla a che vedere con i colori ariosi e vivaci delle architetture contemporanee. Il materiale che caratterizza questo stile architettonico è  Il calcestruzzo o cemento che è stato considerato un materiale di bassa qualità, certamente non artistico. Forse per questo motivo il cemento è stato relegato alla costruzione di edifici ed infrastrutture tutt’altro che  glamour: infrastrutture stradali, centri commerciali antiquati edifici di università e scuole.

La storia dell’architettura invece ci dice che non è proprio così. Con la sua forza e la sua versatilità, il cemento armato si distingueva da qualsiasi tecnologia costruttiva precedente, lasciando gli architetti liberi di creare le forme che ritenevano più utili e belle.

Il cemento poteva essere adibito a qualsiasi uso. E non necessitava di regolari ritinteggiature, intonacature costose, come nel caso degli edifici più antichi. Il cemento o “beton brut” avrebbe potuto resistere ai colpi inferti dalla convulsa vita delle città, sopravvivendo al tempo con la sua ruvida e brutale dignità.

Gli architetti di tutto il mondo furono per cui stimolati da queste nuove possibilità offerte dall’utilizzo di questo materiale di costruzione, motivo per il quale il Brutalismo si affermò in molti Paesi del mondo diventando un movimento stilistico internazionale, con interpretazioni e peculiarità specifiche locali. Il movimento trova quindi spiegazioni spiegazioni diverse a seconda del Paese in cui ci si trova: nel Regno Unito era espressione del welfare state; in Unione Sovietica e negli Stati Uniti rappresentava le politiche della Guerra Fredda; a Montréal era simbolo dell’auto-affermazione del Quebéc; per il Giappone era sintomo della reinvenzione nazionale del secondo Dopoguerra; per l’India, dell’orgogliosa indipendenza dalla Gran Bretagna; in Spagna era sintomo della riconciliazione e del rilassamento del totalitarismo franchista; e così via.

Il nostro progetto ha le sue origini nel gennaio 2019, quando frequentando un corso di fotografia siamo venuti a conoscenza di questa corrente architettonica fino a quel momento a noi sconosciuta. – dice Elvira Pavesi – E’ nata così l’idea di sviluppare questo tema e trasformarlo in un progetto fotografico, cercando di “costruire” un racconto da poter illustrare ed esporre. Siamo partiti raccogliendo qualche fotografia che rispondesse al tema del Brutalismo, ricercandole tra quelle già presenti, in modo del tutto inconsapevole, nei nostri archivi personali. Conseguentemente abbiamo iniziato un lavoro di ricerca su tutto ciò che poteva riguardare il Brutalismo, dedicandoci alla lettura di documenti trovati sul web, sia sull’architettura che sulla fotografia. Gli spunti e le informazioni che abbiamo raccolto ci hanno fatto capire in che direzione doveva orientarsi il nostro racconto e di conseguenza la nostra ricerca, con anche lo scopo di dare un taglio fotografico e non semplicemente documentaristico al nostro progetto.

Continua Fabio Natta– Abbiamo quindi deciso di parlare del Brutalismo, selezionando fotografie che meglio possono esprimere questo concetto di architettura dalle forme decise e dai materiali pesanti. Le nostre fotografie vogliono esprimere l’idea di bello architettonico che non si rifà unicamente all’estetica dei materiali, ma anche alla forza delle forme. È la povertà e l’essenzialità delle forme di questi edifici che ha attirato la nostra attenzione, nonostante queste strutture siano spesso imponenti, il loro aspetto “massiccio” e la materia di cui sono composti è spesso l’elemento più evidente di queste costruzioni. Altra curiosità è l’aspetto spettrale ed opprimente che il colore naturale del cemento rimanda all’osservatore. Apparentemente tutto ciò potrebbe risultare non interessante, ma a noi ha invece generato curiosità e stimolato la voglia di cercare qualcos’altro oltre la “facciata”.

Questa architettura è tutt’oggi abbastanza diffusa e non è relegata al solo ambito abitativo. Ci sono impianti sportivi, luoghi di culto aree industriali, commerciali, di transito ed altre situazioni in cui questo tipo di architettura ancora oggi viene utilizzata ed ha ancora un impatto sulla scena mondiale del design contemporaneo.

Appuntamento a questa sera e chissà che questo progetto fotografico non possa diventare una mostra itinerante.

Chi volesse entrare in contatto con gli autori con la realtà del Circolo può scrivere a cizanum@gmail.com.

Per ulteriori informazioni: Circolo Fotografico Cizanum – Sito web


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo, sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse, salvo dove diversamente specificato, da Elvira Pavesi © e Fabio Natta © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

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Note biografiche sull’autrice di questo articolo

Alessandra Bettoni

Alessandra nasce nel 1966 e si sente ancora  in quella fase della vita in cui non vuole cedere alla civetteria di omettere questo dato dalla sua biografia. Vive a Milano, la città che l’ha adottata e nella quale si sente a proprio agio. Di mestiere insegna: tiene corsi privati di lingua inglese, ma fino a qualche anno fa si occupava di marketing e vendite per le aziende e viaggiava spesso per lavoro, anche all’estero. La sua vita l’ha sempre portata a contatto con le persone, ciò nonostante si ritiene abbastanza “orso” per apprezzare una serata a casa da sola, ma non abbastanza per apprezzare un pasto al ristorante consumato senza compagnia. Apprezza qualsiasi forma di espressione artistica. Ama in particolare l’architettura e la fotografia. Fotografa da pochi anni, il digitale è l’unico universo che conosce. E’ una delle ideatrici e fondatrici di ArteVitae Blog, ne cura l’editing, la promozione e a volte scrive.

 

 

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