Il Bivio. Il nuovo racconto di Daniela Bonalume

Il bivio  è il nuovo racconto breve di Daniela  Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume.

 

Non poteva tornare indietro ma neppure andare avanti. Gabriele era arrivato ad un bivio. Non sapeva e, soprattutto, non vedeva. Non vedeva una strada percorribile. Ma quante volte si era trovato davanti ad una scelta, e quante volte non aveva dubitato neppure per un attimo sul percorso da intraprendere?!

Adesso non ce la faceva.

Complice l’età che avanzava senza titubanze, complice la consapevolezza di aver sparato la maggior parte delle proprie cartucce e, soprattutto, avendo la certezza che davanti a sé avrebbe trovato solo scale in salita, non riusciva a cacciare la testa fuori dalla fasciatura mummifica nella quale si era rintanato.

Gabriele era in una condizione tale in cui il desiderio più grande era quello di essere parte di un’unione con qualcuno che lo amasse e che volesse prendersi cura della sua anima. Qualcuno che sapesse come alleviare le pene del corpo intervenendo con la leggerezza dello spirito. Aveva finalmente capito che una vita spesa alla rincorsa delle emozioni lo aveva buggerato.

Quando si voltava riusciva a scorgere solo tanto amore. Amore con la A maiuscola, per gran parte della propria vita. Amore ricevuto, tanto! Amore dato, così così! Sempre mediato dal proprio tornaconto oppure accomodato su situazioni eccitanti. Può capitare che, ad un certo punto uno si senta più insoddisfatto e, anziché riflettere sulle cause del proprio malessere, cerchi adrenalina fuori dalla coppia e mandi all’aria tutto. Può capitare. E se capita, può capitare che il tempo restituisca, magari non subito, ma un po’ più in là, quello che è stato provocato.

Gabriele stava ricevendo quello che aveva donato agli altri: una profonda solitudine, che cercava di fugare con ogni mezzo possibile. Più che persone, cercava situazioni che lo potessero appagare. Cosa che lo lasciava sempre al palo, non appena le interlocutrici si accorgevano di non essere loro l’oggetto del desiderio, ma la situazione che offrivano. E se la davano a gambe.

Non era un fatto di soldi, Gabriele poteva badare abbondantemente a sé. La sua era la ricerca di un morbido materasso dove adagiare la vetustà incombente.

– Gabriele Gabriele! In giro come un pastore errante in cerca di pecorelle da salvare, eh eh eh, e adesso chi ti salverà? –

La notte porta insonnia e qualche volta anche consiglio. In alcuni casi solo malinconia. L’uomo ripensava alle carezze ed alle attenzioni di cui era stato oggetto. La solitudine tra le quattro mura domestiche, seppur edulcorata dai mille confort di cui la casa era dotata, lo erodeva come le onde fanno agli scogli rigidi ed inamovibili.

Non riusciva ad immaginare la sua dimora senza una presenza femminile che se ne occupasse, senza una “erogatrice di piccole attenzioni” che gli addolcisse la vita. Man mano che l’età avanzava, le sue compagne avevano una personalità sempre più consapevole.

Non sapeva cosa fare, la scelta di una governante lo avrebbe alleggerito di tante pene quotidiane ma una sconosciuta che girava per casa, un’abitazione a misura d’uomo ma non di uomo e donna, non la sopportava proprio. Avrebbe pagato per avere qualcuno accanto nel letto, e non certo le ultime di una lunga lista…

Qualcuno con cui confrontarsi su un libro di poesie o su una pièce teatrale, con cui discutere di un affresco o del piatto di riso alla cantonese. Insomma, una persona con cui dividere i pensieri e momenti di nutrimento dello spirito e del corpo.

Gabriele si addormentò con la consapevolezza di questa grande mancanza. Durante la notte venne visitato in sogno da svariati personaggi. Uno in particolare cercava di convincerlo della necessità di concentrarsi sulla propria spiritualità, ricordandogli che, se qualcuno gli era destinato, quel qualcuno lo avrebbe trovato. Tutto quello che doveva fare era prendersi cura della propria interiorità e cantare quella vecchia canzone di Mogol-Battisti…

La mattina seguente aprì gli occhi sollecitati dai dardi di sole che trapassavano la tapparella non completamente abbassata la sera prima. Si fece rapire dal vortice di pulviscolo che entrava ed usciva dai coni di luce. Ci mise un po’ a realizzare quanto fosse successo nella notte, ma sentì che uno spirito nuovo lo stava animando.

Passò la mattinata a letto ma non per pigrizia. Ripensò a tutte le carezze ed alle attenzioni di cui era stato oggetto ed anziché provarne malinconia, un’onda di calore gli attraversò il petto. Realizzò quanto fosse stato fortunato nel ricevere la visita di uno spirito guida, che gli suggeriva la possibilità di godere ed apprezzare ogni singolo gesto gentile che aveva ricevuto durante la sua vita.

E lo invitava ad accogliere anche quelli che ancora gli venivano offerti, con amore, e senza la necessità di ricambiare obbligatoriamente, del resto…

il piacere di donare è il vero valore per chi dona, purché chi riceve riconosca di essere una persona privilegiata!

 

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


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Una risposta

  1. GIUSI ha detto:

    Brava riesci sempre a cogliere le piccole verità dell’uomo, e come in questo racconto e’ molto comune che, con il passare del tempo ognuno di noi si senta solo e ricordi i bei momenti passati……si dovrebbe pensare di più con il cuore….

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