I Tarocchi di Anna Signorini

Anna Signorini è degna esponente di quel genere di fotografia artistica che, se ben orchestrata, ci proietta con buon gusto ed eleganza in un immaginario di grande effetto e godimento estetico.

di Rita Manganello

Anna Signorini

L’autrice, dati i suoi trascorsi nel design, è maestra in questo saper fare e si è cimentata in una prova più che soddisfacente e intrigante, che lei definisce sfida: rappresentare in fotografia i 22 arcani maggiori dei Tarocchi.

Antico metodo iniziatico, i Tarocchi hanno una valenza simbolica e, sapientemente interrogati, sono potenzialmente in grado di rispondere a qualsiasi domanda. (I Tarocchi, Oswald Wirth, Edizioni Mediterranee).

In questo articolo l’autrice ci racconta di sé e di quest’opera, che ci cattura e incuriosisce. Ringraziando Anna Signorini per aver concesso questa intervista ad ArteVitae, iniziamo a fare la sua conoscenza.

“Sono nata in provincia di Pisa nel 1961 e fin da bambina ho avuto una grande passione: il disegno. Stimolata da nonno e poi babbo passavo ore nella falegnameria di famiglia tra scalpelli e trafori ad armeggiare con tutto ciò che potevo racimolare lì dentro, dagli scarti di legno alle essenze, dalle vernici alla foglia d’ oro, dalla colla alla creta. Ho passato ore e ore a imbrattare fogli e inventare qualsiasi tipo di oggetto “inutile”. Poi la scuola: provengo da una formazione di tipo classico e ho studiato progettazione e design, disegno geometrico e decorazione. Ho avuto la fortuna di lavorare per 16 anni in un importante studio di design facendomi le ossa, esperienza che mi ha permesso di conoscere i metodi della progettazione industriale, ma anche apprezzare l’artigianato tipico toscano legato alla lavorazione del legno.”


Nel tempo sono cambiate molte situazioni: la distanza e gli impegni familiari mi hanno avvicinato al luogo dove adesso vivo mettendomi a confronto con nuove realtà legate all’arredamento di interni, al mondo della nautica e delle grosse imbarcazioni. Ho riscoperto quindi il piacere della fotografia grazie ai viaggi di lavoro, spinta dalla particolarità di situazioni che notavo per strada, soprattutto all’estero e che non riuscivo mai a bloccare con il telefonino. Tutto si svolgeva troppo velocemente e “lui” scattava con quel suo tipico ritardo, frazioni di secondo ma tali da non permettermi di fermare ciò che avrei voluto.”

“Ho acquistato Ugo la mia Canon e l’interesse di molti anni prima costituito da diapositive e rullini dalla vecchia AE1 Program, si è risvegliato. Ho cominciato a frequentare maestri che ne sapevano più di me, a iscrivermi a qualche corso di educazione all’immagine, ad assistere alle varie letture di portfolio che venivano organizzate nella mia regione.”

“Mi mettevo lì in un angolo, senza dire una parola guardando passare centinaia di foto, cercando di capire e imparare. Sono andata avanti cosi per un paio di anni e poi sono arrivate le prime mostre, i primi concorsi. Signor Cane (portfolio dedicato ai cani abbigliati con accessori d’epoca, NdR) è stato uno dei lavori che mi ha fatto capire la potenzialità delle nuove tecnologie e, un po’ per caso (volevo escludere tutti gli elementi di disturbo che apparivano negli scatti fatti ai pelosi, rigorosamente per strada), un po’ per esigenza, ho cominciato a elaborare gli scatti. Non ho mai avuto un buon rapporto con il computer, scatola misteriosa e incomprensibile ma ormai messa alle strette mi sono sforzata di utilizzarlo adattandolo pero’ alle mie esigenze. Da allora meravigliosa, strana sorpresa! Posso sovrapporre, scomporre, colorare, tagliare, incollare lasciando libera la fantasia ma soprattutto raccontare ciò che voglio, senza limiti come facevo da piccola e ho sempre fatto per lavoro. Si, spesso si fanno dei giri immensi, esperienze, cambiamenti, incontri, ma sempre si torna li, alla passione, quella istintiva che comanda ogni azione inconsapevolmente. Ho aperto il vaso di Pandora che sarà difficile chiudere di nuovo.”


“Mi è stato regalato un libro Tarot Settanni una serata in un circolo fotografico pisano. Non lo conoscevo per mia ignoranza; l’autore aveva rappresentato tutte le carte con personaggi reali pur seguendo il suo modo di fotografare. Da lì è nata l’idea quasi una sfida (perchè sono proprio tanti). I miei tarocchi dovevano essere molto personali, non di tipo tradizionale ma vivi ed espressivi. Dovevano essere fedeli alla tradizione ma nello stesso tempo moderni, istintivi ed emotivi, andare oltre il ragionamento, capaci di parlare a ciascuno con il proprio linguaggio interiore che solo il soggetto che pone la domanda è in grado di capire e individuare. Dietro alla loro apparente bellezza c’è un mondo di simboli più o meno celati, l ‘opposto del mondo materiale.”

AVB: Anna, cosa in particolare ti ha ispirato l’idea di un portfolio sui Tarocchi, la veste grafico-fotografica che vedevi già in anteprima, nella tua immaginazione o l’aspetto esoterico di queste carte divinatorie?

AS: Ambedue le cose. I tarocchi sono molto intriganti, ti poni delle domande. Non mi farei mai leggere le carte da qualcuno, non voglio conoscere il mio futuro ma il vederle alcune volte mi stuzzica l’immaginazione e poi resta sempre il dubbio che l’interpretazione sia inventata. Io di queste cose non capisco molto quindi sospendo il giudizio. Sicuramente all’inizio ho pensato solo all’elemento grafico.

AVB: Qual è stato l’aspetto più impegnativo nella realizzazione di questo lavoro? Mi riferisco alla progettazione dell’opera, fino alla parte esecutiva.

AS: Rendere omogeneo tutto il lavoro. Erano carte molto diverse tra loro: ad esempio la Torre è stata molto difficile da inventare, non tanto per la realizzazione, quanto per l ‘idea di rappresentare un fulminee che colpisce una torre dalla quale cadono 2 uomini, ma avevo a disposizione solo figure umane e la torre, inanimata, mi avrebbe complicato le cose.

Non facile neanche trovare gli oggetti di riferimento: il tavolo del Mago, che poi è anche un ciabattino, le ali della Temperanza, il Leone meno semplice da realizzare di quanto si pensi; insomma ho disegnato dei bozzetti e poi ho cercato di seguirne la traccia. Gli sfondi, che forse si perdono un po’ nell’insieme, sono tutti comunque legati alla carta stessa. La Luna, per esempio, ha come simbolo l’acqua, il Sole è la terra, il Mondo è rappresentato con una corona simbolo di vittoria ma ricorda anche i genitali femminili.

AVB: Cosa ti ha dato maggiore soddisfazione nel vedere il lavoro finito ?

AS: Il fatto di essere riuscita a realizzarli tutti, credo, con eleganza. Mi piacciono le foto che raccontano ma anche quelle che inneggiano alla bellezza, alla vita.

AVB: La fotografia è per te un passatempo nel quale esprimi la tua creatività o qualcosa di diverso, di più essenziale?

AS: E’ un modo per scaricare la tensione, come mi piace il disegno tecnico o libero, da qualche anno mi piace la fotografia. Di qualunque genere a parte le macro – non ne ho la capacita e la pazienza – perché scattare fotografie o occuparsi di postproduzione è come avere in mano un pennello, la stessa cosa.

Un vaso di Pandora benefico, direi. Anna Signorini è la quintessenza della creatività in fotografia, quella fotografia che alcuni stentano a riconoscere come tale, perché esula dai canoni del realismo “qui ed ora”, caro ai classicisti della foto documento o della foto tradizionalmente intesa, quella che si “riceve”, esente da particolari elaborazioni.

Qui siamo nel regno della ricercatezza in fotografia, l’immagine diventa un’illustrazione voluta, progettata e costruita. Sofisticata in senso positivo, naturalmente, laddove il mezzo fotografico si piega alle necessità del progetto in una modalità definita dall’autrice, scenografia raffinata, nulla di tradizionalmente descrittivo, pura elaborazione estetica secondo i criteri di un’iconografia selettiva che fa parte del suo vissuto interiore.

Del resto la biografia dell’autrice ce lo suggerisce: chi inizia presto, fin dall’infanzia, a muoversi nell’ambiente delle arti visive “imbrattando fogli” ed esercitando una manualità spontanea, primigenia, può sviluppare un’espressività via via più elaborata e matura, col passare del tempo.

I Tarocchi sono un metodo divinatorio antico e affascinante, nel quale si cimenta con successo e competenza un celebre scrittore, saggista, regista teatrale e cinematografico: Alejandro Jodorowsky, studioso della materia e autore de La Via dei Tarocchi. Jodorovsky ritiene i Tarocchi uno strumento utile per conoscersi meglio, infatti pare siano molto “chiacchieroni”. Mi piace immaginarlo eseguire una lettura mediante gli arcani maggiori ideati da Anna Signorini…


Riferimenti dell’autrice

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[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Anna Signorini© ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.


Chi è Rita Manganello – Note biografiche

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

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