I NUOVI ARCHITETTI: Studio A-LAB di Oslo

Lo studio A-Lab è uno studio di architettura fondato a Oslo nel 2000 da due giovani architetti norvegesi Odd Klev e Geir Haaversen, attualmente lo studio è composto da oltre 100 architetti che lavorano per creare le abitazioni e gli spazi di lavoro innovativi come parti integrate della grande città.

Con i pluripremiati edifici per uffici, abitazioni, edifici culturali e piani urbanistici, A-Lab si è affermato tra i principali studi di architettura norvegesi. L’obiettivo di A-lab è quello di influenzare l’ambiente urbano attraverso un’architettura innovativa e sostenibile con una forte identità.

Le opere principali sono due stazioni della metropolitana  di Oslo, gli uffici regionali e internazionali di Statoil (2012), il masterplan Barcode nel quartiere di Bjørvika (in collaborazione con MVRDV, Dark Architects e A-lab, 2003-2017) che comprende tre edifici A-Lab (2009, 2014, 2016).

Il progetto Barcode è composto da 12 grattacieli di diverse altezze e larghezze. L’intera area, vista da lontano, dà l’impressione di un immenso codice a barre. Gli edifici sono situati vicino al fiordo di Oslo, e hanno ridefinito radicalmente l’orizzonte di una città che era tipicamente caratterizzata da edifici bassi.

La maggior parte dei progetti di A-lab sono il risultato di un concorso vinto. A-Lab si concentra anche sulla ricerca e lo sviluppo in team interdisciplinari.

Lo studio si occupa di Architettura, Urbanistica, Design, Innovazione, BIM (*), Architettura del paesaggio, Architettura d’interni.

A-Lab è stato premiato per tre volte al World Architecture Festival (WAF) e la sua ripetuta presenza sia al WAF che ad eventi simili ha attirato l’attenzione di committenti in luoghi lontani come Asia, Australia e India.

STAZIONI METROPOLITANA – OSLO

Nel 2018 Zaha Hadid Architects e A-Lab hanno vinto il concorso  per la progettazione delle stazioni Fornebuporten e Fornebu Senter, due delle sei stazioni previste per la nuova linea metropolitana Fornebubanen a Oslo.

Ispirato ai paesaggi montuosi e ai fiordi norvegesi che sono stati erosi nel corso dei millenni, la stazione di Fornebu intaglia come canyon gli spazi per il flusso delle persone.

Fornebusenterstation Zaha Hadid Architects e A-Lab ©Metacolus ©A-Lab ©ZHA

Lo stile dei due studi di architettura si unisce in un’unica identità architettonica, reinterpretando paesaggi glaciali dove vengono ben definite le zone di accesso alla metropolitana, intese come piazze  dove confluiscono i passeggeri in una serie di geometrie contrastanti che proseguono nel sottosuolo fino a fondersi lungo la lunghezza dei binari.

STATOIL/EQUINOR – FORNEBU

Il progetto Statoil, ha vinto il premio WAN per il migliore edificio per uffici nel 2012. Nel 2009 è stato selezionato come progetto futuro dell’anno al Festival Mondiale di Architettura.

Inaugurato nel 2012 e situato a Fornebu, appena fuori Oslo, ospita i nuovi uffici della Statoil, ora diventata Equinor, la più importante società petrolifera e del gas della Norvegia.

L’intera costruzione prende spunto dalle piattaforme in acciaio che si trovano in mare aperto.

Si tratta di un’architettura iconica dalle forme anticonvenzionali.

STATOIL – ©A-LAB

La struttura è realizzata da cinque parallelepipedi  di tre piani sovrapposti diagonalmente per formare, nei punti di incontro, nove piani in grado di ospitare in tutto 2.500 dipendenti. I cinque volumi identici suggeriscono grattacieli orizzontali, ogni volume è lungo circa 140 metri e largo 23 metri.

Esternamente la struttura è rivestita da pannelli in alluminio bianco smaltato disposti secondo una griglia di 3 metri; gli ingressi di servizio sono stati posti sottoterra così da non presentare un lato posteriore, mentre l’entrata principale è fiancheggiata da due ali aggettanti di 30 metri.

STATOIL – ©A-LAB

Ciascuno dei cinque blocchi ha un orientamento e una vista unici, le montagne e il fiordo fungono da riferimento spaziale.

STATOIL – ©A-LAB

 

Le facciate interne sono rivestite in alluminio perforato per assorbire il suono; lo spazio tra i cinque blocchi crea un enorme atrio, la cui copertura vetrata a forma di prisma, simile a una gigantesca bolla di sapone, crea uno spazio dinamico. Questa copertura vetrata è essenziale tanto nel fornire ventilazione naturale, quanto nel servire da camino termico.

Tra i dettagli più interessanti vi sono anche le balaustre inclinate verso l’interno e le fonti di illuminazione nascoste sotto i corrimani dei ponti.

L’arredamento di pregevole fattura e i componenti in quercia donano ulteriore calore alle tonalità monocromatiche, mentre una magnifica collezione d’arte conferisce raffinatezza e gusto estetico ad atrio e aree verdi.

Piccola curiosità: l’edificio è stato anche il set della fortunata serie Okkupert (Occupied) visibile su Netflix.

 

PROGETTO ECO-CUBE – OSLO

ECO-CUBE, nell’area di a Økern a Oslo, è un progetto per uno spazio polivalente destinato prevalentemente ad uso ufficio, la facciata, con le finestre a tutta altezza inondano l’interno di luce naturale.

Eco Cube – Progetto – © A-LAB

 

Tutto il progetto è organizzato intorno a un atrio centrale per gli incontri sociali, e comprende anche un centro riunioni, una caffetteria, terrazze, aree ricreative e impianti sportivi. L’edificio “respira” attraverso le zone verdi tampone situate tra la facciata e l’atrio.

Eco Cube – Progetto – © A-LAB

La doppia facciata, realizzata con la tecnologia BIM (*) fornisce un eccellente isolamento e massa termica, garantendo al contempo una ventilazione naturale, incanalando l’aria fresca nelle aree degli uffici. Un sistema di riscaldamento e raffreddamento naturale contribuirà anche a ridurre il fabbisogno energetico complessivo dell’edificio.

DEG 42 – THE WEDGE – BARCODE – OSLO

Vincitore nella categoria Architettura, Edilizia e progettazione di strutture 2015-2016, The Wedge è un piccolo grattacielo non tradizionale a forma conica situato nel cuore di Oslo.

A basso consumo energetico presenta un interno senza colonne in modo da ottenere spazi molti flessibili in base alle esigenze.

La facciata in mattoni rossi grezzi è in forte contrasto con gli altri edifici Barcode e aggiunge un interessante elemento visivo al quartiere.

DEG 42 – THE WEDGE – Barcode ©Ivan Brodey ©A-Lab

 

Progettato ad uso ufficio, è alto solo 12 piani, lungo 70 metri e ha una larghezza variabile da 4 a 10 metri.

Il tetto è formato da una grande terrazza comune, il decimo piano è adibito a salone centrale, ad uso di tutti gli inquilini per riunioni o feste private. Un ristorante  pubblico è situato al piano terra.

Caratteristica di questa costruzione sono dei cubi a sbalzo che sporgono dalla facciata, normalmente adibiti a piccole sale riunioni e la particolarissima scala antincendio che si snoda a zig-zag e offre la possibilità di raggiungere le varie parti dell’edificio sia in orizzontale da un lato all’altro che in verticale fino al tetto, valorizzando ulteriormente l’espressione scultorea iconica dell’edificio.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=ysIMi9NQHKQ&feature=emb_logo

 

*Che cos’è il BIM – Building Information Modeling

“Il Building Information Modeling (BIM) è una metodologia (non un semplice software) che consente ai professionisti dell’architettura, dell’ingegneria e delle costruzioni (AEC) di generare un modello digitale contenente le informazioni sull’intero ciclo di vita dell’opera, dal progetto alla costruzione fino alla sua demolizione e dismissione.

Più che una rappresentazione tridimensionale, con il BIM è possibile creare un modello informativo dinamico, interdisciplinare e condiviso: il Digital Twin, il gemello digitale del progetto che contiene dati su geometria, materiali, struttura portante, caratteristiche termiche e prestazioni energetiche, impianti, costi, sicurezza, manutenzione.”  Fonte: ©Acca Software

Fonti:

Metalocus.es – Archdaily.com – e-architect.com

https://no.wikipedia.org/wiki/A-lab

https://www.facebook.com/alabarchitects/

per ulteriori dettagli e informazioni:  https://www.giusybaffi.com/the-new-generation-i-nuovi-architetti-a-lab-di-oslo/

©Giusy Baffi 2021 – https://www.giusybaffi.com/

© Le foto sono state reperite, a titolo esplicativo,  da libri e cataloghi d’asta o in rete e possono essere soggette a copyright. L’uso delle immagini e dei video sono esclusivamente a scopo esplicativo. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo. Qualora la pubblicazione delle immagini violasse eventuali diritti d’autore si prega di volerlo comunicare via email e saranno prontamente rimosse.

Note biografiche sull’autrice:

Giusy Baffi si occupa di antiquariato con la qualifica di perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse testate di settore scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato e con una sua rubrica mensile dal titolo “L’esperto risponde”. Il suo interesse è l’Arte a tutto tondo. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.

La sua passione è la fotografia, ha vinto il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013, le sue foto sono state pubblicate su prestigiose riviste e quotidiani anche internazionali, sul libro “E poi la luce” edizioni Fioranna, su calendari animalisti e su alcuni siti professionali. Le sue foto sono state presentate ad una mostra personale e a diverse mostre fotografiche collettive nazionali, alla mostra itinerante “Come look my town” organizzata dal gruppo Archiminimal  che in 10 mesi ha toccato le più prestigiose piazze italiane, a mostre internazionali ad Amsterdam, Copenhagen, Berlino, Barcellona, Atene, Vienna, Belgrado, Lisbona, al MIA Photo Fair di Milano 2018 e al  MIA Photo Fair di MIlano 2019, MIA Photo Fair 2020 (attualmente sospesa). Sempre nel 2020 una sua foto è stata selezionata per la mostra Humans in Architecture del gruppo  Archiminimal a Roma è risultata finalista al Concorso Siena International Photo Awards 2020, terza classificata al Prix de la Photographie Paris 2020.

www.giusybaffi.com

 

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Una risposta

  1. Gianna ha detto:

    Interessantissimo, grazie

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