I film di Natale, tra banalità e capolavori

Le feste natalizie ci portano a rimanere in casa, con amici e parenti e i tanti film in tema che le televisioni ci propongono. Luca Tizzi ci accompagna in un breve percorso sulla cinematografia con tema il Natale.

Se già ad ottobre i supermercati si riempiono di addobbi natalizi, panettoni, pandori e panforti, le televisioni trasmettono, soprattutto durante il periodo dell’avvento, una serie infinita di films dedicati al Natale. Le storie sono una la fotocopia dell’altra, la bella ragazza che nata in provincia, in un paesino del Minnesota o del Vermont, si è trasferita in una grande metropoli americana, di solito New York o Chicago, e fa una brillante carriera, nel marketing, nella moda o altro. Non solo ha lasciato  il paesino della provincia americana ma si è anche separata dal suo grande amore di gioventù. Costretta a tornarci, perché ha ereditato il vecchio negozio di libri della zia o la fattoria del padre, sconvolgerà tutta la sua vita tornando a vivere a Garrison, Minnesota o a Killington, Vermont dove incontrerà il suo vecchio amore, rimasto vedovo e con una figlia adorabile, e riuscirà a salvare dal fallimento la vecchia libreria o la fattoria che produce prodotti biologici.

Le storie tutte uguali hanno in comune anche un’altra caratteristica che a me diverte molto, sono ambientati in località dove per Natale, è di solito quello il periodo in cui si svolge la storia, le temperature, quando fa caldo, scendono a -10° sottezero, e possono tranquillamente a arrivare a -30°, eppure tutti viaggiano con cappottini ridicoli o giubbotti di jeans che non servirebbero a ripararsi neppure in un paese tropicale. 

Ne trasmettono decine, forse centinaia, tutti uguali ma che comunque a me, e di certo a moltissime altre persone, piacciono. Mi rilassano, non impegnano la mente e mi fanno compagnia mentre sono affaccendato in altre cose, tipo scrive su questo blog. In realtà da diversi anni il film di Natale per eccellenza è diventato Una Poltrona Per Due che sta quasi superando in tradizione l’opera teatrale di De Filippo Natale In Casa Cuppiello. Il Natale viene anche celebrato da pellicole ben più importanti di quelle dozzinali di cui vi parlavo, ne voglio ricordare brevemente solo tre.

 

Il primo film è del 1946, diretto da Frank Capra ha per interprete James Stewart e Donna Reed e si intitola La Vita E’ Meravigliosa. La storia racconta della vita di George Bailey che, in preda alla disperazione, cerca di suicidarsi la vigilia di Natale. In suo aiuto arriva Clarence Oddbody, Angelo di Seconda Classe per cui senza le ali, che permette a George di osservare come sarebbe stata la vita degli altri senza la sua presenza; la tranquilla cittadina di Bedford Falls si sarebbe chiamata Pottersville prendendo il nome da Henry Potter, un malvagio uomo d’affari simile ad un moderno Scrooge, e tutti i suoi amici vivrebbero in povertà conducendo un’esistenza travagliata. Ovviamente l’Angelo riuscirà a far desistere George dal suo intento e la cittadina verrà salvata dal malvagio Potter e rimarrà la ridente Bedford Falls dove tutti vivono in amicizia e in serenità. E’ considerato uno tra i cento migliori film statunitensi di tutti i tempi.

Nel 1947 George Seaton gira Il Miracolo Della 34a Strada, Con Maureen O’Hara, John Payne ed Edmund Gween; i grandi magazzini Macy’s a New York sono costretti a sostituire il Babbo Natale che accoglie i bambini all’interno del negozio e si presenta un certo Kris Kringle che sembra uscito da una delle cartoline pubblicitarie della Coca Cola. A seguito di problemi giudiziari provocati dal concorrente dei magazzini Macy’s Kringle viene arrestato ma un brillante avvocato riesce a scagionarlo e il vecchio Kris, che in realtà è il vero Babbo Natale, salverà dalla rovina il grande magazzino e farà sbocciare l’amore tra l’avvocato e un’impegnata del negozio che lo aveva respinto. Tre premi Oscar e due Golden Globe nel 1948. Ne è stato fatto un dignitoso remake nel 1994.

 

Il terzo, e giuro ultimo, film di cui vi parlo è Scrivimi Fermo Posta, girato nel 1940 da Ernst Lubitsch, e interpretato sempre da James Stewart e Margaret Sullavan. Quando un film è diretto da Lubitsch siamo sicuri di trovarci di fronte a una commedia brillante, arguta e intelligente, il suo nome è una garanzia. La storia narra di due commessi di un negozio di pelletteria nel centro di Budapest che di fatto non si sopportano uno con l’altra. Entrambi intrattengono una corrispondenza epistolare con uno sconosciuto, spedendo le lettere ad un anonimo fermo posta, non immaginando di essere uno il corrispondente dell’altra. Dopo svariate traversie che coinvolgono loro e gli altri commessi del negozio i due riescono a riconoscersi trasformando le loro ostilità in amore. Il film, ne è stato fatto un Remake con top Hanks e Meg Ryan nel 1998, è secondo il Time uno dei cento migliori film di sempre, è  al ventottesimo posto come miglior film sentimentale ed è inserito nel National Film Registry come film da preservare.

Cosa ci vuole per emergere sopra la folla? Semplicità, fantasia e tanta, tanta bravura. Buone feste a tutti.

Note biografiche sull’autore

Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari, ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. Libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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