Harraga, testimonianza dalle rotte dei migranti.

Harraga è la mostra fotografica del fotoreporter free-lance Giulio Piscitelli. Un giovane fotografo classe 1981 che ha già vinto numerosi premi e riconoscimenti.

di Giusy Baffi

Harraga è la mostra fotografica del fotoreporter free-lance Giulio Piscitelli, classe 1981, un giovane fotografo che ha già vinto numerosi premi e riconoscimenti. Una persona semplicissima ed alla mano che, per il suo lavoro, non si limita a “descrivere” la notizia ma ci si immerge, la vive, la documenta nella sua essenziale verità, senza pontificarla, senza cercare l’immagine di facile effetto.

Le sue foto non sono tragiche, non sono impressionanti, non mostrano cadaveri, non mostrano volti deformati dalla sofferenza. Documentano, in maniera consapevole, imparziale ed in tempo reale, un avvenimento storico, restituendone però una dimensione umana.

Harraga è la parola in dialetto marocchino e algerino che si usa per chiamare le persone che viaggiano senza documenti. Viene dalla radice della parola araba haraqa, che significa bruciare. Pare che sia per il fatto che una volta si bruciavano i documenti prima di partire. Uomini, donne e bambini che si lasciano alle spalle il passato e la propria identità. Quell’identità che si trasformerebbe automaticamente in un biglietto di ritorno.  Giulio ha viaggiato con loro, dal deserto al barcone che lo porterà a Lampedusa, condividendo lo stesso sfinimento fisico e mentale.

© Giulio Piscitelli

La mostra è composta da tre sezioni principali, divisioni rese necessarie per dare un filo logico alla narrazione. E’ supportata da grandi mappe sulle migrazioni disegnate appositamente dal geografo cartografo e information designer Philippe Rekacewics, specialista in campo mondiale. Nella prima sezione c’è una serie di foto della grande migrazione dal nord Africa. Il deserto è la prima grande frontiera, il primo grande muro; nel deserto non c’è nessuna legge, nessun rispetto, il deserto è terra di nessuno, si può morire di sete e di fame o rapiti da trafficanti d’uomini. La sabbia testimonia il loro passaggio, il loro dramma, la sabbia ne cancella immediatamente le tracce.

Proseguendo, si viene colpiti dalla foto di uomini accalcati dai volti smagriti e gli sguardi smarriti sul carro bestiame che li trasporta al porto d’imbarco. C’è poi la foto del “passeur” dal volto mascherato per non farsi riconoscere. Seduto comodamente su un divano mentre in fila ordinata i migranti lo stanno pagando per il passaggio in mare; quella degli uomini arrampicati, quasi appollaiati , sul lungo muro posto tra Ceuta e Melilla, l’enclave spagnola in Marocco, alto 7 metri, lungo 8 chilometri, continuamente pattugliato. E poi ci ritroviamo improvvisamente dentro la barca traboccante di migranti, mentre veniva soccorsa dalla Guardia costiera. Proprio su questa barca il fotografo, pagando lo stesso prezzo di un migrante, s’imbarca per stare dentro la notizia, per viverla.

© Giulio Piscitelli

La seconda sezione è dedicata all’accoglienza, con grandi foto dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Sono state scattate senza presenza umana e la fisicità resta tangibile nei letti, nelle mense. Scatti di una banale quotidianità dove l’assenza della figura umana esaspera il senso di solitudine. Molto ben documentata la serie di foto delle “boutiques” della Giungla di Calais (ormai demolita dopo 20 anni). Strutture in legno e tende trasformate in piccoli negozi, moschee e ristoranti. La creazione di una parvenza di quotidianità riesce a sopperire ad una totale mancanza di diritti umani dando la forza di sopravvivere. Nell’immagine dove due pomodori volteggiano sospesi nell’aria tra due migranti c’è tutta la drammaticità e la tragica realtà dello sfruttamento di Castel Volturno e Rosarno.

© Giulio Piscitelli

La terza sezione è dedicata ai richiedenti asilo da Siria, Irak e Afghanistan lungo la rotta balcanica.

Anche in questa serie l’occhio del fotografo è sempre professionale e documentaristico. Non indugia su figure drammatiche di facile presa; tuttavia l’emozione, l’empatia, la presa di coscienza di una realtà contemporanea diventa tangibile, palpabile. Lo spettatore non può non esserne coinvolto.

 

Mostra: Harraga di Giulio Piscitelli.

Fondazione Forma per la fotografia – Via Meravigli 5 – Milano

Fino a domenica 26 marzo 2017

A corollario della mostra è in vendita il libro Harraga con ulteriori foto e testi dello scrittore-giornalista Alessandro Leogrande.

Nota biografica: @ Contrasto

Giulio Piscitelli, nato a Napoli nel 1981, lavora come free-lance realizzando reportage sull’attualità internazionale.

Ha esposto al Festival del Internazionale del Giornalismo di Perugia, all’Angkor Photo Festival, al Visa pour l’Image, la War Photo Limited Gallery e la Hannemberg Gallery.

Collabora con le seguenti riviste: Internazionale, New York Times, Espresso, Stern, Io Donna, Newsweek, Vanity Fair, Time, La Stampa, Vrji.

Il suo lavoro è rappresentato in esclusiva dal 2013 dall’agenzia Contrasto.

Harraga di © Giulio Piscitelli – Gallery

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