Green Book, regia di Peter Farrelly.

Green Book è candidato a ben cinque premi Oscar, mica uno! Per il miglior film. Inoltre, il miglior attore protagonista a Viggo Mortensen, il miglior attore non protagonista che direi co-protagonista a Mahershala Ali, la miglior sceneggiatura originale di Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Brian Currie e  per il miglior e montaggio a Patrick J. Don Vito. Ce n’è un bel po’.

di Daniela Luisa Bonalume

Green Book, una guida Michelin per gente di colore. Un vademecum per non avere brutte sorprese. Un vangelo da seguire per non finire all’inferno. Si trattava di questo. Un opuscolo da consultare sempre, quando si era in viaggio. Ovviamente se avevi la pelle nera. Sicuramente se viaggiavi con uno con la pelle nera, peggio ancora se eri un bianco al servizio di qualcuno con la pelle nera.

Se per te non sono abbastanza nero e per loro non sono abbastanza bianco allora dimmi chi diavolo sono io! – Una frase di Don Shirley (Mahershala Ali) dal film Green Book

Vogliamo esagerare? Esageriamo: una coppia itinerante composta da un bianco italo-americano quasi analfabeta al servizio di un colto, raffinato, e bellissimo, genio musicale con la pelle nera, e per giunta gay. Ma  il Green Book non era abbastanza aggiornato perché qualche guaio, il Dottor Don Shirley, “il nero”, se l’è andato a cercare. Ma molti guai, invece, sono andati a cercare lui.

Mahershala Ali Don Shirley – Viggo Mortensen Tony Lip

Si ride abbastanza perché i dialoghi sono divertenti, la sceneggiatura è un po’ prevedibile ma non si poteva fare altrimenti, data la veridicità della storia a cui il regista Peter Farrelly ha attinto. I due attori principali, Viggo Mortensen nei panni di Tony “Lip” Vallelonga – l’autista costretto a consultare sempre il Green Book – e Mahershala Ali in quelli dell’altero ed illuminato pianista, tengono la scena per ben due ore e 10 minuti. E ti innamori di entrambi. Dove non arrivano i dialoghi, arriva la storia. Sempre in bilico tra il grottesco e lo struggente, tra l’ammirazione per l’animo lirico e l’indignazione per le conseguenze rivoltanti della segregazione razziale. Commedia e tragedia. L’unica cosa non prevedibile è l’abbigliamento del Dottor Shirley.

Joy Lip – Tony Lip and

Il film è un viaggio. Si passa attraverso posti meravigliosi, veri e presunti. Un viaggio attraverso uno spazio reale nel sud degli Stati Uniti. Strade secondarie tra Tennessee  e Mississipi. Città dove si riscuotono successi di scena macchiati da comportamenti radicati nel tempo e nel costume. Ma Green Book è anche un viaggio nell’anima dei due uomini, così vistosamente diversi e così uniti nelle discriminazioni sociali. Due animi che, pur con origini ed educazioni differenti, riescono ad affidarsi reciprocamente mantenendo un profondo rispetto per sé e per l’altro.

Anche i due musicisti, bianchi, che accompagnano Don Shirley, devono sempre calibrare il loro comportamento, a seconda dell’accoglienza del luogo dove avverrà l’esibizione. Il Green Book fornisce quasi tutte le informazioni necessarie al viaggio, ma non soddisfa la curiosità di Tony Vallelonga. Lì dentro non è specificato il motivo che spinge Don Shirley a percorrere una strada così umanamente impervia, lasciandosi alle spalle una città che lo adora. Scegliendo un martirio razziale a discapito di una metropoli nella quale, il musicista, sarebbe stato portato in trionfo da un corteo di bianchi alla fine di ogni esibizione.

Green Book è un film buono anche se parla di cose cattive.

Ci mostra quanto sia disumano il comportamento tra gli umani. L’unico mondo nel quale si uccide per avidità e non per sopravvivenza. L’unica specie che prevarica per ignoranza e depravazione. E’ un film che fa sognare un’umanità progressivamente migliore. Però, il fatto raccontato in Green Book, è del 1962. Non so se le cose siano andate bene bene, poi. In Green Book, la musica è la vera protagonista, anche se non è in lizza per un Oscar.

Don Shirley- Mahershala Ali

E’ su questo terreno che si frantumano le diffidenze per le differenze. La musica scioglie il ghiaccio della reticenza. In Green Book è la musica che sfonda le barriere dell’incomunicabilità tra uguali e uguali. Ed è sempre la musica che taglia le maglie della grettezza culturale. La musica unisce e nutre lo spirito. Qui, la musica regala regalità ai sensi, senza alcuna differenza di classe sociale. Sono le dita divine che corrono su quel pianoforte, che scavano un piccolo buco dove inserire la radice di un fiore. Un fiore che verrà nutrito con naturalezza  da un sentimento sublime scaturito dal cuore, e che mostrerà la sua meravigliosa corolla proprio la notte di Natale. Forse, Green Book, doveva uscire nelle sale due mesi fa, ma a noi è piaciuto lo stesso.

 

Green Book – Trailer Ufficiale

 


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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