I grandi classici, oggetti intramontabili che hanno fatto la storia del design

Soluzioni di design che sembrano sfuggire al peso degli anni. I grandi classici del design sono oggetti intramontabili. Prodotti ancora oggi, stupiscono per la loro attualità.

di Giusy Baffi

Vi sono mobili e oggetti frutto della fantasia e della genialità di alcuni designer che ancora oggi, replicati e imitati in migliaia di esemplari risultano essere ancora di un’attualità a dir poco sconcertante.

All’inizio fu l’acciaio

E’ il caso dei mobili in metallo usciti dal Bauhaus, la scuola di “arti e mestieri” nata da un’idea di Walter Gropius fondata a Weimar nel 1919 e chiusa a Berlino dai nazisti nel 1933. Con un indirizzo razionalista e il rifiuto dei canoni stilistici del passato, il Bauhaus è nato, come tanti altri movimenti contemporanei, principalmente per la necessità di progettare mobili realizzati con metodi industriali.

La necessità di ridurre i costi di produzione e il senso pratico indussero i progettisti a studiare non solo forme ma anche materiali diversi da quelli comunemente in uso.

Nonostante i suoi soli quattordici anni di vita divenne il movimento moderno per eccellenza influenzando l’architettura e il design di tutto il XX secolo.

Nel Bauhaus, oltre a Gropius, lavorarono personaggi del calibro di Wassilij Kandinskij, Paul Klee, Marcel Breuer, Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1925 Marcel Breuer progetta la poltrona Wassily per la casa del suo amico Wassilj Kandinskij. A ispirare la poltrona sono le possibilità tecniche derivate dall’utilizzo del tubo metallico Mannesmann. La struttura, in metallo tubolare, è priva di qualunque raccordo ed è modulata con un’alternanza di pieghe, curve e piani inclinati, con schienale e sedile inizialmente in tessuto e poi in pelle, seguendo lo schema tipico del Bauhaus dove viene esaltata la leggerezza, la trasparenza e la struttura in evidenza.

Poltrona Wassily. Designer Marcel Breuer. Standard Mobel 1927. prod. Thonet 1928, riedita da Knoll 1968. Tubolare metallico curvato, seduta e schienale in tessuto.

Ma il simbolo del movimento razionalista, con la sua struttura innovativa ed essenziale è la sedia cantilever, a due gambe a sbalzo.Ideata inizialmente da Mark Stam nel 1926 in tubolare metallico, viene perfezionata nel 1928 da Marcel Breuer che, aumentando la sezione del tubo, riesce ad ammorbidirne le curve di raccordo ottenendo la cantilever B33, un sedia elastica e resistente. Nel 1928 Thonet convince Breuer a coniugare il legno e la paglia di Vienna al metallo, producendo una versione più evoluta della cantilever, la B32 Cesca.

Le Corbusier, un purista del design

“Là où naît l’ordre, naît le bien-être” ovvero “dove nasce l’ordine nasce il benessere”. Questa è la frase che soleva ripetere Le Corbusier, architetto, urbanista, designer, riassumendo con poche parole i dettami del movimento purista da lui fondato insieme a Ozenfant nel 1918. Il movimento nasce in opposizione alle tendenze decorative del cubismo. Per Le Corbusier la vera armonia viene generata da opere leggibili, di forme semplici ed essenziali.

E’ del 1928 la progettazione, insieme a Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand della Chaise Longue à réglage continu B306 in acciaio tubolare cromato e rivestimento in pelle. Gli stessi progettano sempre nel 1928 la linea di poltrone e divani della serie Grand Confort, prodotta inizialmente da Thonet e poi rieditata da Cassina dove la comodità dei grandi cuscini si coniuga con la funzionalità della parte portante in tubolare d’acciaio.

Una poltrona da Re…..

Poltrona MR90 Barcelona. Designer Ludwig Mies van der Rohe 1929. Prod. Joseph Muller 1929; Bamberg Metallwerkstatten 1931; Knoll 1948. Acciaio piatto, fasce di sostegno e cuscini in pelle.

Riprendendo l’idea della sella curule, il sedile a forma di X di antichissima origine riservato ai Re di Roma e in seguito ai magistrati superiori (chiamati curuli), Mies van der Rohe, architetto e designer nonché l’ultimo direttore del Bauhaus, progetta appositamente per Alfonso XIII, che doveva presenziare l’ inaugurazione dell’esposizione ibero-americana del 1929, la poltrona Barcelona. Di linea essenziale e tuttavia elegante, ha una struttura realizzata da fasce piatte d’acciaio a foggia di X sulle quali, per mezzo di un’intelaiatura in cuoio, poggiano due cuscini rivestiti in pelle.

….. e una leggera farfalla

Poltrona BKF Butterfly. Ferrari Hardoy-Kurchan-Bonet 1939. Prod. Artek-Pascoe 1939; Knoll 1947. Struttura in acciaio, seduta in cuoio, impilabile.

Impilabile, la seduta sospesa e trattenuta mediante quattro grandi tasche inserite nella struttura in tubolare d’acciaio verniciato, la poltrona Butterfly conosciuta anche con l’acronimo BKF dal nome dei suoi progettisti Ferrari Hardoy, Kurchan, Bonet , è la sintesi del progetto modernista, la soluzione del teorema progettualità-comodità-funzionalità. Progettata nel 1939 è prodotta inizialmente dalla statunitense Artek-Pascoe e dal 1947 da Knoll.

Ancora il legno

Poltrona Paimio. Alvar Aalto 1931. Prod. Artek 1935. Struttura in betulla e seduta in compensato.

Mentre in parte dell’Europa e degli Stati Uniti viene decretato il successo dell’acciaio, declinato in tutte le sue forme, nei Paesi Scandinavi viene sperimentato con successo l’utilizzo del legno compensato, il legno viene ripensato in senso moderno mettendo a punto nuove tecnologie di lavorazione.

Alvar Aalto riesce a ottenere, utilizzando la naturale elasticità della betulla e tramite una particolare lavorazione a inserti lamellari, curvature anche di 90°. Progetta così nel 1931, per il sanatorio di Palmio, la poltrona Paimio completamente innovativa dove la funzionalità si coniuga con la leggerezza. Due semplici anelli sagomati in betulla laminata fungono contemporaneamente da struttura e bracciolo, il piano di seduta è ricavato da un unico foglio di compensato morbidamente incurvato.

 

Italia 1930: tra vetro e pelle

Parlando di vetro un piccolo passo indietro è doveroso. Intorno agli anni ’20 a Murano, maestri vetrai come Toso, Barovier e Seguso sperimentano tecniche vetrarie innovative quali l’inclusione di metalli e ossidi immersi in forti spessori di vetro. Nel 1921 il milanese Paolo Venini dà una svolta decisiva all’arte vetraria con la collaborazione di progettisti quali gli architetti Buzzi e Carlo Scarpa trasferendo al vetro un nuovo linguaggio moderno.

Tavolo Fontana. Designer Pietro Chiesa 1932. Prod. Fontana Arte 1932. Unica lastra
di vetro curvato e molato dallo spessore di 15mm.

Pietro Chiesa, milanese, designer e artista del vetro insieme a Venini con Buzzi e Marelli fonda nel 1927 “Il Labirinto”, società specializzata nell’esecuzione di vetrate e vetri incisi di altissima qualità. Ma fu nel 1933, quando con Giò Ponti fonda, all’interno della vetreria Luigi Fontana, la “Fontana Arte”, che l’industria del vetro assume una nuovissima concezione. In veste di direttore artistico di “Fontana Arte”, Chiesa disegna più di 1500 prototipi.

Egli tratta il cristallo come una pietra preziosa, lo mola, lo curva, lo incide. Esegue con la stessa cura oggetti piccolissimi e opere monumentali. 
 Raffinatissimo maestro dell’arte vetraria, ha saputo meglio di chiunque altro impiegare il cristallo nella creazione di mobili, lampade, suppellettili assolutamente nuovi, di tecnica perfetta, in un’inesauribile varietà di modelli.

Poltrona Frau 904. Designer Savina Pivati Frau 1930. Prod. Poltrona Frau 1930 riedita 1982. Struttura in quercia, imbottitura in piuma e crine, rivestimento in pelle.

Nel 1932 Chiesa progetta e realizza il tavolo Fontana, un’unica lastra di vetro curvato e molato dallo spessore di 15mm. Questo tavolo è esposto al MOMA, Museo di Arte Moderna di New York. E che dire dell’allora laboratorio Frau, nel quale già dal 1910 Renzo Frau oltre a fare sellerie in pelle per automobili “copiava”, per così dire, i modelli in pelle dei divani inglesi. Nel 1926, alla sua morte, il laboratorio viene seguito dalla moglie e nel 1930 nasce la poltrona 904, in uno stile molto vicino al déco introducendo l’idea di un comfort moderno nel quale la comodità conta quanto l’immagine; un vero e proprio oggetto dell’artigianato di lusso dalla struttura in quercia, imbottitura in piume e crine e rivestimento in morbida pelle.

Vera e propria icona del lusso, la poltrona 904 entra a far parte degli arredi delle grandi navi e dei grandi alberghi ed è tutt’oggi rieditata con il nome di Vanity Fair in uno squillante colore rosso.

 

 

 

Bibliografia: Andrea Branzi – Capire il design ed. Giunti; Giampiero Bosoni – Design italiano – MoMa; Enrico Morteo – Grande atlante del design – Electa.

Note biografiche sull’autrice

Giusy Baffi, dopo essersi occupata per vent’anni dell’azienda di elettronica professionale industriale nella quale era socia, dal 2000 si occupa attivamente di antiquariato diventando perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse riviste di settore con una sua rubrica mensile “L’esperto risponde” e scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.
La sua passione è la fotografia, vincendo il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013 e con pubblicazioni di sue foto su Vivimilano/Corriere della Sera, Ulisse Alitalia Magazine, Vogue e Nikon Magazine.

 

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