Godiamoci il presente e non pensiamo al futuro. E’ il nuovo racconto di Daniela Bonalume.

Godiamoci il presente e non pensiamo al futuro è il nuovo racconto breve di Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

Life under Coronavirus ERIC DIOTTE Tokyo, Japan
Hanami (cherry blossom viewing) is one of Japan’s most iconic and long standing spring traditions. As the trees begin to bloom, more and more of these gatherings are being cancelled; a celebration in isolation. Web

Se ne era ricordata solo adesso, Agnese. Era sul terrazzo di casa e guardava verso il basso, seguendo con lo sguardo le persone che passeggiavano nel cortile del palazzo. Si era usciti, da poco più di un semestre, da un lungo periodo di isolamento a causa di una pandemia globale. Uno di quei periodi che si vedevano solo nei film. Fu proprio come se un “blob” invisibile avesse tentato di mangiarsi tutte le persone.

Con alcune ci riuscì, altre invece, lottando fino allo stremo delle forze, la ebbero vinta sul mostro. Si fu costretti a stare tutti in casa, nelle proprie stanze da arieggiare un paio di volte al giorno. Fu inibita persino la passeggiata intorno ai palazzi, e non si poteva neppure fare un po’ di ginnastica individuale attaccati ad un albero.

Anche all’interno degli appartamenti, potendo, i componenti delle famiglie si dividevano le stanze. Una per ognuno, se ce n’erano a sufficienza. Insomma, un periodo da dimenticare ma anche da non dimenticare, per come i rapporti interpersonali subirono un brusco ridimensionamento e per quanto si poté palpare l’incertezza del futuro.

Riflettendo su questa bolla temporale, Agnese si ricordò proprio dei fatti di allora, di quel periodo in cui si correva per le scale vuote del palazzo pur di fare un po’ di movimento. Per esempio, lei, Agnese, che lavorava a casa in modalità “lavoro agile”, si era programmata una tabella al riguardo. Dopo colazione faceva mezz’ora di ginnastica, poi usciva sul pianerottolo per altri 5 minuti di step, che ripeteva verso le 17, alla fine del proprio orario di lavoro.

Incontrava sempre l’inquilino del primo piano, un bell’uomo sulla quarantina, fisico atletico e sguardo da piacione. Non era l’unico, però. Anche altri correvano per le scale, tant’è vero che per tutto il giorno si sentiva il drum drum di chi scendeva ed il puff puff di chi saliva gli otto piani del condominio. Agnese aveva bene in testa quei rumori, alcune volte non riusciva a concentrarsi sul lavoro: – essì che non sono bambini, loro invece stanno tutto il giorno chiusi in casa, a far dolci con le mamme! – si diceva, passando davanti allo specchio dell’ingresso, annusando i profumi da forno che uscivano da sotto le porte.

Quando usciva sul pianerottolo, Agnese, incontrava sempre l’inquilino del primo piano che saliva, quindi lei aspettava dietro la porta per poi prendere possesso del gradino e farsi i suoi 5 minuti di step, ma quello lì non scendeva, nonostante lei lo incontrasse al quarto piano. Possibile che in 5 minuti non riuscisse a farei i restanti quattro piani a salire ed i quattro piani a scendere? Ogni volta se lo chiedeva, per poi scordarselo il nanosecondo successivo.

Appoggiata alla balaustra del terrazzo, Agnese ripassava mentalmente tutte le volte che era incappata nel piacione, ed aveva fatto le proporzioni con gli altri inquilini. In quei quattro mesi, lo avrà incontrato almeno 200 volte mentre, alcuni, si erano visti si e no una ventina di volte al massimo, ad esclusione di certi che si facevano consegnare la spesa a domicilio, e scendevano solo per la pattumiera, magari a tarda sera. Agnese era ormai in grado di riconoscere il passo di quasi tutti, e quello del piacione era tra quelli. Non si sa come facesse, ma saliva una decina di volte al giorno, saliva e scendeva, ovviamente.

Sua moglie se ne stava rintanata tra le mura domestiche e si guardava bene dal farsi trascinare nella frenetica attività del consorte.  Ogni tanto usciva per andare a fare la spesa, conformandosi alle vigenti disposizioni, e quando si allontanava, il consorte si dava un gran daffare per le scale.

Finita tutta questa storia, ritornata lentamente la normalità, anche se molto distante da quelle che erano le abitudini consolidate, le persone ricominciarono ad avere una vita sociale accettabile, ma l’inquilino del primo piano continuava a salire le scale a piedi più volte al giorno. Agnese, che aveva ripreso ad usare l’ascensore, lo incontrava al proprio piano quando usciva per andare in ufficio, quando rientrava o quando usciva e rientrava per diletto o necessità.

Se ne era ricordata solo adesso, Agnese, mentre era sul terrazzo di casa, e guardava verso il basso, seguendo con lo sguardo le persone che passeggiavano nel cortile del palazzo. Si era usciti, da poco più di un semestre, da un lungo periodo di isolamento a causa di una pandemia globale, ed i bambini avevano ricominciato a scorrazzare in lungo e in largo, sotto la vigilanza di qualche mamma.

Tra le altre, ce n’era una nuova, con una carrozzina, che andava avanti e indietro. Era l’inquilina del settimo piano, una ragazza che aveva preso possesso dell’appartamento da un paio di anni. Una gran bella ragazza, di quelle che i maschi guardano con cupidigia perché dotate di bellezza e carica erotica. Camminava piano e ogni tanto scambiava qualche parola con le altre mamme. Qualcuna si avvicinava, guardava sotto il lenzuolino e poi si allontanava.

Appena la ragazza voltava le spalle, le altre sghignazzavano beceramente. Se ne era ricordata solo adesso, Agnese, che il portiere le aveva riferito dell’inquilino del primo piano, che si era trasferito al settimo perché la moglie non aveva gradito come lui avesse affrontato quel lungo periodo di isolamento.

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo

 

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