GLORIUS VOCAL QUARTET. Una piacevole sorpresa nel panorama musicale italiano e internazionale.

In copertina oggi c’è il GLORIUS VOCAL QUARTET. Inconsueto ensemble al femminile che spazia dal jazz al pop , con la cura delle sonorità vocali e degli arrangiamenti, arricchite dalla loro eclettica Sicilianità.

Di Franco Sondrio

Glorius Vocal Quartet
da sinistra: Cecilia, Federica, Mariachiara, Agnese

Agnese Carrubba – Voce/pianoforte/percussioni
Cecilia Foti – Voce
Federica D’Andrea – Voce
Mariachiara Millimaggi – Voce/pianoforte/percussioni

AVB: Carissime Glorius, intanto grazie per aver accolto il nostro invito e benvenute sulle pagine di ArteVitae.

GVQ: Grazie a voi per l’attenzione che ci avete riservato. Ne siamo molto onorate.

AVB: Un Curriculum molto intenso il vostro che si articola attorno alla grande passione per la musica. Come e quando avete capito che potevate unire i vostri talenti per dar vita a quello che voi stesse definite un “inconsueto ensemble al femminile”? In sintesi, come avete iniziato?

FEDERICA: Ci conosciamo dai tempi di “Progetto Suono”. Per il decimo anno dalla fondazione della scuola siamo state chiamate a fare le coriste per “Greese”. Successivamente questo coro fu estrapolato da questo progetto per la realizzazione di altri percorsi. La cosa si è evoluta negli anni. Ognuna delle quattro intanto seguiva la propria strada e per un periodo ci siamo anche perse di vista. Ci siamo rincontrate nel 2012, dopo esperienze di studio e approfondimento fatte fuori dalla nostra città. Su proposta di Cecilia abbiamo ricominciato con un progetto corale per l’animazione dei matrimoni che ci consentiva anche di guadagnare qualche soldo. Il nome GLORIUS fu proposto dal nostro amico Tonino Donato.
CECILIA: Da li ci siamo rese conto che insieme si poteva andare tranquillamente avanti; eravamo quattro voci diverse e ben affiatate e due di noi erano anche strumentiste. Iniziò una lunga serie di concerti live e dalle cerimonie si passò a ben altro. Diventammo così le GLORIUS VOCAL QUARTET, gruppo vocale tutto al femminile. Abbiamo da subito creduto in noi, in questo suono, in questa fusione di voci e di esperienze che ci ha emozionate e fortemente motivate. Colori diversi, vite diverse, a volte anche gusti diversi.

AVB: Nella molteplicità dei gruppi vocali italiani vi siete ritagliate uno spazio molto particolare. Qual’è la cifra stilistica che fa la differenza rispetto agli altri gruppi?

MARIACHIARA: In realtà c’è di base un’esperienza comune che affonda le radici nella musica jazz. L’abitare questo stile ci da una certa cifra, anche se poi nella sperimentazione è nato quello che, forse adesso, sta diventando un preciso percorso da seguire. La sperimentazione consiste proprio nel mettere insieme le nostre diverse esperienze in un look di sonorità che viene dal nostro sentire. Negli arrangiamenti, nei timbri, nella ricerca delle armonie c’è sempre qualcosa che rimanda al jazz, anche se non nella sua natura più stretta.

Mariachiara Millimaggi

CECILIA: Non abbiamo scelto a priori un genere da seguire ma abbiamo cavalcato l’onda emozionale; tutto prende forma da qui! Il nostro è un percorso lungo, fatto col piacere di farlo. Tutto ciò che ci sta accadendo è un piacere aggiunto.
AGNESE: ciò che ci differenzia nella cifra stilistica è senz’altro il fatto di essere quattro donne. Al di la degli stili e dei gusti posso affermare che fare arrangiamenti per quattro voci femminili è davvero molto complicato. E comunque, grazie a questa formazione, ho scoperto delle caratteristiche delle mia voce che non avrei mai immaginato. Mi sono ritrovata a dover scendere molto sulle note gravi, ampliando così il mio range vocale.
Altra cosa che ci differenzia è il fatto che siamo autonome musicalmente, con tutta la difficoltà che comporta il suonare e cantare allo stesso tempo.

AVB: La musica e in particolare l’interesse per la vocalità hanno un ruolo rilevante nel vostro quotidiano. Quali sono le esperienze artistiche che hanno maggiormente segnato la vostra formazione personale? quanto queste esperienze incidono sul lavoro del quartetto?

CECILIA: Io ho alle spalle diverse esperienze teatrali. Ho completato la mia formazione iniziata all’Ente Teatro Vittorio Emanule di Messina con esperienze fatte tra Roma e Milano. Ho avuto grandi maestri già nella mia città come Maurizio Marchetti, Marika Roberto, Orazio Corsaro, Giovanni Renzo.

Cecilia Foti

Ho poi sentito la necessità di approfondire questo percorso allontanandomi dalla mia città. Quando mi sono momentaneamente allontanata dalla musica mi sono resa conto di quanta essa fosse parte nella mia ricerca teatrale. Il mio ritorno alla musica si è colorato di una crescita che sinceramente non mi aspettavo. Oggi capisco, grazie all’esperienza teatrale, quanto sia importante quando canto essere performativi, con una espressività che coinvolga tutta la mia persona.
AGNESE: Io son quella che da sempre si è cimentata nella coralità. A otto anni stavo già nel coro di voci bianche. È li che ho conosciuto Federica e da lì abbiamo sempre cantato insieme. Il coro è la mia specialità.

Agnese Carrubba

Son d’accordo sul fatto che sia fondamentale l’aspetto performativo, quindi il saper stare in scena. Io provengo dagli studi di conservatorio. Ho studiato pianoforte e percussioni. E poi ho ancora studiato canto jazz, canto lirico, e nel progetto Glorius mi sento davvero me stessa perché riesco a mettere a frutto tutto il mio bagaglio di esperienze.
FEDERICA: Tra le quattro io sono la più indisciplinata, nel senso che son quella che ha avuto una attenzione maggiore verso la vocalità singola, nonostante le esperienze corali del passato. All’età di quattordici anni feci un’audizione per essere ammessa alle lezioni di canto di Rosalba Bentivoglio; posso dire di essere stata la sua allieva più giovane. Ho quindi iniziato il mio percorso vocale concentrandomi sullo strumento voce a 360°.

Federica D’Andrea

Ho studiato canto singolo jazz e a tutt’oggi studio armonia sulla vocalità; da autodidatta cerco di affinare la tecnica instru-vocal ascoltando i musicisti jazz più significativi come Charly Parker, Miles Davis, Chet Baker cercando di imitare qui e lì, con la voce, qualsiasi strumento a fiato. Anche in questo caso, scelgo il protagonismo melodico dello strumento, seguendo la mia naturale inclinazione musicale. In questo quartetto, per me, è protagonista l’armonia ma non meno della melodia che esprimo attraverso il fraseggio musicale.

AGNESE: Se Federica è la melodia io sono la ritmica espressa sia vocalmente che al pianoforte e alle percussioni. Tra noi si fa un vero e proprio gioco di compensazioni.
CECILIA: Verissimo! All’interno del quartetto giochiamo con una complementarità a coppie, sempre diversamente combinate; il tutto finalizzato alla ricerca di un feel rouge che spesso vien fuori a sorpresa, facendoci ritrovare un dialogo vocale che poi si caratterizza all’interno dei brani del nostro repertorio.

Federica e Agnese

FEDERICA: Le nostre diverse personalità unitamente alle caratteristiche vocali e performative, alla fine, sono funzionali alle esigenze compositive del nostro repertorio.
CECILIA: Spesso è richiesta una maggiore fusione vocale; questo è successo nel lavoro che abbiamo fatto per Mannarino (nel brano Arca di Noè dall’album Apriti cielo pubblicato a Gennaio 2017). Era richiesto un fortissimo impatto vocale e ritmico ma giocato sull’unisono; anche in questo caso son venuti fuori i nostri diversi colori pur nell’essere perfettamente insieme. In quell’esperienza il ritmo del sud sposava perfettamente lo stile delle vocalists brasiliane che dovevano cantare con noi. Una piccola partecipazione in un grande progetto mondiale che ha visto Mannarino al centro di una serie di collaborazioni di altissimo livello internazionale. Il brano è stato mixato in uno degli studi più importanti al mondo: la Bauer di NY dove solitamente vanno a registrare i Coldplay , i Rolling Stones….. Siamo con orgoglio entrate nelle orecchie dei più importanti fonici del mondo che ci hanno volute con determinazione nel brano di Mannarino; FEDERICA: e lasciami raccontare a questo punto un aneddoto: in fase di missaggio è stato alzato il volume nostro e abbassato quello delle brasiliane …… (risata generale)! CECILIA: Poi Mannarino ci ha scritto nella dedica del CD: Messina 4 – Brasile 0. Beh!!!! Abbiamo vinto anche questo campionato!

MARIACHIARA: Io sono da un punto di vista artistico la più “confusa”, nel senso che faccio tante cose diverse tra loro; dal punto di vista tecnico sono invece la più matematica e scientifica e questo mi aiuta  nel mio approccio alla musica. Ho approfondito molto l’armonia jazz con il Maestro Francesco Pisano e il canto Jazz con Rosalba Bentivoglio; io sto tra tra l’armonia e il ritmo perché mi piace da morire tutto lo studio delle sonorità jazz; da questo punto di vista mi sento più una musicante (non posso dire musicista perché non ho mai preso una laurea al conservatorio) e la voce io la tratto – forse sbagliando – emotivamente in maniera più naturale. La tecnica l’ho studiata per anni ma continuo a fregarmene (risate a gogo) quasi regolarmente! La pancia invece mi porta verso le percussioni, quelle etniche: dal nostro tamburello fino alle percussioni orientali magrebine; anche li mi lascio prendere molto di pancia. E poi, tra le altre cose, porto avanti le mie piccole ma significative esperienze di teatro, ma in quanto “musico prestato al teatro”. Questo è un aspetto che mi piace poi riportare dentro alla messa in scena del nostro quartetto; qui il mio dialogo con Cecilia è molto serrato e divertente e aiuta molto il mio approccio alla vocalità.

Cecilia e Mariachiara

AVB: Che aria tira quando siete in fase di arrangiamento di un brano? Quali i vostri ruoli? Chi batte i pugni sul tavolo? Come giungete alla scelta e alla definizione di un brano?

FEDERICA: Tira un’aria bruttissima!!!!! Anche qui io sono la più indisciplinata. Son quella che si stanca per prima. Io sono l’archivista del gruppo, quella che raccoglie tutte le prove registrate e le riascolta fino alla nausea e quando ci si rivede son quella che propone l’ennesimo cambiamento, proprio perché son già passata avanti. Finisco sempre per fare il ri-arrangiamento dell’arrangiamento. Una trappola infernale! Per ogni mia proposta di cambiamento rischio di essere “lapidata” dalle altre.
AGNESE: Ogni prova dura mediamente quattro ore. L’arrangiamento di un brano richiede spesso numerose sessioni di lavoro e sperimentazione. Se lavoriamo sulle cover e possediamo già un impianto armonico di riferimento il lavoro è ovviamente facilitato, anche se, in diversi casi, abbiamo letteralmente stravolto l’arrangiamento, l’abbiamo studiato per poi alla fine cestinarlo. Tutto è davvero molto relativo ma alla fine riusciamo quasi sempre a capirci e fare le giuste scelte.
FEDERICA: Io son quella che ha l’orecchio musicale più….. MARIACHIARA: Tu sei quella che contrappone la scienza all’orecchio musicale! FEDERICA: Ma si! tutto quello che trova la sua giustificazione tecnica in musica non sempre arriva! La pancia non sempre viene compresa in questo ragionamento di perfezione.

AVB: Federica, se rispetto ad un brano hai in mente diversi arrangiamenti, ti capita, quando sei in scena, di sovvertire le decisioni prese nel gruppo e fare una cosa che non era prevista?

FEDERICA: Sempre! e in questo loro sono le mie grandi complici. Mi chiedo come non mi abbiano ancora uccisa… Per ogni brano c’è una CD Version ma c’è anche una LIVE Version; provenendo da una formazione jazz so che all’interno di un certo numero di battute posso improvvisare e fare ciò che il momento mi suggerisce. Nel LIVE il sentire va alle stelle, provi un trasporto particolare e la pancia ti suggerisce come gestire quel momento e in quel numero battute.
AGNESE: Federica ogni tanto decide di rubare qualche nota a qualcuna di noi e lo fa con tanta convinzione, al punto di farci dubitare sulla correttezza della nostra esecuzione. Però devo ammettere che la cosa è davvero divertente e carina; quasi non ne possiamo più fare a meno.
CECILIA: Io soffro per il fatto di non poter sentire l’insieme da fuori. Lavoro sulle sonorità più acute, quelle che arrivano prima all’orecchio dell’ascoltatore, e la mia voce ovviamente richiede un appoggio sulla stabilità delle note medio basse delle altre; spesso le variazioni live possono anche farmi mancare il terreno sotto i piedi, se non addirittura il fiato. Rispetto alle altre son quella messa maggiormente a nudo e un mio errore può arrivare anche all’orecchio meno esperto. Tutto questo mi fa sentire maggiori responsabilità ai fini della resa complessiva di un brano
AGNESE: Io analogamente sento la responsabilità delle voci sotto, quindi il carico delle voci che stanno sopra di me. Mi spiego meglio: Sbagliare una tonica o prendere una dissonanza in basso in modo non corretto crea degli scompensi a chi lavora appogiandosi  alla mia voce. Si crea in qualche modo un effetto domino e crolla l’impianto del brano.
Il binomio Cecilia- Agnese è decisamente strutturale; il binomio Federica – Maria Chiara rappresenta in qualche modo il condimento; Insieme siamo come il panino con la mortadella o il ragù nell’arancino (e anche qui le ragazze si sconquassano letteralmente dalle risate…).

AVB: Parlateci adesso del vostro inedito “BAUSO” che in qualche modo ha segnato la vostra vittoria al “Concorso Internazionale Leopold Bellan” (Parigi). Quanto c’è di voi in questo brano?

AGNESE: Da un po di tempo sentivamo la necessità di esprimere cose un po più nostre; io lo facevo al pianoforte, creando delle piccole melodie. Un giorno mi trovavo al Castello di Bauso, durante una rassegna musicale organizzata da Progetto Suono. Ero seduta con lo sguardo rivolto al mare, quando ho avuto l’ispirazione di un riff vocale che poi è diventato il ritornello di questo brano che s’intitola BAUSO, che è il primo inedito delle Glorius.
Su questo riff Federica ha creato la linea melodica, Cecilia prendendo spunto dal guizzo di Federica ha creato il testo che comprende un’intera parte in dialetto siciliano.
Al Concorso di Parigi, che ci ha viste vincitrici, è stata particolarmente apprezzata la parte più squisitamente sicula del brano. Maria Chiara ha invece lavorato sullo special. Anche in questo caso – possiamo dire – l’arrangiamento è stato assolutamente corale.
Sperimentare brani nostri ci fa sentire libere e più veritiere. In BAUSO c’è molto di noi, ci siamo decisamente riconosciute.
CECILIA: la vittoria di Parigi, oltre all’enorme soddisfazione – ci ha dato un feedback, una piccola conferma di cui eravamo veramente assetate.
MARIACHIARA: In questo brano io riconosco noi quattro, la nostra natura musicale e tutta quella complessità di cui parlavamo prima. Siamo noi. Assolutamente noi e senza ombra di dubbio!

AVB: Vantate numerose collaborazioni. Quali vi hanno più entusiasmato e perché?

FEDERICA: Tutte ci hanno regalato emozioni! L’occasione di lavorare con Antonella Ruggero per un Omaggio a Modugno, arrivò in un periodo in cui stavamo lavorando ad un nuovo arrangiamento di “Stasera che sera”; ritrovarsela accanto e poter cantare insieme è stata una emozione davvero grande. Con Montesano abbiamo fatto in teatro un Omaggio ad Armando Trovajoli. Un excursus sulla sua carriera che per tanti anni è stato Rugantino sulla scena ed ha anche interpretato altri personaggi scritti da Trovajoli per Garinei e Giovannini. Ripercorrere con lui la sua carriera è stato davvero incredibile! Con Paolo Belli (dopo aver aperto un suo concerto) condividiamo, in maniera più o meno costante nel tempo, una simpatia e un interesse reciproco che speriamo duri nel tempo. Si dimostra molto attento ai nostri lavori e comunque, al di la della musica, è una gran bella persona che non vorremmo mai perdere.
Con Mannarino le cose sono andate diversamente; qui non si trattava di fare un’esperienza live ma di lavorare in studio per la registrazione del suo lavoro. Tony Canto, musicista impegnato in tantissime produzioni, ha fatto da ponte per metterci in contatto con Mannarino, regalandoci un’opportunità che rimarrà nella storia delle Glorius.

AVB: Quanto è cambiato nel vostro lavoro dopo l’affermazione al Concorso di Parigi?

AGNESE: Da quando siamo tornate da Parigi è stato tutto un susseguirsi di eventi, uno più bello dell’altro; si son mosse delle cose in più rispetto a prima. Si è posto subito il problema di curare l’aspetto della comunicazione. Adesso abbiamo anche un Social Manager.
MARIACHIARA: cresce la responsabilità dal punto di vista artistico, cresce l’attenzione sulle cose che devi migliorare, bisogna studiare meglio e di più. Vien fuori una sorte di strizza! Qui le cose si stan facendo serie e noi stiamo diventando molto più critiche che in passato. Cresce proprio la volontà di impegnarsi nella direzione di ogni possibile miglioramento.
CECILIA: si concretizza ciò che in musica è fondamentale: “non esiste musica se non hai il tempo musicale”; Stiamo sentendo l’enorme responsabilità di non sprecare ciò che ci hanno regalato, perché un premio è un regalo che ti arriva col fiocco, ma sarebbe da stupidi non sciogliere quel fiocco e capire cosa ci può essere dentro alla scatola. Sta a noi adesso produrre con la professionalità che tutti si aspettano di vedere.
FEDERICA/CECILIA: Dal punto di vista tecnico è necessario non far scendere la lancetta sotto la qualità performativa raggiunta, e non è assolutamente facile visto che il nostro strumento primario è la voce che, per sua stessa natura, risente degli aspetti emotivi, quelli fisiologici, lo stress… Se una di noi sta male tutto il prodotto Glorius si ferma. Ognuna di noi non ha il venticinque per cento della responsabilità ma il cento per cento. Esibirci in tre non è Glorius, è un’altra cosa.

AVB: Potete darci qualche anticipazione rispetto ai vostri imminenti impegni musicali?

CECILIA: Stiamo costruendo, gradino per gradino, delle cose che faremo sia in ambito locale ma anche oltre i confini italiani. Stiamo lavorando per due concerti, uno a Cap Ferret (nel sud della Francia) e poi ancora un altro concerto a Vienna e poi probabilmente voleremo in Giappone. Siamo in fase organizzativa e a breve ci saranno le date.

AVB: In una città del Sud, e in particolare nella vostra Messina, quanta determinazione è necessaria per vivere di musica?

CECILIA: Più del giusto! L’essere di Messina ha la ricchezza di cui sopra ma ti porta ad affrontare una fatica certamente maggiore, ma che ti fortifica. Per noi comunque questo non è un limite.

AVB: Per finire, si percepisce nel vostro lavoro e nelle vostre parole molta passione per ciò che fate. Cosa sentireste di suggerire a coloro che inesperti vogliono approcciarsi al meraviglioso ma difficile mondo della musica?

MARIACHIARA: Insistete fino alla morte!!!!
CECILIA: Senza sacrificio non c’è godimento. L’arte ha sempre dietro un grandissimo lavoro.
Questo mondo non è affatto quello che vogliono farci credere che sia, cioè finzione, bella presenza, due smorfie e via… L’arte è anche sudore e morte.
AGNESE: è importante anche non far credere che certe cose si ottengano facilmente. Conoscenza, studio, sacrificio, disponibilità a mettersi alla prova, confronto… son questi gli ingredienti necessari, la ricetta che ti consente di raggiungere a testa alta gli obiettivi.
MARIACHIARA: piangi, urla, ridi, abbi il coraggio di dire le cose in faccia, denuncia, ma soprattutto rimani in contatto con quello che sei.
FEDERICA: La verità è più faticosa ma paga e ripaga. Se il messaggio passa dalla verità arriva agli altri e gli altri non lo temono. Quindi… mai scendere a compromessi per piacere agli altri.

AVB: Non mi resta che ringraziarvi di cuore per questo appassionante viaggio alla scoperta delle vostre vulcaniche personalità e del vostro spiccato talento. A voi gli auguri di ArteVitaeBlog per un futuro ricco di successi professionali che seguiremo con rinnovata attenzione.

GVQ: Grazie a te e a tutti i lettori di ArteVitae. É stato davvero bello raccontarsi a chi, come te, nutre un profondo interesse per l’arte e per la musica.


Note biografiche sull’autore

Franco Sondrio nasce a Messina nel 1963 dove attualmente vive svolgendo la sua attività lavorativa a Catania. Compie gli studi superiori nella città dello Stretto, per poi laurearsi in Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Successivamente, consegue il titolo di Dottore di Ricerca presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Messina sviluppando una tesi su “La rappresentazione del paesaggio nelle opere di Antonello da Messina”. Ha svolto attività didattica presso la Facoltà di Architettura di R.C. ed è stato correlatore di numerose tesi di laurea negli ambiti del Restauro e della Storia dell’Architettura. É autore di saggi e articoli su libri e riviste scientifiche e, a tutt’oggi continua la sua attività di ricerca, con particolare riferimenti al corpus pittorico antonelliano, agli apparati prospettici quattrocenteschi, agli sviluppi artistici e architettonici di Messina a partire dall’epoca rinascimentale.

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