Gli uomini che crearono i bastioni

Prima furono degli architetti-artisti; in seguito si occuparono quasi esclusivamente di difesa militare. Con i sistemi murari a bastioni fortificarono centinaia di luoghi e città per tutto il XVI secolo. Alcuni di questi progettisti sono noti solo agli specialisti, ma molte delle loro opere sono integre e ben visibili ancora oggi.

di Francesco Galletta

Le fortificazioni costruite tra la fine del XV e tutto il XVI secolo, figlie dirette dell’evoluzione tecnologica delle armi da fuoco, furono strettamente collegate anche all’uso degli strumenti di rilievo, disegno e di tracciamento, oltre che alla necessaria conoscenza fisico-geografica dei luoghi da parte dei loro creatori.

Ogni elemento del progetto di fortificazione, nella sua singola geometria, doveva relazionarsi con gli altri e con tutto il sistema complessivo, per cui eventuali errori d’ideazione o esecutivi, avrebbero portato inevitabilmente a costruzioni non idonee.

Come sempre in questo tipo di opere, aveva importanza sia la disposizione planimetrica del fronte di difesa, sia la scelta della sua sezione.

Progettisti come Antonio da Sangallo il Vecchio, il fratello Giuliano e il nipote Antonio il Giovane, insieme ad altri artefici, spesso di area lombardo-veneta o toscana, sono ricordati tra i primi utilizzatori del sistema a bastioni pentagonali, la cui introduzione in forme ancora poco definite, non si può riferire a un’unica persona o a un singolo modello, poiché nell’arco di un secolo diversi esempi in parallelo contribuirono a creare il sistema.

Secondo lo storico dell’architettura James Ackermann (1919-2016), tra i primi veri bastioni di forma pentagonale, potrebbe esserci stato quello delle Maddalene a Verona (1527), già attribuito al veronese Michele Sanmicheli (1484-1559), architetto e scultore, che ristrutturerà le mura di Verona, Corfù, Cipro e Creta come Sovrintendente alle difese della Serenissima.

Antonio da Sangallo, il Vecchio (1453-1534) fu una figura importantissima. Architetto per lo più civile, si occupò anche di chiese (San Biagio a Montepulciano, dal 1518) e fortificazioni (tra le tante, la Fortezza di Civita Castellana e, soprattutto, i bastioni di Castel Sant’Angelo).

fortezza di Civita Castellana

Antonio il Vecchio è personaggio centrale tra il fratello Giuliano (1445-1516; Castel Sant’Angelo, fortificazioni a Sansepolcro e Arezzo, Castello di Ostia) e il nipote, figlio di Giuliano, Antonio, il Giovane (1484-1546; Forte di Civitavecchia, Fortezza da Basso a Firenze), probabilmente il progettista più prolifico del ‘500.

fortezza da basso – firenze

Il Giovane, ultimo erede della famiglia (che aveva origini fiorentine), fu l’accentratore di tutti i progetti del Papato fino alla morte. È una delle figure chiave del secolo, benché altri nelle epoche successive abbiano raggiunto una fama artistica più duratura della sua.

I Sangallo all’epoca erano onnipotenti, quasi una setta.

Lo stesso Michelangelo Buonarroti (1475-1564) di nove anni più anziano del Giovane, iniziò a fare l’architetto a tempo pieno, con poteri totali sulla Fabbrica di San Pietro, solo da settantaquattrenne, alla morte dell’altro, nel 1546, e data la sua longevità ancora per altri quindici.

L’apporto di tutti i Sangallo fu comunque notevolissimo per lo sviluppo di quelle che nei secoli successivi saranno ricordate come fortificazioni alla moderna o all’italiana, non fosse altro per la gran quantità di opere realizzate con visione chiara e pragmatica, oltre che per la notevole libertà d’azione, pur in contesti molto diversi.

Il nome di Michelangelo Buonarroti ricorre, invece, sempre in Ackermann, per i bastioni antropomorfi disegnati e mai realizzati per le difese di Firenze nel 1530, che un secolo dopo impressionarono persino il francese Sébastien Le Prestre de Vauban (1633-1707), massimo ingegnere militare e trattatista della sua epoca.

Tornando agli uomini, un nome rilevante dell’arte militare, sul finire del Quattrocento, fu Antonio Averlino detto Filarete (ca. 1400-1469), toscano trasferitosi a Milano, che nel Trattato di Architettura del 1464 aveva disegnato Sforzinda, una città immaginata per gli Sforza.

Nel filone delle città ideali, nate da geometrie perfette buone per la difesa militare, ma pure per le esigenze civili, troviamo comunque molti altri nomi di trattatisti-progettisti.

Tra questi, nel secolo successivo, Francesco De Marchi (1504-1576), autodidatta bolognese dalla vita avventurosa aggregato per molti anni al seguito della figlia naturale di Carlo V, che scrisse un Trattato di Architettura Militare con molti contributi sui sistemi bastionati.

Poi Girolamo Cattaneo (1540-1584), prolifico trattatista di Novara, che per i Gonzaga di Mantova fortificò a bastioni la minuscola città ideale di Sabbioneta, per molto tempo rimasta addirittura ducato indipendente e Bene Patrimonio dell’Umanità protetto dall’Unesco dal 2008.

sabbioneta

Ancora, ricordiamo un friulano poco mediatico ma dalla notevole carriera: Giulio Savorgnan (1510-1595), un ingegnere militare che al servizio della Serenissima progettò le mura di Candia e soprattutto il sistema bastionato di Nicosia a Cipro, il più grande e meglio conservato al mondo (poco più grande delle Mura di Lucca), con forma complessiva a stella e undici baluardi totali.

sistema difensivo di Nicosia

Savorgnan, già ottantenne, realizzò inoltre dal 1593, una delle più note piazzeforti militari del tempo: Palmanova, città ideale stellata a nove baluardi, in verità mai utilizzata, ma come Sabbioneta, dal 2017 Bene Patrimonio dell’Umanità protetto dall’Unesco.

palmanova

Malta invece, fu un caso a sé. Già aggregata alla Corona Siciliana al tempo dei Normanni che l’avevano tolta nel 1091 agli Arabi, fu donata nel 1530 ai Cavalieri Ospitalieri Gerosolimitani di San Giovanni in fuga da Rodi, diventando da quella data per sempre indipendente dalla Sicilia.

Nel 1565, vi si svolse un episodio tra i più cruenti del secolo: l’assalto della flotta turca guidata da Dragut e Mustafa per conto di Solimano I il Magnifico (1494-1566) e il conseguente Grande Assedio dell’isola.

La resistenza di quelli che già erano diventati Cavalieri di Malta, guidati dal Comandante Jean de la Valette (1495-1568) cui fu dedicata la nuova capitale, portò un punto a favore dei cristiani; sebbene negli anni a seguire ci sarebbero stati episodi ora propizi alla parte europea (battaglia di Lepanto, 1571), ora a quella turca (riconquista di Tunisi, 1574).

veduta di La Valletta

Tutto il ‘500 fu caratterizzato dalle scorrerie turche nel Mediterraneo, che provocarono un bisogno di difesa quotidiano. Le fortificazioni maltesi furono progettate da Evangelista Menga (1480-1571 ca.), architetto militare di Francavilla Fontana, che in Puglia aveva costruito soprattutto castelli, mentre quelle specifiche di La Valletta, furono affidate a Francesco Laparelli (1521-1570) da Cortona, inviato da papa Pio IV, presso cui aveva lavorato al nuovo pentagono bastionato di Castel S. Angelo.

castel s. angelo, roma

Lo scontro totale del secolo tra Cristiani e Turchi, toccò tutte le isole, piccole e grandi, del Mediterraneo. Appena un accenno, in conclusione, lo riserviamo all’ingegnere che al servizio degli imperiali trasformò l’intera Sicilia in un’unica grande piazzaforte con un progetto compiuto: Antonio Ferramolino da Bergamo.


 

 Note biografiche sull’autore

Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell’Urbanistica e Storia dell’Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: “L’Immaginario pittorico di Antonello”. Con l’architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell’Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l’ordine architettonico dell’ex abbazia di San Placido Calonerò nell’ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del ‘500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell’architetto francese Jaques Ignace Hittorff.

Per Artevitae Francesco Gallettà scrive nelle sezioni Architettura e Design, Arte e Cinema

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