Giudizio Universale, Auditorium della Conciliazione, Roma. Fino al 28 agosto 2018

GIUDIZIO UNIVERSALE – E i segreti della Cappella Sistina, uno show di Marco Balich e tema principale di Sting. Pierfrancesco Favino dà voce a Michelangelo Buonattori. Auditorium della Conciliazione in via della Conciliazione a Roma, fino al 28 agosto 2018. Narrazione sia in Italiano che in inglese.

Musica e cultura protagonisti ne “Il Giudizio Universale, Michelangelo e i segreti della Cappella Sistina

di Daniela Luisa Bonalume

La parete col Giudizio nella Cappella Sistina

Le locandine promozionali dello spettacolo esordiscono precisando che “L’arte incontra lo spettacolo”. Mi ricordavo che lo spettacolo è già una forma di arte, e Leonardo da Vinci ne era così consapevole che, per rimanere al soldo di Ludovico il Moro, si esprimeva attraverso tutte le forme d’arte possibili, tra cui gli spettacoli di intrattenimento, che gli garantivano la sopravvivenza. Una agiata sopravvivenza. E qui, sul palco, la pedana rotante ci riporta alle invenzioni del Rinascimento, con attori, sipari, musica ed invenzioni sbalorditive. La messa in scena del Giudizio Universale è uno show che non è di facile classificazione. E’ una rappresentazione che si avvale di attori, musiche e delle nuove arti visive.

La volta

L’esperienza sensoriale e la proiezione “immersiva” promesse, per un pubblico di 1750 persone che in teoria dovrebbe abitare il teatro, avrebbe dovuto esercitare un coinvolgimento totale. La rievocazione storica avviene attraverso la scena nella quale Papa Giulio II Della Rovere tenta di convincere il giovane Michelangelo, scultore, che quello che sta percorrendo non è il pavimento di un granaio ma quello della Cappella voluta da Sisto IV, la colonna sonora composta da Sting accompagna le proiezioni delle opere dipinte sulle pareti laterali della cappella stessa. Giulio II elenca nomi altisonanti che lo hanno preceduto nei lavori di decorazione.

Quindi Teatro. Quindi Musica. Quindi Proiezioni.

Le chiamerei Proiezioni e non installazioni, perché qualcuno non è riuscito ad “immergersi”. Quasi tutti quelli che non hanno acquistato il biglietto per le poltrone appena sotto il palco. Proiezioni molto grandi sulla parete di fondo e, parzialmente, sul soffitto e sulle pareti laterali.

Michelangelo dipinge la volta

Il giovane Michelangelo mima e balla la sua pittura sulla volta del granaio, a suon di musica ed accompagnato dai pestatori di pigmenti che si muovono sulla pedana rotante. L’apparizione della volta dipinta non sembra risultare immersiva ma molto ben visibile. Lontanissima da quella che sarebbe una visione ravvicinata dell’opera originale.

L’ira di Dio

Ed eccoci subito a trent’anni più tardi, quando Papa Clemente VII, esponente dei Medici, lo invita ad occuparsi della parete di fondo del granaio. I dialoghi sono lenti e scarni. Pierfrancesco Favino, la voce di Michelangelo, fa quello che può per mantenere vigili gli spettatori, ma qualcuno russa. Solo le trombe del Giudizio Universale  hanno il potere di riportare ordine tra i paganti e, le enormi immagini degli angeli che le suonano, provocano esclamazioni di meraviglia. Poi ricomincia a ruotare tutto, sia sul palco che sulla parete di fondo. Il Giudizio si scompone in personaggi, non un commento, solo musica. Ma che musica! Quello che si svolse dal 1508 al 1541 viene rappresentato il 60 minuti. Davvero un po’ pochini.

I Protagonisti

Nel complesso è uno spettacolo per neofiti dell’arte. Viene proposto in più appuntamenti giornalieri che vanno dalla matinée alla serata. Quasi una giostra senza interruzione. Le proiezioni riescono ad abbagliare un pubblico che, a causa della complicità del buio e della musica stessa, spesso lotta per  arrivare fino alla fine. Se qualcuno si aspetta una rappresentazione simile a quelle che Piero Angela creò nei Fori di Cesare e Augusto rimarrà deluso. Questo è uno show. Intrattenimento ed emozione. Non ha la minima pretesa di essere culturalmente divulgativo. E comunque, anche se l’avesse, non lo è.

E poi la musica. Che musica! Sting. Come tutti i musicisti che provengono dalla cosiddetta “musica leggera”, non ha resistito alla tentazione di misurarsi con un genere che non gli appartiene. Avrebbe potuto attingere dalla propria esperienza, contaminata da mille popoli e da mille sonorità. Avrebbe potuto rendere indimenticabile il percorso sonoro dello spettacolo con una collazione dei suoni del pianeta. Avrebbe potuto caratterizzare questa esperienza “immersiva” supportandola con una colonna sonora inebriante. Avrebbe potuto ma non lo ha fatto.

 


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

 

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