Giro d’Italia, storie di campioni e canzoni

Il Giro d’Italia è la gara ciclistica a tappe nazionale più prestigiosa. Quest’anno si corre la 100ª edizione. Ne ripercorriamo la storia attraverso il ritratto dei grandi campioni, celebrati anche attraverso la musica d’autore.

di Luca Tizzi

“Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta”, recitava il poeta. Abbiamo sempre cantato i nostri eroi e quelli del ciclismo non sono eroi da poco.
Nasce nel 1903 la “Grande Boucle”, il Tour de France e qualche anno dopo anche in Italia, per iniziativa della “Gazzetta dello Sport”, si organizzò la prima corsa a tappe, “Il Giro d’Italia”, era il 1909.

La gara ebbe subito un enorme successo così da considerare veri e propri idoli i vincitori della corsa, il grande Costante Girardengo dominò per alcuni anni la corsa, fino a quando sulla scena apparve Alfredo Binda, così forte che gli organizzatori gli impedirono di partecipare alla competizione corrispondendogli comunque il premio finale, come se avesse vinto.

Costante Girardengo

Il primo grande campione del “Giro”, Costante Girardengo, ha ispirato Francesco De Gregori che scrive “Il Bandito e il campione”, una ballata dove si racconta la storia del grande ciclista e del suo amico, Sante Pollastri, bandito per rabbia o necessità. “Ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere”, il vizio di Sante era la passione per la bicicletta e l’affetto per l’amico campione.

Negli anni ’30 e fino alla fine della seconda guerra mondiale la scena ciclistica italiana fu dominata dalla coppia Coppi/Bartali che ci hanno, tra l’altro, regalato una delle immagini più importanti della fotografia sportiva, quella dove Gino Bartali si scambia la borraccia dell’acqua con Fausto Coppi. Erano sì rivali ma anche amici e solidali nella fatica.

Coppi e Bartali

Ai due campioni si sono ispirati grandi cantautori; la canzone “Bartali”, composta da Paolo Conte e da lui cantata in stile jazz e in maniera più ironica portata al successo anche da Enzo Jannacci, si narra la giornata di un uomo che preferisce aspettare il grande campione lungo una strada assolata piuttosto che andare al cinema con la fidanzata.

Fausto Coppi, campione controverso anche per la sua storia segreta con la Dama Bianca, quella Giulia Occhini amante segreta ma non troppo, è esaltato dai versi di Gino Paoli, “Un omino con le ruote contro tutto il mondo, un omino con le ruote contro l’Izoard”; una canzone che fa percepire la timidezza, la solitudine e l’enorme fatica del campione, una persona schiva, dal fisico gracile ma con una forza immensa da meritarsi il soprannome di “campionissimo”.

Giulia Occhini – La Dama bianca

Gli anni ’70 vedono in dominio di Eddy Merckx, detto “il cannibale”, che oscurò il nostro pur bravo Felice Gimondi.

Enrico Ruggeri celebra la coppia di rivali con la canzone “Gimondi e il cannibale”, la storia di una gara corsa dal nostro Gimondi, da solo, senza più l’appoggio dei gregari ormai troppo lontani e “Il cannibale” lì davanti, irraggiungibile.
Negli anni ‘90 fu Miguel Indurain a dominare la scena ciclistica ma la sua grandezza è oscurata dall’arrivo di uno dei grandi miti della bicicletta, Marco Pantani da Cesenatico detto “Il Pirata”.

Marco Pantani

Molti artisti hanno voluto nel tempo omaggiare i successi e la sfortuna di questo grande campione. I Nomadi “L’ultima salita”, Antonello Venditti “Pantani il campione” e gli Stadio con “E mi alzo sui pedali”. Assieme a loro altri artisti e complessi minori hanno cantato le sue imprese.

Marco è nato a Cesena e cresciuto a Cesenatico, la sua vita è terminata nel 2004, nel giorno di S. Valentino fu trovato morto, forse per overdose da cocaina, in una stanza del residence “Le Rose” a Rimini. Non voglio raccontarvi la sua storia, la conoscete meglio di me, voglio solo parlarvi di un mio breve incontro con il grande campione.

Nell’autunno del 1995, “il pirata”, ebbe un grave incidente con un’auto al termine della Milano-Torino, per completare la riabilitazione si ritirò per alcuni giorni in un piccolo paese dell’Appennino cesenate, io all’epoca abitavo in quel piccolo borgo. Tutte le mattine  percorrevo i miei quaranta chilometri di strada per andare al lavoro e tutte le sere il percorso inverso mi riportava a casa. E’ una strada di montagna con una pendenza non impegnativa per un professionista ma che lascia solitamente senza fiato gli amatori non bene allenati.

Comune di Vergheretto

Una sera tornando a casa incontro un ciclista che, ritto sui pedali, andava come un forsennato; il primo pensiero fu a un ciclo-amatore che si stesse affannando per rientrare a casa, il secondo pensiero fu a quanto forte stesse andando quel ciclista. Quel breve episodio sparì dalla mia memoria fino a quando, leggendo il giornale, scoprii che Marco aveva affittato una casa nel mio paese e aveva trascorso quei giorni ad allenarsi sulle mie montagne. Quell’affannato ciclista era il grande campione che cercava di recuperare forze ed energia. Nessuno del mio paese ha mai sospettato della sua presenza tra noi, la nostra aria gli deve aver fatto comunque bene perché due anni dopo avrebbe vinto Giro e Tour.
Oggi una targa ricorda la sua discreta presenza sulla nostra montagna. Grazie Marco.

 

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