Giovanni Boldini, il parigino d’Italia

Le opere di Giovanni Boldini, in mostra dal 4 marzo al 16 luglio a Roma al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, via San Pietro in Carcere – Roma – Arthemisia.

ArteVitae vi propone una delle più ricche e spettacolari esposizioni antologiche degli ultimi decenni. Giovanni Boldini è un grande protagonista della Belle Époque, un pittore straordinario che ha immortalato nei suoi ritratti le donne più belle dell’alta società parigina. Un affascinante viaggio fra olii e pastelli tra i più rappresentativi della produzione dell’autore, oltre a una piccola selezione di disegni su carta e incisioni.

di Daniela Luisa Bonalume

L’idea che viene, una volta varcato l’ingresso del Complesso del Vittoriano, è quella di sfogliare una rivista di moda datata oltre un secolo addietro. Le modelle ammiccavano in modo almeno ambiguo all’artista che è Giovanni Boldini. Lui era specializzato nella reinterpretazione femminile. In mostra ci sono circa 160 opere e solo una esigua quantità non è di sua mano. Utilizzava la propria abilità per trasformare donne più o meno piacenti in fascinose e irresistibili “fragili icone”. Due righe a questo proposito vanno scritte, magari attraverso il percorso di maturazione artistica.

Giovanni Boldini. Dipinto di Diego Martelli

Proveniente dalla scuola dei Macchiaioli, ed un ritratto di Diego Martelli datato 1865 ivi esposto lo attesta, Giovanni Boldini nasce a Ferrara nel 1842 e già in giovane età manifesta i segni del proprio talento. Si trasferisce a Firenze nel 1862 per frequentare l’Accademia di Belle Arti ed inizia a frequentare i Falconer, una borghese famiglia inglese a quel tempo nel capoluogo fiorentino. Nato e morto sotto il segno del Capricorno, Boldini non smentisce le caratteristiche attribuite al segno di terra, perseguendo con grande determinazione e tenacia il proprio obbiettivo.  Quale? Quello di essere parte attiva della prestigiosa società della Belle Époque parigina.  Nel 1870 si stabilisce a Londra, dove rimane rapito dalla pittura di Turner. A fine anno torna a Firenze per poi trasferirsi definitivamente a Parigi nel 1871. Da questo momento in poi esiste il Boldini che conosceremo nei quadri esposti.

Donne, donne, donne e pochi uomini, se escludiamo gli autoritratti e pochi altri soggetti. Giovanni Boldini dipinge eteree creature che, forse, sono ben poco fedeli all’originale. I visi sono eseguiti con esasperante accuratezza, quasi sempre restituiscono allo spettatore sguardi umidi e intriganti, sovente lascivi, con labbra socchiuse o piccole bocche colorate e tumide. I décolleté generosi sono sempre impreziositi con piccoli bouquet di rose ed evidenziati da vitini strizzati e pose sinuose, quasi a spirale, tali da rendere impossibile la parte inferiore del corpo.

Per ottenere questo effetto di soffice evanescenza, Boldini, riesuma i ricordi londinesi e si rifà alla tecnica pittorica così impalpabile e vaporosa di Turner. Ecco, quindi, che tutto ciò che ha assorbito nelle sue tappe di formazione, insieme alla pittura di macchia appresa durante il soggiorno fiorentino, trova ragione di esistere proprio al servizio di quell’alta borghesia femminile che gli consente di vivere molto agiatamente. Donna Franca Florio ne è un archetipo. Suo marito commissionò al Maestro un ritratto della consorte che però non soddisfece gli almeno decorosi canoni morali (opera in mostra). L’artista dovette dipingerne un secondo, andato perso.

Giovanni Boldini – Donna Franca Florio. A sinistra la tela del 1924, a destra la presunta tela esposta nel 1903

Pochi altri soggetti. Qualche autoritratto. Un ritratto del padre. Un meraviglioso e notissimo ritratto di Giuseppe Verdi, che posò per lui e che costò a Boldini tanto lavoro e tanta fatica a causa dell’irrequietezza del musicista. Quello di Diego Martelli critico d’arte e magnate livornese. Un paio di ritratti dell’amico Cristiano Banti e un dipinto alla maniera di Fortuny, “Coppia in abito spagnolo con due pappagalli” del 1873 circa. Molte delle opere di Giovanni Boldini in esposizione provengono da collezioni private.

Altre sono prestiti del Museo d’Orsay, della Galleria Nazionale del Museo Statale di Berlino, del Museo delle Belle Arti di Marsiglia e dagli Uffizi.

Unitamente agli olii di Boldini, sono esposti pastelli di Zandomeneghi, dipinti di Telemaco Signorini, dello stesso Banti. Decisamente meno interpretati sono i ritratti prodotti da questi ultimi, meno dediti al compiacimento della bellezza effimera e caduca. La mostra mantiene quello che promette. Una panoramica quasi completa sul percorso e sulla produzione artistica del Maestro ferrarese. Un accenno di parallelo a quella che era la produzione coeva nella capitale francese mettendo in risalto la sua capacità di penetrazione psicologica dei personaggi, soprattutto quelli maschili.

Info utili 

Gallery opere in mostra Giovanni Boldini
Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

 

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