Gianni Giansanti, un fotoreporter di razza

Storie di fotografie oggi ci propone un’immagine di Gianni Giansanti che ci riporta indietro nel tempo, precisamente al 09 maggio del 1978,  giorno in cui il presidente della Democrazia Cristiana Onorevole Aldo Moro, già rapito il 16 marzo da un commando delle Brigate Rosse in via Fani, fu ritrovato assassinato in via Caetani a Roma. La foto farà il giro del mondo, testimoniando le fasi immediatamente successive al ritrovamento del corpo.

Testimone della storia contemporanea, Gianni Giansanti è stato uno dei migliori fotografi dell’Agenzia Grazia Neri e di Sygma. Le sue immagini raccontano storie, utilizzando il lessico e la sintassi del linguaggio di tutti i giorni. In questo senso, ha interpretato la fotografia con un’attenzione fuori dal comune: fino a declinare un linguaggio molto semplice per evocare immagini fulminanti. La sua fotografia è “nuda”, cioè evita orpelli e furberie estetizzanti. Più ancora, all’interno dell’inquadratura, si scorge la forza furente e la delicatezza di un uomo schivo a ogni forma di spettacolarità, dentro e fuori la scena fotografica.

In questa rubrica di ArteVitae, Edmondo Di Loreto ogni settimana ci propone una fotografia. Di questa, ci racconta la storia che in essa vive per sempre, con la spiccata sagacia che lo contraddistingue. Lo fa raccontando le particolari situazioni ed i fortuiti eventi che l’hanno generata. Analizza cosa ha indotto il fotografo ad immortalare quel momento unico ed irripetibile, rendendolo cosi immortale. La rubrica prende spunto dall’attualità, da particolari ricorrenze, ma anche da circostanze curiose piuttosto che eventi storici.

Gianni Giansanti

La ricordiamo tutti questa foto. Soprattutto quelli della mia generazione. La mattina del 9 maggio 1978 a Roma, in via Caetani, a pochi passi dalla sede della Democrazia Cristiana e da Botteghe Oscure, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. La scena è sotto i nostri occhi, indelebile. La Renault 4 con il portellone aperto. La tragedia di un uomo senza vita. La Storia si fa immagine. A raccoglierla è un giovane fotografo di ventidue anni: Gianni Giansanti.

La sua carriera iniziò così e questo è il racconto che l’autore ne fece anni dopo: “…Quel 9 maggio verso le dodici e mezza, stazionavo davanti alla sede della DC. A un certo punto vedo uscire dal portone di Piazza del Gesù due, tre poliziotti in borghese che salgono su una macchina, sgommano e si dirigono a tutta velocità verso Largo Argentina. Li seguo in moto, Corso Vittorio, la pattuglia inchioda, rigira, torna in Largo Argentina, quindi Botteghe Oscure. E li si ferma. Arrivano i celerini che bloccano via Michelangelo Caetani. Cordone, non si passa. Ma mi accorgo che l’altro ingresso della strada non è stato ancora sbarrato.

Riprendo la moto, arrivo appena in tempo, pochi metri correndo e mi infilo nel primo portone aperto che trovo. Salgo al primo piano. Nella finestra accanto c’è un altro collega Rolando Fava, dell”Ansa, quindi Maurizio Piccirilli, e un operatore di tele GBR. La strada comincia a riempirsi di agenti, confusione, brusio, ma l’epicentro lo si intuisce subito, è una Renault 4 rossa. La voce è che abbiano trovato un barbone, morto abbandonato. Inizio a scattare e sono foto a colori. Un questurino si avvicina alla macchina e apre lo sportello laterale.

Ma in quell’istante vedo arrivare Cossiga, allora ministro degli Interni, di nuovo scatto, poi la folla degli agenti si avvicina alla Renault e un poliziotto si gira e si mette una mano sulla faccia. Si sente un annuncio per radio: “Ci arriva in questo istante la notizia che il corpo dell’onorevole Moro è stato ritrovato in via Caetani”. E io stavo là e allora è lui nella macchina. Dalla strada mi vede un poliziotto che mi punta la pistola e mi ordina di scendere e consegnargli i rulli. Mi ritiro dalla finestra e seguo la scena dal riflesso sul vetro.

Con me ho una sola macchina e tre obiettivi, un 35, un 50 e soprattutto un 200. Sono l’unico ad averlo. Ma a quel punto a cacciarmi è il padrone di casa, spaventato. Esco e salgo sul tetto del palazzo. Dall’alto vedo l’arrivo degli artificieri. Si teme che i brigatisti abbiamo minato la macchina. Mi sporgo, ma è troppo pericoloso. Scendo di corsa e nella confusione assoluta rientro nella casa di prima e il proprietario neanche se ne accorge. Metto il 200 ed è come essere a pochi centimetri dalla scena. Gli artificieri squarciano il portellone, scatto, lo aprono.

Tolgo il rullo a colori e lo nascondo negli slip. Rimetto il bianco e nero. Appare una coperta, arriva il medico legale che scopre il corpo, scatto. La massa dei poliziotti si riversa allora sulla macchina ed altri agenti tentano di respingere i colleghi. Scatto, quindi di nuovo nascondo il film. Voglio ancora del colore e a questo punto mi rimane solo la pellicola al tungsteno, bluastra in esterni, ma la metto lo stesso. Torno a inquadrare Moro. Riavvolgo il rullo. Quindi in b/n riprendo l’arrivo dell’ambulanza e il corpo che viene portato via. Ultime immagini e corsa folle al laboratorio.

Non perdo di vista un solo attimo le pellicole. Adesso le ho in mano, le immagini. Sono già all’Associated Press per il bianco e nero. Poi vado a Time con le foto a colori e ho la copertina. Alla sera tardi, a casa, mi chiama Gamma, allora l’agenzia dei miei sogni. Mi propongono un contratto. In piena notte arriva un aereo privato e la mattina alle sette i negativi sono a Parigi. E in quel volo inizia la mia seconda vita“.

Gianni Giansanti è stato un grande fotogiornalista. Da quella foto la sua attività è decollata ed ha spaziato in vari generi: Suo un lavoro esclusivo su Papa Giovanni Paolo II e molti reportage in zone difficili del mondo.

Tra i tanti lavori di Giansanti segnalo un grande libro fotografico “L’Ultima Africa” frutto di un lungo reportage in Etiopia sul fiume Omo. Gianni Giansanti è scomparso prematuramente a soli 53 anni nel 2009, stroncato da un cancro.

Copertina del libro
Gianni Giansanti

Per Storie di Fotografie Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto

Edmondo Di Loreto è nato a Roma nel 1956 e vive tra Puglia e Abruzzo. Fotografa, con passione ondivaga, dall’età di 7 anni. Ha viaggiato in tutto il mondo ed ha realizzato numerosi reportage. Nel 1994 ha vinto il concorso nazionale di foto-reportage Petrus World Report.  Nel 2004 ha ricevuto il gran premio della giuria al concorso del Touring Club Italiano sulle case rurali “Alta Definizione della campagna Italiana”. Nel 2006 è stato uno dei 5 autori selezionati per il Premio Chatwin: Camminando per il mondo con due video, un racconto ed un portfolio fotografico sui popoli del fiume Omo in Etiopia, esposto a Genova presso il Museo del Castello d’Albertis.

 

E’depositario e curatore dell’archivio storico fotografico familiare che comprende oltre 10.000 immagini in lastra e negativi ed ha donato parte di tale materiale al Museo del Territorio di Foggia che lo espone in pianta stabile. E’ socio del FotocineClub Foggia BFI EFI  del quale è stato anche vicepresidente e con cui ha allestito varie mostre personali e numerose collettive. Con Elio Carrozza e Giovanni Torre ha promosso il progetto Anime Salve legato alla questione delle migrazioni che, con una mostra e due volumi fotografici, sta girando l’Italia. Ogni volta che può, promuove la fotografia in  ogni sua forma e significato.

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